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Tronchetti: «Il mercato è l’azionista Pirelli»

Non c’è nessun impatto su Pirelli delle vicende Camfin. «Cosa succede? Nulla che riguardi Pirelli – assicura il presidente della società dei pneumatici Marco Tronchetti Provera – L’azienda ha continuato anche quest’anno il suo cammino di crescita e sul mercato ha il supporto degli investitori internazionali di lungo termine». In effetti l’assemblea di bilancio, dove era presente il 68,94% del capitale, è filata via liscia, senza l’eco delle polemiche che da mesi alimentano la lite con i partner di Camfin, la famiglia Malacalza. Tronchetti ha voluto sottolineare il lavoro svolto per favorire l’evoluzione dell’azionariato in chiave più internazionale: nel 2009 gli istituzionali esteri pesavano per il 30% sul flottante, oggi sono al 70%; fino a due anni fa Pirelli teneva 270-280 incontri con i fondi di tutto il mondo, nel 2012 ha raddoppiato a 600. Questo ha permesso di isolare le tensioni: «Influenza zero su Pirelli». «Azionista è il mercato e gli azionisti storici sono qui a sostenere lo sviluppo dell’azienda», ha ribadito il presidente Pirelli, che ha incassato il sì del 98,6% del capitale votante sulla relazione di remunerazione.
Si lavora sempre al progetto di riassetto Camfin – al tavolo con Tronchetti ci sono le due maggiori banche italiane, Intesa e UniCredit, e il fondo di private equity di Claudio Sposito, Clessidra – anche se, ha ripetuto il presidente della Bicocca a oggi nessuna soluzione «è stata individuata». In prospettiva si dovrebbe arrivare al collasso della catena societaria, con gli azionisti Camfin direttamente in Pirelli. Un obiettivo che richiederà più step, ma che al momento è frenato alla base dal contenzioso con i Malacalza, con il patto che formalmente scadrà il prossimo 20 luglio.
I piani di Tronchetti non contemplano però una sua fuoriuscita a breve dalla gestione del gruppo, bensì di preparare la successione nell’ambito di una governance comunque stabile. «Stiamo cercando di costruire un management che nel tempo garantisca la crescita di Pirelli. La mia preoccupazione, con gli anni che passano, è che l’azienda sia in grado di camminare sulle sue gambe con un team di manager – ha osservato il presidente della Bicocca – La più grande soddisfazione per un imprenditore è quella di lasciare l’azienda e vederla volare. Io lavorerò per questo: mi dovrete sopportare ancora per qualche anno». Quanto alla governance «è chiara e apprezzata da tutti gli investitori. Non cambierà qualsiasi cosa avvenga tra gli azionisti», ha osservato Tronchetti che ha aggiunto: «Abbiamo anche un cda molto professionale». L’assemblea di ieri ha integrato il board con la nomina fino alla scadenza, tra un anno, di Jean Paul Fitoussi, Luca Rovati e Carlo Salvatori.
Lo slittamento a novembre del piano industriale avrebbe a che fare con l’evoluzione della crisi. «Vogliamo capire meglio – è stato ribadito – quale è la capacità di crescita dell’Europa per dare al mercato una visione, la più chiara possibile, delle nostre prospettive». Sul rinnovo del contratto con la Formula 1, sono state promesse novità tra qualche mese. Sul rientro nell’immobiliare – tramite la conversione di obbligazioni in azioni Prelios da un minimo di 147,2 milioni e un massimo di 173,5 milioni – Tronchetti ha precisato che non c’è interesse a tornare ad avere un ruolo di gestione e controllo nell’ex Pirelli Re, dalla quale la società dei pneumatici si era separata per scissione, per cui si sta pensando di inserire la futura partecipazione Prelios in appositi veicoli societari. «Comunque – ha aggiunto – riteniamo sia nostro dovere non uscire al momento sbagliato».
In assemblea c’è stata l’occasione di parlare anche dei “salotti buoni”. L’investimento in Mediobanca (1,83%) è «una partecipazione storica che ci dà la possibilità di avere una visione dei mercati finanziari utile all’azienda e di completare il quadro dei legami internazionali». Quanto a Rcs (5,84%) l’auspicio è che «il piano si sviluppi in modo adeguato: il nostro contribuito come azionisti è di cercare di promuovere rapidamente una ristrutturazione che permetta il recupero della redditività dell’azienda che opera in un settore molto difficile».

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