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Tronchetti e i contanti al faccendiere “Decise l’uomo di Telecom in Brasile”

Si difende a tutto campo. Il presidente della Pirelli, Marco Tronchetti Provera, non accetta le accuse di ricettazione, già contestate dalla procura nell’atto di conclusione indagini sul dossieraggio illecito della Security Telecom e nemmeno quelle di corruzione internazionale per le vicende brasiliane del gruppo telefonico, il cui fascicolo resta ancora aperto. Eppure nel suo interrogatorio del novembre 2011, Tronchetti Provera compie qualche scivolone, soprattutto là dove gli vengono contestate le dichiarazioni di un manager di Telecom Italia, Giorgio Della Seta, sui pagamenti in contanti effettuati a Naji Nahas, il discusso mediatore finanziario che aveva il compito di trattare il controllo di Brasil Telecom con Daniel Dantas, ai tempi rivale di Tronchetti Provera. «Vi era una licenza da un miliardo bloccata in Brasile, perché Dantas, un partner di Telecom Italia, non comunicava il raggiungimento di una quota di mercato con una delle sue società, la Brasil Telecom, un modo che impediva a Telecom di
attivare la licenza», racconta Tronchetti Provera al procuratore aggiunto Alfredo Robledo e al sostituto Nicola Piacente.
«Mi capitò di incontrare Naji Nahas, durante una cena di amici, il quale mi disse che era a conoscenza del fatto che noi avevamo problemi in Brasile con Daniel Dantas ed essendone amico si offrì di aiutarci». Sebbene Naji Nahas fosse un personaggio molto discusso in Brasile e gravato da vicende giudiziarie, Tronchetti Provera non esita a prenderlo come consulente. «Tutti i contratti con Naji Nahas passarono dal consiglio», puntualizza Tronchetti Provera e «gli dissi – aggiunge – che avrei voluto che rispettasse il codice etico di Telecom e tutte le regole di comportamento connesse, condizioni che erano state poste in tutti i contratti. Voglio precisare che ero a conoscenza dei precedenti di Naji Nahas, che comunicai al consiglio». Un solo contratto, però non passò dal consiglio di amministrazione, il quale per di più venne onorato in contanti. Si tratta di un «contratto – si precipita a precisare Tronchetti – del quale io non ero a conoscenza perché stipulato con Naji Nahas direttamente con il presidente di Telecom Latam in America, Giorgio Della Seta, contratto che rientrava nelle competenze che aveva Della Seta all’interno della società ». E ancora: «Preciso che la decisione di pagare in contanti Naji Nahas su richiesta dello stesso Naji Nahas venne presa autonomamente da Della Seta, al quale venne giustificata con il fatto che lo stesso Naji Nahas aveva pendenze giudiziarie ed aveva paura di un sequestro sulle somme che avrebbe percepito ».
Sul punto però le dichiarazioni del presidente della Pirelli non concordano con quelle di Della Seta, che sostiene di aver ricevuto l’incarico «direttamente da Tronchetti Provera» e i pubblici ministeri lo fanno notare. Al che Tronchetti torna sulla difensiva. «Ribadisco – contesta il numero uno della Bicocca – che il contratto era certamente nell’ambito di incarichi ordinariamente a lui dati e che la circostanza del pagamento in contanti venne da lui stesso a Della Seta, che decise autonomamente ». Tronchetti Provera avrebbe appreso solo successivamente del contratto attraverso il suo ufficio stampa. L’ipotesi dei pm è che quei soldi in contanti sarebbero serviti per oliare i meccanismi delle Authority di controllo e far partire in qualche modo la licenza telefonica bloccata. Sul punto Tronchetti Provera ricorre a dichiarazioni spontanee: «Voglio precisare che non vi può essere nessun rapporto dal punto di vista cronologico, tra il versamento di queste somme in contanti e le contestazioni sul punto, dal momento che all’epoca non vi era nessun parere emesso dalla Autorità brasiliane, del quale pertanto non poteva esserci nessuna revoca».
Nel verbale Tronchetti affronta anche la questione del cd ricevuto in forma anonima, in cui erano contenute le attività di hackeraggio condotte nel 2004 dalla ex Security Telecom a danno dell’agenzia investigativa Kroll. «Non avevo motivo di dubitare della liceità della provenienza delle informazioni che sarebbero arrivate dal momento che tale liceità mi veniva implicitamente garantita da Giuliano Tavaroli, che allora non destava alcun dubbio sul suo operato». Ma i pm non gli hanno creduto e hanno chiuso le indagini con l’accusa di ricettazione.

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