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«Troppa enfasi sulla fase 2. Il monitoraggio è decisivo vedo tanta gente in giro»

Milano «Troppa enfasi su questa fase 2, prima vediamo i dati e poi parliamo di date». Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana potrebbe avere almeno un paio di motivi per essere quantomeno contrariato: il governo non ha recepito l’approccio che lui, assieme ad altri governatori del centrodestra, ha suggerito per il programma di ripresa delle attività economiche e sociali, e la Conferenza delle Regioni ha proposto un documento che invoca di dare via libera ai negozi dall’11 maggio con toni nei quali dice di non riconoscersi fino in fondo. E invece a turbarlo è un terzo tema: gli effetti di queste prime giornate di semilibertà collettiva.

Presidente Fontana, non è convinto del fatto che, come dicono i suoi colleghi, si debba riaprire i negozi una settimana prima di quanto indicato dal governo?

«Non sono entusiasta di quel documento, per un semplice ma fondamentale motivo: prima dobbiamo capire gli effetti di queste giornate di riapertura, misurare i numeri, i dati che ci arriveranno e poi decidere i passi successivi. Ma per avere informazioni attendibili è necessario attendere qualche giorno».

Però lei e altri governatori di centrodestra avevate caldeggiato altri criteri per la «nuova normalità» e il governo ha tirato dritto.

«Sì, ma non ne farei una questione. È vero, noi avevamo cercato di ragionare sul fatto che piuttosto dei codici Ateco può essere più utile e produttivo basarsi su regole che possano garantire una certa soglia di sicurezza sanitaria in ogni situazione, dall’azienda alla piccola attività. Il governo ha ritenuto di mantenere la logica dei singoli settori, e va bene, pazienza, non è la mia idea ma sono democratico e mi adeguo».

Quindi non ci sarà una «via lombarda alla libertà» in questa cosiddetta fase 2?

«Secondo me il concetto di fase 2 è stato fin troppo caricato di aspettative. Questo, in realtà, è il momento più delicato, è quello del monitoraggi, del controllo, della raccolta di dati utili per capire cosa ci aspetta. Certo, siamo tornati a fare molte cose che per due mesi non potevamo fare, stiamo verificando che il sistema del trasporto pubblico locale regga, ma non possiamo perdere di vista la sostanza: siamo alle prese con un’epidemia. È di questo che dobbiamo occuparci, innanzitutto».

E invece?

La prudenza

Non sono entusiasta del documento delle Regioni È il momento più delicato, dobbiamo ancora capire

gli effetti di questi giorni

«E invece vedo tanta gente che si è riversata nei parchi per le strade, davanti ai bar e che usa la mascherina come un nuovo accessorio da tenere sotto il mento e da indossare correttamente in caso di controlli. Insomma, il punto è stabilire e rispettare alcune regole che consentono un certo livello di sicurezza. Esattamente lo stesso criterio che io suggerivo per le attività economiche e commerciali».

Ma guardando avanti un nodo fondamentale è quello dei test che dovrebbero mappare la diffusione del virus. A che punto siamo nella regione più colpita?

«Stiamo lavorando per implementare i tamponi e i test sierologici. Ma mi lasci dire che sono davvero molto perplesso di fronte al proliferare di offerte, che definirei di mercato. Ecco, questa è una situazione molto seria, e tutto quanto dovrebbe rispondere a criteri di massima attendibilità. E poi è bene ricordare che il test sierologico ha valore epidemiologico, non diagnostico».

E state organizzando diversamente la rete ospedaliera? Restano aperte le strutture realizzate nelle fiere, a Milano e a Bergamo?

«Ora è il momento della programmazione di una serie di dighe per farci trovare pronti di fronte a un’eventuale nuova ondata di piena. Quindi gli ospedali restano operativi: meglio vuoti ma pronti».

Con il governo vi siete scontrati più volte, in questi due mesi, come sono i rapporti in questo momento?

«Come sempre. Guardi che anche quando i toni si sono accesi non era mai per questioni politiche ma sempre nel merito delle questioni urgenti e delicate che dovevamo affrontare. Quindi i rapporti sono sempre stati e continuano a essere istituzionali e orientati alla gestione della situazione, mai condizionati da altri pensieri o finalità».

La sicurezza

Ci sono tante persone nei parchi e nelle strade che tengono la mascherina sotto il mento. Il punto è stabilire le regole che garantiscono sicurezza

Nella fase 2 lei si è tolto qualche sfizio?

«Le mie giornate non sono cambiate, sono sempre chiuso qui dentro. Semmai trovo più traffico per arrivare».

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