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Tronchetti “Alcuni dovranno licenziare ma a giugno svolteremo”

«La voglia di ripartire è superiore alla paura di non farcela», dice in questa intervista Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo e amministratore delegato di Pirelli, una delle settemila aziende che ha messo a disposizione le proprie strutture per vaccinare i lavoratori. La svolta per l’economia, con l’intensificazione delle vaccinazioni – sostiene – , potrebbe esserci verso la fine di giugno grazie alle imprese italiane agganciate alla ripresa, ormai in atto, della Cina e degli Stati Uniti. «Ma la vera partita del governo Draghi – secondo Tronchetti Provera – è quella del Recovery Plan per disegnare il Paese dei prossimi decenni. Quanto al decreto Sostegni è un primo provvedimento, frutto di equilibri tra le tante forze che sostengono la maggioranza». Lo sblocco dei licenziamenti? «Alcune imprese – risponde – purtroppo avranno necessità di licenziare per ristrutturarsi, altre no».
Lei guida un gruppo che opera nei mercati di tutto il mondo ci sono segnali di ripresa dell’economia dopo il lungo gelo provocato dalla pandemia?
«Sì, li vediamo in Cina, cominciamo a vederli negli Stati Uniti ma anche nella buona volontà delle imprese e dei consumatori europei, nonostante le restrizioni a cui sono sottoposti. Il mondo desidera ripartire. È importante il fatto che l’opinione pubblica abbia voglia di uscire al più presto dal tunnel, le immagini di New York che ricomincia a vivere sono davvero significative. E sarà importante che tutta l’Italia si agganci alla ripresa globale e non solo il settore industriale perché altrimenti rischiamo una falsa ripartenza».
L’industria italiana è già nella traiettoria della ripresa?
«Le imprese rivolte al mercato estero sono già all’interno di un processo di ripresa che riguarda la Cina, dove la pandemia non c’è più, e gli Stati Uniti, dove il presidente Biden sta facendo in sessanta giorni quello che aveva promesso di fare in cento.
L’accelerazione dei piani vaccinali in Europa può cambiare in breve tempo la prospettiva anche qui».
Quando pensa che ci sarà l’inversione di rotta nell’economia italiana?
«Le aspettative determinano molto quello che poi accade nei mercati: ecco, mi aspetto una prima svolta entro la fine di giugno».
Per aiutare le imprese e il lavoro, il governo Draghi ha approvato la scorsa settimana un primo pacchetto di misure. Qual è il suo giudizio sul decreto Sostegni?
«È un primo provvedimento che inevitabilmente deve tenere conto della maggioranza parlamentare che sostiene il governo. Il presidente Draghi l’ha detto chiaramente che si deve muovere dentro i confini della sua maggioranza. Questo determina inevitabili compromessi per trovare un equilibrio tra le forze della maggioranza».
Si riferisce alla questione del condono fiscale?
«Ci sono misure che viste da destra sono insufficienti e che viste da sinistra risultano inappropriate. È importante individuare un punto di equilibrio. Ma il vero banco di prova per il governo sarà il Recovery Plan, l’idea di Paese che vogliamo per i prossimi decenni. Il punto cruciale sarà l’esecuzione del piano, la messa a terra delle riforme per modificare situazione ormai cristallizzate».
Poi c’è lo sblocco dei licenziamenti per le imprese industriali. Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, dice che questo è il momento di vaccinare i lavoratori, non di licenziarli. Lei cosa pensa?
«Che ci saranno imprese che per ristrutturarsi dovranno purtroppo ricorrere ai licenziamenti, e altre no.
Non c’è una contrapposizione tra vaccinazioni e licenziamenti. D’altra parte eravamo l’unico Paese europeo ad avere un blocco di questo tipo, giustificato con la nostra struttura produttiva molto frammentata.
Anche qui serve un approccio realistico. Il processo di riconversione delle aziende va accompagnato con una riforma degli ammortizzatori sociali che garantisca la formazione e la riqualificazione dei lavoratori per poter accedere ad un’altra occupazione. Questo sarà un passaggio decisivo».
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