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«Troppa enfasi ai soci, consigli decisivi»

I dibattiti recenti sul nostro capitalismo rischiano di sembrare «schizofrenici». Va rimesso al centro il ruolo del board. Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, ieri ha colto l’occasione della presentazione della Biblioteca storica di Piazzetta Cuccia per esporre alcune riflessioni sulla fase di trasformazione di assetti e governance in atto in Italia. 
Riflessioni che partono dalla «lezione di Ariberto Mignoli», il giurista che è stato presidente del patto di Mediobanca e la cui raccolta di oltre 12 mila libri compone la gran parte dei volumi della biblioteca. «Siamo in una fase in cui ci sono dibattiti sull’evoluzione del capitalismo italiano che non solo Mignoli ma anche molti dei presenti in questa sala definirebbero schizofrenici. Da un lato auspichiamo e si auspica la cancellazione dei patti di sindacato, salvo poi qualche mese dopo aver paura di una navigazione in mare aperto. Si fa riferimento a modelli di capitalismo anglosassone e poi ci si dimentica che in quel capitalismo le azioni a voto plurimo, e altro che plurimo, sono molto diffuse. Come diceva Mignoli è importante innovare senza improvvisazione, sapendo qual è la nostra storia e che gli assetti vanno collocati nel periodo in cui si sono prodotti e con la storia devono evolvere». Perciò «è impossibile da un lato immaginare oggi nuovi demiurghi, pubblici o privati, e dall’altro auspicare che il mercato faccia il suo corso». Secondo Nagel poi va «rimesso al centro il ruolo del consiglio di amministrazione»: spesso «viene data eccessiva enfasi agli azionariati e si mette in ombra ciò che invece negli altri ordinamenti ed esperienze è molto più importante: le responsabilità, i doveri e alla fine i risultati che determina l’azione del consiglio. Se i board funzionano bene, producono risultati, azionariati e aziende stanno sul mercato senza necessità di un usbergo che sia di tipo privato vecchio stile o pubblicistico nuovo stile».
Riflessioni che provengono da chi guida una Mediobanca che ha avuto un ruolo attivo nel cambio di governance di partecipate come Generali e ha «dismesso» il ruolo di holding di partecipazioni per concentrarsi sul core business vendendo in dieci anni equity per 5 miliardi. Cessioni peraltro non ancora terminate. Proprio ieri Nagel ha confermato che non ci sono contatti fra Piazzetta Cuccia, Vincent Bollorè e altri soci di Telecom per un «mini patto» dopo lo scioglimento di Telco. E ha ribadito la posizione dell’istituto sul gruppo di telecomunicazioni: «Siamo venditori».

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