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Truffa sui bond, Gdf nella sede di Etruria

Ancora la Guardia di finanza negli uffici di Banca Etruria. Stavolta non si tratta di una perquisizione: gli uomini del Nucleo valutario sono andati ieri nella sede centrale di Arezzo per acquisire materiale e documenti relativi all’emissione delle obbligazioni subordinate del 2013, a causa delle quali hanno perso i loro risparmi oltre 10mila clienti tra i quali il pensionato Luigino D’Angelo, residente a Civitavecchia, si è suicidato a fine 2014.
Proprio per quest’ultimo filone d’indagine, coordinato dalla procura di Civitavecchia, il Valutario della Gdf si è recato a Arezzo, mentre intanto la procura e la Gdf locali si occupano parallelamente del dissesto finanziario dell’istituto di credito, dell’ipotesi di bancarotta fraudolenta e dei casi di truffa ravvisati già in una decina di filiali nella provincia aretina, sempre in relazione alla vendita delle stesse obbligazioni 2013, dei cui rischi probabilmente non tutti i clienti furono adeguatamente informati.
Si può dunque ipotizzare che il caso di Civitavecchia e i vari episodi di presunta truffa individuati ad Arezzo possano ad un certo punto convergere. Soprattutto se si pensa che l’obiettivo è capire, in entrambi i casi, se il presunto raggiro sia avvenuto a causa della singola volontà dei funzionari e dei direttori di filiale o se, al contrario, ci siano state indicazioni provenienti dall’alto.
Si potrebbe infatti supporre che, in una fase di crisi di liquidità come quella del 2013, la vendita delle obbligazioni subordinate sia stata fortemente spinta dall’allora cda. Spinta al punto da imporre un comportamento truffaldino negli uffici territoriali o lasciando margini di discrezionalità ai funzionari? La questione dovrà essere approfondita sia a Civitavecchia, per quanto riguarda il caso del pensionato suicida, sia ad Arezzo, dove si stanno studiando più casi (e dove già ci sono una decina di indagati tra direttori e funzionari).
Inoltre si dovrà capire se le obbligazioni subordinate furono emesse dando tutte le informazioni alla Consob, che venne informata del fatto che gli investitori istituzionali non ci sarebbero più stati e che, al contrario, si era deciso di passare alla clientela retail.
Intanto ad Arezzo una novità all’interno del processo dedicato al filone d’inchiesta sull’ostacolo alla vigilanza, che vede imputati l’ex presidente Giuseppe Fornasari, l’ex dg Luca Bronchi e l’ex dirigente Davide Canestri. Il gup Annamaria Loprete ha respinto la richiesta di costituzione di parte civile di oltre 200 soggetti, tra cui azionisti, associazioni di consumatori e sindacati. Ammessa solo Banca d’Italia. Per la giudice gli altri richiedenti non avrebbero subito danni patrimoniali tangibili.
Gli avvocati difensori hanno così deciso di chiedere il rito abbreviato. «La scelta deriva da elementi raccolti in sede di indagini preliminari che secondo noi dimostreranno che non c’è stato nessun ostacolo agli organi di vigilanza», ha spiegato l’avvocato Nino D’Avirro. L’udienza è stata fissata per l’8 giugno. Non hanno nascosto la loro delusione i legali dei risparmiatori-obbligazionisti, esclusi dal processo: un provvedimento «ingiusto», ha detto l’avvocato Dario Piccioni, visto che queste persone «hanno subito un vero scempio dei propri risparmi».

Sara Monaci

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