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Tronchetti: Pirelli, nessun patto occulto

Né con la famiglia Malacalza né con i nuovi soci sono stati fatti accordi «che non siano stati resi pubblici e di cui la Consob non sia stata informata». Non ci sono quindi «patti occulti» nell’operazione di riassetto della filiera di controllo della Pirelli e nel divorzio tra i due principali soci della Bicocca. Marco Tronchetti Provera assicura che tutto è avvenuto nella massima trasparenza. La Consob sta indagando sulla complessa operazione che ha portato al divorzio tra i due grandi soci della Pirelli e al prossimo riassetto della filiera di controllo della Bicocca. «Anche» sull’esistenza di eventuali patti occulti, ha ammesso ieri il presidente dell’Autorità di vigilanza, Giuseppe Vegas. Secondo il numero uno del gruppo milanese, tuttavia, non c’è nulla di nascosto nell’accordo siglato con gli ex alleati e in quello raggiunto con Clessidra, Unicredit e Intesa Sanpaolo per lanciare l’Opa su Camfin e riorganizzare la filiera di controllo della Pirelli. Anche il numero uno di Piazza Cordusio, Federico Ghizzoni, ha assicurato «di aver operato in assoluta trasparenza e correttezza».

Dunque anche adesso che è finita, la battaglia tra i due grandi ex alleati della Bicocca continua a tenere banco. Ieri sono state alcune ricostruzioni circolate nel fine settimana sul ruolo di Clessidra, Intesa Sanpaolo e Unicredit a tenere alta l’attenzione. Il fondo di Claudio Sposito e i due istituti di credito diventeranno i nuovi soci forti della Pirelli, a fianco di Tronchetti, e sabato sono stati resi noti gli accordi che regolano l’alleanza. «Tutte le informazioni e comunicazioni relative a operazioni e atti concernenti l’azionariato Camfin e Pirelli di pertinenza di Mtp — ha spiegato ieri la Bicocca in una nota — sono state sempre tempestivamente e con assoluta completezza e trasparenza comunicate al mercato, in piena osservanza della normativa».

La Consob ha acceso un faro sui movimenti che in Borsa hanno preceduto l’annuncio del riassetto e su quelli che hanno scandito il divorzio tra Tronchetti e Malacalza, «anche» relativamente all’esistenza di eventuali patti occulti, ha chiarito ieri il presidente Vegas. Tronchetti ha esortato l’Authority ad «andare a fondo» pure sulle rivelazioni che hanno accompagnato le varie fasi della trattativa «perché questo è molto grave per tutto il mercato».

Del riassetto ieri ha parlato anche Ghizzoni. Pirelli è «una delle poche multinazionali rimaste in Italia — ha chiarito il numero uno di Unicredit —, è nostro cliente da cento anni e c’è un rapporto consolidato». Con la partecipazione al riassetto «abbiamo consentito al management di Pirelli di pianificare con calma il futuro a livello di gestione e di soci» ha aggiunto Ghizzoni chiarendo che i nuovi soci «sono entrati alle stesse condizioni, clausole e governance e per questo si tratta di un’operazione di mercato».

In Borsa intanto proseguono i movimenti su Pirelli mentre Camfin è ormai inchiodata a 0,80 euro, prezzo dell’Opa. I titoli della Bicocca sono saliti del 2,3% a 9,19 euro. Il fatto che, dopo essere usciti da Camfin e Gpi, i Malacalza siano rimasti in partita comprando il 7% della Pirelli sta sostenendo ancora un po’ di speculazione, che guarda ora anche a una prospettiva di vendita della Pirelli tra quattro anni, contemplata dai patti firmati da Tronchetti con i nuovi soci.

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