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Tronchetti e i fondi trattano sulla proroga

L’unica certezza, in una situazione più che mai fluida, è che le trattative tra Marco Tronchetti Provera e i fondi di private equity Investindustrial e Clessidra per il riassetto della filiera Camfin-Pirelli non potranno chiudersi domani, quando scade l’esclusiva. La giornata clou dovrebbe essere oggi, quando le parti intorno al tavolo verificheranno se è il caso di proseguire oltre i negoziati e in che modo. L’elemento nuovo è stato l’incontro del “disgelo” tra Tronchetti e Vittorio Malacalza, favorito dall’ad di UniCredit Federico Ghizzoni, piacentino come il socio del presidente della Bicocca, con l’intento di contribuire a una rappacificazione utile a evitare tensioni sulle aziende coinvolte nella diatriba tra gli azionisti.
Se sono rose fioriranno, ma è presto per dirlo. Ma nel frattempo lo scenario è cambiato. A logica, a fronte di un progetto che ricalca quello che i due soci stavano discutendo prima di arrivare ai ferri corti, non ci sarebbe bisogno dell’intervento dei fondi in presenza di un ritrovato accordo. Tuttavia, poichè mettere una pietra sul passato è sempre difficile quando le tensioni si sono caricate sul piano personale, la posizione della famiglia genovese originaria di Bobbio – necessariamente interlocutoria in questa fase – parrebbe essere che, semmai si riallacciassero le fila, nel riassetto che dovrebbe portare al collasso della catena societaria, i Malacalza farebbero la loro parte da soli, disponendo di capitali sufficienti per affrontare un’operazione che necessariamente dovrebbe passare da un’Opa su Camfin. Nell’ambito del riassetto, non avrebbe senso per i Malacalza, interessati fin dall’inizio a svolgere un ruolo di partner industriale in Pirelli, aprire un’opzione finanziaria, con l’intervento-ponte dei fondi di private equity che poi dovrebbero remunerare alla conclusione dell’operazione.
L’eventuale rientro in partita dei Malacalza sarebbe tutto da discutere, dato che nel primo incontro dello scorso week-end non si sarebbe entrati nei dettagli, anche se l’alternativa di un contenzioso a oltranza non sembra far gioco a nessuno. Se i fondi andassero avanti per la loro strada insieme a Tronchetti – scenario che a questo punto parrebbe da escludere – alla fine i Malacalza potrebbero trovarsi col cerino in mano, vale a dire con una quota di minoranza di Pirelli, il 5%, che rischierebbe di restare anche al di fuori del patto di sindacato della società dei pneumatici. Anche l’alternativa di una contro-Opa per contrastare l’ipotetica offerta antagonista, oltre all’incognita della riuscita, risulterebbe comunque più onerosa.
Una proroga dei negoziati sembrerebbe perciò essere la soluzione più sensata in questo momento, per poter verificare, in parallelo alla definizione dello schema, quali sarebbero le effettive condizioni per il rientro dei Malacalza. Gli stessi fondi avevano sottolineato l’esigenza di arrivare a un’intesa col il partner in rotta in modo da non trovarsi nella situazione di “stare in mezzo tra moglie e marito” come ha ammesso di essersi sentito uno dei partecipanti al tavolo. E un incontro esplorativo con Mattia Malacalza nei giorni scorsi ci sarebbe effettivamente stato.
Le posizioni dei fondi di Andrea Bonomi e Claudio Sposito non sembrano essere però perfettamente coincidenti. Per Bonomi, in fin dei conti, il rapporto è con Tronchetti e se poi aderiranno i Malacalza tanto meglio. Ma, sondato preventivamente sulla possibilità di andare ai supplementari, la risposta di Investindustrial sarebbe stata negativa. Più possibilista invece il fondo Clessidra che sarebbe disponibile a restare al tavolo per verificare l’evolvere della situazione.
Oggi dunque dovrebbe esserci un momento di verifica importante per capire se si andrà avanti con uno schema a tre, Tronchetti, i fondi e i Malacalza, oppure se il tavolo si restringerà. La situazione è delicata e fare pronostici sarebbe un azzardo.

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