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Troppe pressioni su Aspi e una eredità pesante: Sabrina Benetton lascia

La parola chiave è «disagio». Il 13 marzo 2021, Sabrina Benetton, figlia di quel Gilberto Benetton che da socio forte è stato l’artefice dell’ascesa di Atlantia, ha dato le proprie dimissioni dal consiglio di amministrazione della holding. In molti hanno interpretato il passo indietro con l’impossibilità di rappresentare nel board della società gli interessi di una famiglia al momento non perfettamente allineata su un dossier caldo come quello di Autostrade per l’Italia, controllata di Atlantia messa sul mercato come conclusione del lungo scontro con il governo dopo la tragedia del Ponte Morandi. Meglio, dunque, trovare la sintesi su Aspi in seno al cda di Edizione e lasciare che sia una figura manageriale, nel caso specifico Valentina Martinelli, responsabile della aree Amministrazione e Bilanci della cassaforte di Ponzano Veneto, a presidiare gli interessi della dinastia nella partecipata.

Ora, al di là del fatto che è plausibile che un dossier così intricato generi a Treviso visioni differenti, quel che appare chiaro è che per la figlia di Gilberto Benetton l’impegno nel consiglio della holding non era più sostenibile: la decisione di dire addio al cda è infatti «maturata anche alla luce degli accadimenti (recenti e meno recenti) relativi alla controllata Autostrade per l’Italia e al disagio, anche reciproco, che, in considerazione delle complesse tematiche agli stessi sottese, la mia posizione di azionista di rilievo del socio di maggioranza relativa della società, necessariamente determina». Insomma, troppe pressioni: l’essere la figlia di chi viene additato, da più parti, come uno dei personaggi centrali della tragedia di Genova; il dover affrontare come membro del board la complessa trattativa con Cdp per Aspi; il fronte giudiziario connesso al crollo del Morandi sempre più caldo e sempre più attuale. Infine, le ripetute insistenze dei fondi esteri soci di Atlantia per strappare una valutazione di Aspi più rotonda.

Così Sabrina Benetton, con l’approvazione dei conti 2020 di Atlantia deve aver ritenuto concluso il proprio mandato iniziato più o un anno e mezzo fa. D’altra parte, aveva già rinunciato a sedere nel consiglio di Edizione dove è invece presente il marito Ermanno Boffa. Aveva, a suo tempo, raccolto l’eredità del padre, da sempre rappresentante della famiglia in Atlantia, anche per la necessità di mantenere un presidio su un asset chiave. Ora visti gli sviluppi sul fronte Aspi, quell’esigenza, almeno nell’immediato sarebbe venuta meno.

È stato considerato più importante, evidentemente, favorire i lavori del consiglio mettendo sul piatto le proprie dimissioni. D’altro canto sarà all’interno del cda di Edizione che la famiglia si giocherà la strategia su Autostrade per l’Italia. Un messaggio in tal senso è già arrivato la scorsa settimana con la lettera inviata dalla holding al vertice di Atlantia nella quale si chiede di proseguire nella trattativa con Cdp con l’obiettivo di trovare un’intesa che soddisfi tutti gli stakeholders coinvolti.

In altre parole, Treviso ha dato la linea e nel breve è difficile immaginare che un altro membro della famiglia entri al posto di Sabrina nel consiglio della compagnia. Almeno fino a quando il negoziato con Cassa oppure il percorso di scissione di Aspi non avrà trovato compimento. Poi, non si può escludere che i Benetton tornino nel consiglio di Atlantia. Per ora restano Christian Benetton nel cda di Adr e Franca Bertagnin Benetton nel board di Telepass. Quest’ultima, proprio per l’esperienza maturata in Telepass, potrebbe poi essere uno dei candidati a entrare nella holding. Si vedrà, di certo un’eventuale integrazione del cda non avverrà prima dell’assemblea di bilancio del prossimo 28 aprile.

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