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Troppi dossier, la Borsa deve attendere

Non sempre le cose vanno come si vorrebbe e anche per Giuseppe Vegas la regola vale. Insediatosi un anno e mezzo fa con l’idea di una Borsa, e dunque una Commissione di controllo sulla Borsa, che si dedicasse meno alle lobby e più al risparmiatore, il presidente di Consob si è trovato a guidare l’ente nei marosi della Grande Finanza, finendo per assumere un ruolo d’indirizzo che, dicono gli osservatori, Consob aveva perso.
Le due partite calde, Fonsai e Impregilo, hanno assorbito risorse e tempo, si è tornati a discutere di Opa e scalate, concambi e concerti. Si è aggiunto il resto. La cessione di Edison, innanzitutto, che gli acquirenti francesi di Edf vorrebbero pagare forse troppo a buon mercato: Consob ha imposto di alzare il prezzo dell’Opa da 84 a 89 centesimi per azione, ora la Tassara del socio Romain Zaleski chiede di aumentare ancora (il massimo della forchetta suggerita da Vegas è di 95 centesimi). Il parere è atteso nei prossimi giorni. C’è stata poi l’indagine sui fondi sovrani, ormai onnipresenti in Italia visto che sono in almeno un terzo delle quotate, e «il trasferimento del controllo di un’impresa strategica a un fondo sovrano può essere una minaccia nazionale», ha avvertito la Consob il 9 luglio. È ancora aperta, infine, l’indagine sui rapporti tra Fondazione Mps e creditori per possibile manipolazione del mercato. Così è finita in apparente secondo piano la questione di come rimpinguare con nuove imprese una Borsa asfittica, il problema che a Vegas sta forse più a cuore. Può essere ripresa ora, se i casi Fonsai e Impregilo andranno a conclusione.
L’ultima puntata è stata settimana scorsa. Mercoledì Consob ha fatto partire l’ispezione a tappeto, a fianco delle Fiamme Gialle, negli uffici di Gavio e Salini, i due rivali alla conquista d’Impregilo che negli ultimi mesi l’hanno bombardata di esposti (cinque, l’uno contro l’altro, ancora in corso di valutazione). E giovedì la commissione ha dato l’atteso ok ai prospetti informativi per gli aumenti di capitale di Fonsai e Unipol, che potranno partire da oggi: il viatico alla fusione (e il titolo Fondiaria Sai è crollato del 28% in due giorni). È la fine dei giochi? Forse no, ma di certo Fonsai è la partita più delicata e significativa per Vegas, che al netto del lavoro anche di Antitrust, Isvap e Banca d’Italia è ritenuto l’ago della bilancia.
L’incrocio e i ritardi
Sulla battaglia per la compagnia dei Ligresti s’incrociano infatti quattro temi cruciali, nota Stefano Caselli, docente di Economia degli intermediari finanziari in Bocconi: il ruolo di Fonsai come cassaforte del sistema, quello dell’Isvap come regolatore, il salvataggio con esposizione ai prestiti bancari, infine gli appetiti suscitati in un altra compagnia (Unipol) e nei fondi di private equity. «Fonsai è il crocevia della finanza e volente o nolente Consob si trova ad avere un ruolo di sintesi», dice Caselli. Ruolo rischioso che calamita le critiche.
È Consob che ha esonerato Unipol dall’onerosa offerta pubblica d’acquisto su Premafin, Fonsai e Milano Assicurazioni. Ed è sempre Consob che ha imposto ai Ligresti, azionisti di controllo con Premafin, di rivedere gli accordi su manleva e diritto di recesso, perché non uscissero dall’indebitata compagnia a tasche piene. Favoritismi? Forse no, visto che agli uomini di Vegas è venuto il sangue amaro. Fonsai, si ricorda nei corridoi romani, ha presentato a Consob 40 pagine d’integrazione del prospetto alla due del mattino di venerdì 6 luglio, confidando nel via libera sei ore dopo (perciò, dice Consob, l’ok è poi slittato a giovedì scorso). Inoltre i comunicati sulle condizioni degli aumenti di capitale (molto diluitivi, dunque probabili generatori di oscillazioni in Borsa, nota Consob) sono stati diffusi da Fonsai e Unipol prima di avere dalla commissione l’autorizzazione a pubblicare i prospetti. È questo che ha determinato la speculazione su Fonsai la scorsa settimana, replica Consob a chi l’accusa di scarso interventismo. Ricorda che la decisione di sospendere il titolo spettava, semmai, a Borsa Italiana. E, in ogni caso, venerdì ha annunciato che «moniterà attentamente» l’andamento di Fonsai e Unipol in Piazza Affari, richiamando al rispetto del divieto sulle vendite allo scoperto.
Quanto all’esenzione dall’Opa, la scelta ha il benestare di un difensore dei risparmiatori come Gustavo Ghidini: «In linea generale questo sfavorisce i piccoli azionisti — dice il presidente onorario del Movimento consumatori —, ma nel caso Unipol-Fonsai gli impegni imposti a Premafin su manleva e recesso fanno da garanzia. In tempi come questi, una tutela degli assetti industriali può risultare più lungimirante per tutti. Ed è altra cosa dal favorire i salvataggi finanziari delle quotate, piuttosto che la tutela dei risparmiatori». Ora Vegas si augura però di avere il tempo per maggiori risultati su Borsa Italiana, su cui ha chiuso la fase della semplificazione normativa «con apprezzamento del mercato», dicono in Consob. Sul listino di Raffaele Jerusalmi le quotate sono 326, contro le 328 di dicembre, e dopo Cucinelli non si è vista nessuna delle ventilate matricole (Avio, Moleskine). Per spingere le aziende a quotarsi, Vegas ha costituito in aprile un gruppo di lavoro con Abi, Assosim, Borsa, Confindustria e i fondi di private equity del Tesoro. L’obiettivo è portare in parlamento un documento con proposte concrete per fine estate. Grande Finanza permettendo.

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