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«Troppe manovre su Impregilo La fusione? Vantaggi solo per Salini»

L’assemblea dell’Impregilo è dopodomani. Ha depositato le azioni per votare pro o contro la revoca del consiglio di amministrazione, richiesta da Salini, l’80,24% del capitale. Gavio e Salini fanno il 60%. Si profila un’alta partecipazione.
Presidente Palenzona, siamo davvero alla resa dei conti tra il capitalismo di relazione e il capitalismo imprenditoriale?
«Da presidente mi compiaccio dell’alta affluenza all’assemblea. Che vanifica questi luoghi comuni un po’ stantii».
Ci saranno Mediobanca e Unicredit?
«Unicredit non è socio di Impregilo. Claudio Costamagna, leader della lista alternativa, insinua che Mediobanca organizzi soci di comodo tra Milano e Tortona a sostegno del consiglio in carica. Li chiama cavalieri bianchi. Che vuole? Uno di Tortona come me non si può permettere visioni da banchiere della City».
Ma Mediobanca parteciperà all’assemblea di Impregilo?
«Non posso parlare a nome di Mediobanca, di cui non sono più nemmeno consigliere. Ma pare abbia altre priorità. Né ho notizie di cavalieri bianchi o neri».
Da vicepresidente di Unicredit, non prova imbarazzo a decidere sui prestiti a Impregilo?
«Nessun imbarazzo. In Unicredit, i crediti non sono mai stati materia del consiglio. Li decidono i manager e i loro comitati».
Ma se arrivasse in consiglio un’eventuale operazione di Impregilo che coinvolgesse Unicredit?
«Seguirei, come tutti, le leggi e la corporate governance di Unicredit. In tante altre banche e assicurazioni, del resto, molti amministratori hanno responsabilità in società terze».
Gavio sta nel patto di Mediobanca, santuario del capitalismo di relazione.
«Un tema su cui ricama Costamagna, che fu chiamato all’ultimo minuto da Cesare Geronzi quale consulente nella fusione Capitalia-Unicredit. Venne selezionato attraverso una gara o fu scelto in base alla “relazione” con Geronzi?».
Ma che fa, le ripicche?
«Ma no. Misuro la cultura debole dei censori vergini. Mentre costoro risciacquavano i panni nel Tamigi, era Vincenzo Maranghi, il regista del capitalismo di relazione, a criticare l’eccessivo ribasso del costo del denaro motore di speculazione, la follia dei derivati, i principi contabili anglosassoni e i bilanci fasulli della City e dintorni. Ricordo male?».
Gavio senior e il suo braccio destro Bruno Binasco sono stati al centro delle inchieste su Tangentopoli.
«Era un’altra Italia, che spero ci siamo lasciati alle spalle, grazie alla magistratura. Ma il centro di Tangentopoli era affollato. Se nessuno chiede la damnatio memoriae dei tanti che c’erano, ed è bene che sia così, perché prendersela con i Gavio e con Binasco? Sospetto un’italica furbata per evitare il merito».
Dice? Salini ha parlato del nuovo campione nazionale delle costruzioni al premier Mario Monti.
«Noi, invece, non cerchiamo benedizioni politiche…».
Salini nega che questo fosse lo scopo.
«E noi tutti gli crediamo, che diamine! In realtà, il 12 luglio è in gioco il controllo della principale impresa di costruzioni italiana, appena uscita da prove massacranti non imputabili a questo consiglio. Né di meno né di più. E questa è materia per azionisti, non per ministri».
Il campione nazionale Salini-Impregilo si costituirebbe con una fusione o con la vendita della prima alla seconda.
«Bando alla retorica. Si tratterebbe di operazioni tra parti correlate impossibili senza il sì di Gavio. Che ha già chiarito di non voler avallare la conquista surrettizia di Impregilo da parte di Salini».
Lei prospetta a Impregilo il riacquisto di azioni proprie fino al 20%. Il che consentirebbe a Gavio, che non consegna azioni, di salire dal 29,9% al 36% senza Opa. E poi di arrotondare con un altro 5% l’anno, sempre senza Opa.
«Per i soci non interessati al controllo, il buy back è una remunerazione fiscalmente efficiente. In ogni caso, Salini ha le stesse facoltà di Gavio. Se nemmeno lui consegnasse le azioni, sarebbe ancor meglio per i soci di minoranza».
Il buy back non si lancia con le quotazioni alte.
«Capisco il punto. Stiamo perfezionando l’operazione. Ne terremo conto».
Salini dice di poter integrare Impregilo senza fusioni o altro, ma mettendo assieme acquisti e cantieri, coordinando la partecipazione alle gare.
«Già, la sua famiglia possiede il 100% dell’impresa Salini, mentre dell’Impregilo ha il 30. Chissà mai dove andranno a finire i vantaggi delle economie di scala a guida Salini!».
Gavio potrebbe fare altrettanto.
«Ma non lo pone come condizione. E poiché parlo da presidente di tutti, e non solo della parte che mi ha nominato poche settimane fa, ricordo che il consiglio di Impregilo ieri ha approvato, su mia proposta, una rigida disciplina degli affari tra parti correlate: le minoranze avranno il diritto di veto. Mi attendo da Costamagna un pubblico impegno a non modificare questa regola».
Teorizzate le costruzioni assieme alle concessioni. Ma poi vendete buona parte del pacchetto di EcoRodovias, una concessionaria autostradale brasiliana.
«Posto che fare i due mestieri aiuta, le azioni delle concessionarie si tengono o si vendono in base al valore accumulato. Se avesse ceduto EcoRodovias subito dopo aver terminato i primi lavori, Impregilo avrebbe perso una clamorosa opportunità di guadagno. Stiamo valutando se vendere adesso — decideremo dopo il 12 — perché i nostri partner, gli Almeida, hanno fatto un’offerta per il 19% di EcoRodovias».
Non potreste mettere all’asta l’Impregilo olandese che contiene tutto il 30% EcoRodovias? Fareste più cassa e paghereste meno imposte.
«A parte il fatto che la filiale olandese controlla anche altro e svuotarla sarebbe elusivo, Impregilo è legata fino al 2020 da un patto di sindacato con gli Almeida. Abbiamo prelazioni incrociate. Un’asta sarebbe in teoria possibile, ma prima le Authority brasiliane devono fissare i loro paletti. L’Opa sarebbe dietro la porta, mentre così resta il controllo congiunto. E poi le pare che qualcuno possa comprare contro gli Almeida, che hanno già il 45% e il diritto di prelazione? Quanto all’aspetto fiscale, sarei molto prudente. Impregilo ha presente il problema, ma al tempo stesso vuol continuare a lavorare in Brasile. C’è oltre un miliardo di nuovi lavori in arrivo solo da EcoRodovias».
Alla fine, sia Salini sia voi distribuirete patrimonio che dovrebbe servire invece allo sviluppo di Impregilo.
«Le società per azioni devono remunerare i soci, ma credo contino misura e attendibilità. Noi, distribuendo parte della plusvalenza, non azzeriamo le risorse aziendali e possiamo mantenere le promesse. Gli altri non so. E allora mi chiedo perché abbiano tanta fretta di revocare un consiglio che scade tra pochi mesi».
La stessa fretta dei suoi amici di Mediobanca con Giovanni Perissinotto.
«Non mi risulta che a Trieste ci fossero soci che avevano comprato Generali con gli anticipi dei clienti e che avevano urgenza di prendere possesso della cassa».

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