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“Troppi 160 miliardi di detrazioni” Fmi contro gli sconti del Fisco italiano

Troppe detrazioni fiscali e l’Fmi punta l’indice sul fisco italiano. Le detrazioni fiscali in Italia sono «chiaramente elevate » e creano «distorsioni» e sono usate per «obiettivi politici». Secondo un «working paper» dell’istituzione di Washington dunque andrebbero riviste regolarmente e andrebbe creato un sistema più semplice.
«I passi che potrebbero essere considerati» da Roma per migliorare il sistema, suggerisce il Fondo, dovrebbero includere la «revisione regolare e sistematica di tutte le detrazioni, come accade per le normali spese del governo ». Ma prevedere anche l’introduzione di «clausole di scadenza » per le detrazioni che vanno a beneficio di gruppi o categorie. Inoltre «ogni estensione delle esistenti detrazioni, o l’introduzione di nuove, dovrebbe essere possibile solo nell’ambito del processo annuale di budget», ovvero in ogni legge di Stabilità.
Gli sconti fiscali in Italia, secondo i calcoli dell’Fmi, e il lavoro che da tempo sta svolgendo il ministero dell’Economia, ammontano a circa 160 miliardi dieuro. Circa 83 miliardi sono le agevolazioni a valere su Irpef, 33 quelle legate alle aziende mentre per l’Iva si arriva a circa 40 miliardi. Secondo il Fondo molte voci sono «intoccabili», ma tra esenzioni Iva, spese mediche, interessi sui mutui si può agire su61,2 miliardi, il 6,4 per cento del Pil Quanto ai redditi da capitale, l’Fmi riconosce che sono stati fatti «notevoli progressi» verso un regime «più neutro» dove dividendi, redditi da capitale e capital gain sono tassate intorno al20 per cento. Mentre vengono ritenute basse le tasse su successioni e donazioni. L’Fmi non trascura il nodo dei valori catastali e della tassazione sulla casa: e chiede di portarli più vicino ai valori di mercato rilevando che «sono vent’anni che non vengono aggiornati». «In alcune regioni, sono aumentati del 500 per cento, mentre in altre, la metà», spiega il «working paper». Vi è inoltre la possibilità di rafforzare la tassazione della ricchezza in Italia, secondo l’Fmi. «Ciò potrebberafforzare la solidarietà sociale spiegano al Fondo – e condividere in modo più equo l’onere di consolidamento fiscale».
Conto alla rovescia intanto per il pagamento della mini-Imu sulla prima casa e della maggiorazione Tares: mancano tre giorni alla scadenza del 24 gennaio, il «venerdì nero», e i Caf sono presi d’assalto dai contribuenti che devono pagare il saldo. Nonostante il pressing dei Comuni che hanno chiesto una proroga, il governo non intende muoversi dalla data fissata. Le associazioni dei consumatori denunciano il caos delle scadenze fiscali e si dicono pronte a presentare ricorsi in caso di eventuali sanzioni.
Ad esperire il versamento sono chiamati dieci milioni di proprietari di prima casa che devono pagare la parte residuale della seconda rata Imu nei 2.377 Comuni che hanno alzato l’aliquota nel 2013.
Secondo le stime dei centri assistenza, il pagamento della mini- Imu in media si aggira sui 41 euro. I contribuenti devono poi versare la maggiorazione Tares nelle amministrazioni comunali che non l’hanno accorpata al pagamento della Tarsu o della Tia entro il 16 dicembre: si tratta di un balzello aggiuntivo di 30 centesimi al metro quadro che dovrà portare nelle casse dello Stato tra 1,1 e 1,2 miliardi circa.
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