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«Troppo spazio alle Poste, mercato ancora chiuso con la scusa della privacy»

di Giovanni Stringa

MILANO — È stato firmato ieri a Roma da tutte e tre le grandi confederazioni sindacali — Cgil, Cisl e Uil — il nuovo contratto nazionale per gli 8 mila addetti delle aziende private del settore postale. Al centro, quindi, i cosiddetti postini privati. I quali, con la liberalizzazione «completa» (ma non tutti sono d’accordo sul termine) decisa dal governo lo scorso 22 dicembre, si trovano sempre più in concorrenza con i tradizionali portalettere di Poste italiane. Tra chi non è d’accordo con la liberalizzazione, perché giudicata troppo timida, c’è lo stesso manager che ieri ha firmato con i sindacati il nuovo contratto nazionale. Lui è Luca Palermo, amministratore delegato di Tnt Post Italia e presidente di Fise Are, l’associazione di categoria. «Così si liberalizza tutto per non liberalizzare nulla» , è il commento di Palermo, che porta ad esempio la riserva, ancora destinata alle Poste, per le consegne di multe e atti giudiziari «adducendo scuse di privacy» : insomma — dice — «una riserva di caccia» . Ma il dito Palermo lo punta anche contro un altro capitolo della riforma: «l’inclusione nel servizio universale della posta massiva (invii "in massa"dalle aziende ai clienti, come le bollette o gli estratti conto, ndr)» . In questo modo — spiega Palermo — «si sussidia la posta business con i soldi dei contribuenti: le Poste sono le titolari del servizio universale, e su questo ricevono sussidi dallo Stato e non applicano l’Iva. A differenza della concorrenza» . Che, però, non è obbligata ad andare dappertutto, anche nelle destinazioni più lontane e meno redditizie, come lo sono le Poste. «La posta business — è la risposta del manager Tnt — la porto ovunque anche io» . Ma a che prezzo? «Se le nostre tariffe non fossero competitive, non staremmo sul mercato» . Del servizio universale «business» Palermo ha parlato nei giorni scorsi in un’audizione in parlamento, dove ha citato uno studio di Copenhagen Economics, per cui l’esclusione della posta massiva dal perimetro del servizio universale porterebbe a un risparmio per l’erario di 78 milioni l’anno e a un maggiore gettito Iva di 171 milioni. Un nuovo fronte potrebbe poi aprirsi sul direct marketing (posta pubblicitaria), che sarà liberalizzato a giugno del 2012. «Stiamo lavorando — spiega il responsabile di Tnt Italia— per valutare se le tariffe del direct mailing siano applicabili anche in un mercato non sussidiato: se così non fosse dovremmo agire nelle sedi opportune per poter difendere la nostra possibilità di entrare nel mercato» . Da segnalare poi l’intervento del ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, per cui l’istituzione di un’Agenzia per il settore sarà sufficiente a chiudere la procedura di infrazione aperta dalla Ue per il mancato recepimento integrale della direttiva sulla liberalizzazione delle poste. La direzione per le poste del Ministero — ha detto Romani — «diventerà un’entità autonoma e indipendente a invarianza di spesa. Sono pronto a discutere questi parametri per garantire una maggiore indipendenza» .

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