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Tronchetti-Malacalza, salta il patto Camfin

Nelle prossime ore si cercherà di completare le dovute valutazioni ma il rischio che si apra un altro fronte legale nella battaglia per Pirelli non si può escludere. Ieri i Malacalza hanno fatto recapitare, poche ore prima che iniziasse il consiglio di amministrazione della Gpi sull’aumento di capitale da 45 milioni di euro, una missiva nella quale comunicavano la volontà di esercitare il diritto di recesso dal patto Camfin. Una richiesta che sia il board della holding che la Mtp Sapa hanno deciso di rispedire al mittente: «Il consiglio, a maggioranza, ha ritenuto che il presupposto del recesso non si è verificato e ha, pertanto, rigettato la comunicazione di Malacalza Investimenti ritenendola irricevibile». Il board ha invece deliberato, sempre a maggioranza, di non rinnovare il patto Camfin, che a questo punto resterà efficace fino alla scadenza del prossimo 20 luglio 2013.
Ma cosa ha spinto i Malacalza a chiedere il recesso? Il patto Camfin prevede una clausola specifica che consente gli imprenditori genovesi di recedere dal sindacato nel caso in cui vi sia un trasferimento di azioni Pirelli. Trasferimento che per i Malacalza si sarebbe verificato nel momento in cui Camfin ha emesso il bond convertibile in azioni della Bicocca. Un bond che, a detta dei Malacalza, avrebbe dovuto richiedere l’applicazione della procedura di consultazione “estesa” e non quella della consultazione breve invece utilizzata. Evidentemente Marco Tronchetti Provera e i suoi legali la pensano diversamente e a supporto di ciò ricordano il parere del professor Anelli. Il parere ritiene che l’articolo che disciplina il recesso, in questo particolare frangente, non possa trovare applicazione poiché si tratta di un trasferimento «non rilevante ai sensi del patto». Nel dettaglio, va ricordato che l’accordo di sindacato stabilisce peraltro la prevalenza dell’intesa con le banche creditrici rispetto all’alleanza Tronchetti-Malacalza.
Di conseguenza, come concluso dal cda Gpi, non si sono verificati i termini per approvare la richiesta di recesso. Piuttosto, arrivati a questo punto, è meglio non rinnovare il patto. Una posizione, quella del cda, sulla quale i Malacalza potrebbero cercare di far valere le proprie ragioni legali. Rispetto alle quali, però, anche la filiera Tronchetti sarebbe pronta a dar battaglia. In particolare, richiedere il recesso senza presupposti giuridici potrebbe far scattare in capo ai Malacalza una violazione del patto. Si vedrà nelle prossime ore se i due contendenti intendano inasprire ulteriormente lo scontro. Intanto, va segnalato che se il recesso fosse stato accordato, nonostante sul piano giuridico non vi fossero le condizioni, questo avrebbe prodotto una sorta di liberi tutti, ossia il patto si sarebbe sciolto nell’immediato. In particolare, gli imprenditori liguri non sarebbero più stati in alcun modo vincolati a precisi limiti di operatività sul titolo Camfin. Una eventualità che avrebbe potuto mischiare ulteriormente le carte. Soprattutto ora che si sta cercando di trovare un accordo complessivo sul riassetto della catena che coinvolga anche Clessidra e Investindustrial. Come è noto, ai due fondi è stata concessa un’esclusiva fino al prossimo 15 dicembre e allo stato non risultano elementi che possano far immaginare un prolungamento dell’intesa. Si continua dunque a lavorare con l’obiettivo di trovare per quella data un progetto che sia condiviso anche dai Malacalza. Ad oggi appare difficile e di conseguenza sciogliere il patto prima di definire un’intesa di massima si sarebbe potuto rivelare particolarmente controproducente per Tronchetti.
Nel mentre, il manager ha incassato il sì all’aumento di capitale Gpi da 45 milioni. Un’iniezione di liquidità rispetto alla quale tutti i soci presenti, mancavano solo i Moratti, si sono resi disponibili a dare immediata esecuzione. L’auspicio, dunque, è che per fine mese la ripatrimonializzazione sia portata a termine. Questo, di fatto consentirà alla Gpi di azzerare il proprio debito.

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