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“Troppe tasse, l’Italia rischia l’avvitamento”

Troppe tasse, soprattutto sul lavoro. E troppa evasione: solo di Iva e Irap perdiamo 46 miliardi all’anno. E’ questo il messaggio che oggi la Corte dei Conti consegnerà al Paese. Il rischio che corre l’Italia è quello di un «avvitamento » dell’economia, di un «circolo vizioso» che deve essere attentamente monitorato: la causa sono gli «impulsi recessivi» provocati dalla scelta di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 con una manovra che fa perno per gran parte sulle entrate.
Le parole che l’alta magistratura contabile scandirà oggi in Parlamento, in occasione della presentazione del “Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica 2012”, che
Repubblica
anticipa, suonano come un invito ad affrontare in tempi rapidi la questione fiscale. «Il pericolo di un avvitamento deve essere attentamente monitorato, disinnescando il circolo vizioso che va delineandosi», scrive la Corte perché l’aumento delle tasse provoca «un ulteriore rallentamento dell’economia» tale da allontanare il «conseguimento degli obiettivi». Al contrario, suggerisce la Corte, bisogna «incidere sui fattori che bloccano la crescita, per recuperare, attraverso maggiori incrementi del Pil, il gettito mancante».
I rilievi dell’organismo presieduto
da Luigi Giampaolino non riguardano solo l’aumento della pressione fiscale, ma anche la redistribuzione del prelievo messa in atto con il decreto “Salva Italia”, a base di aumenti di Imu e Iva, che contrastano con «l’originale intonazione redistributiva» del disegno di legge delega di riforma fiscale. In altre parole non si è messo in atto il processo di trasferimento della tassazione dalle per-
sone alle cose, cui fece riferimento il presidente del Consiglio fin dai suoi primi interventi parlamentari. «L’aumento impositivo che ha investito consumi e patrimoni dice la Corte – si è tradotto in una riduzione molto limitata del prelievo sui redditi da lavoro e da impresa ».
L’Italia, ricorda la Corte, nel 2010 registrava il peso fiscale sul lavoro più alto d’Europa (pari al
42,6 per cento) e tale è rimasto dopo le manovre varate nel 2011. L’aliquota implicita sui consumi invece era assai bassa: eravamo al quindicesimo posto in Europa con il 16,8 per cento e ora siamo al 18,5 in visibile recupero. Analogamente la tassazione sui patrimoni ci collocava al settimo posto al 5,9 per cento e, dopo le manovre Monti, siamo al 9 per cento portando, dice la Corte, l’Italia al secondo
posto a ridosso della Francia.
Per dare avvio al riequilibrio tuttavia servono risorse – questo è il messaggio della Corte – che si aggirano sui 47 miliardi per portare la tassazione su lavoro e impresa a livelli europei. L’unica strada per reperirle è quella della lotta all’evasione fiscale. Una «piaga pesante » per la nostra economia: il «tasso di evasione» dell’Iva in Italia, nel triennio 2007-2009 è pari al 29,3 per cento, mentre per l’Irap è del 19,4 per cento. Per queste sole due tasse perdiamo 46 miliardi all’anno. Secondo l’Ocse, riporta la Corte, l’Italia si colloca al terzo posto tra i Paesi dell’area, alle spalle di Turchia e Messico, come peggiore performance di gettito dell’Iva.

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