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Tronchetti: “Con i cinesi proteggo Pirelli sarà protagonista e non un bersaglio”

«L’accordo con Chem-China, unico nel suo genere, ci ha consentito di stabilizzare l’azionariato del gruppo in ottica futura, in modo che Pirelli resti protagonista del mercato e non diventi una preda», ha detto ieri mattina Marco Tronchetti Provera, paventando il pericolo di un attacco dall’estero all’azienda milanese. Ma poi, interpellato nel pomeriggio sulla bontà del prezzo offerto, 15 euro, giudicato basso dalla banca svizzera Ubs, ha rivelato: «Non c’è spazio per aumentare il prezzo, non vedo un interesse di terzi a entrare in questa operazione, la presentazione di un altra offerta farebbe saltare il progetto con il risultato di una Pirelli più debole ». Tantopiù che nei patti parasociali è prevista una penale da 100 milioni nel caso che Camfin decidesse di consegnare le proprie azioni Pirelli a un’offerta alternativa che si palesasse prima del passaggio del 26,2% in mano ai cinesi. E sempre all’interno dei patti parasociali pubblicati ieri sera, è presente una clausola che prevede che headquarter e know-how devono restare in Italia. La clausola verrà inserita nello statuto e per cambiarla occorrerà una maggioranza pari ad almeno il 90% del capitale. Ciò significa che se la Pirelli verrà riquotata, o fin quando resterà nell’azionariato un gruppo di soci italiani che peserà almeno per il 20%, nessuno potrà modificarla mettendo al sicuro il principale patrimonio dell’azienda italiana, cioè la sede, la ricerca e la tecnologia.

Ma questi non sono gli unici impegni forti che Tronchetti ha ottenuto dai nuovi soci cinesi. C’è soprattutto il mantenimento della guida gestionale del gruppo all’attuale management per cinque anni e la possibilità per Tronchetti di guidare il processo decisionale che porterà a trovare il suo successore. A questo riguardo ieri ha detto: «Potrei lasciare l’incarico anche prima di cinque anni, a patto di trovare il successore giusto». E poi i patti sono scritti in modo da prevedere un’eventuale uscita dall’azionariato per i soci di minoranza tra cinque anni, orizzonte temporale necessario a completare la scissione della parte Industrial, e poi riportare in Borsa Pirelli. Se così andasse i soci di minoranza potranno monetizzare per primi al momento dell’Ipo le proprie azioni oppure se nessuno vorrà vendere la Pirelli rientrerà in Borsa attraverso un aumento di capitale. Solo in questo caso – ma il punto è stato molto dibattuto dagli avvocati delle parti – i cinesi potrebbero anche scendere sotto il 51% per favorire lo sbarco in Borsa ma restando pur sempre i primi azionisti. E se Tronchetti troverà il modo di puntellare con i soldi della Camfin o di altri azionisti fino al 49,9% della futura Pirelli, allora i due schieramenti si troveranno molto vicini e con il mercato a fare la differenza. Se invece non si riuscirà ad arrivare al delisting l’attuale Pirelli rimarrà quotata e alla fine del quarto anno i soci italiani e russi potranno chiedere l’assegnazione diretta delle proprie azioni Pirelli ma a quel punto Chem-China potrà comprare tutto. Il terzo caso previsto è quello della mancata riquotazione in Borsa con la possibilità per Camfin e Rosneft di vendere ai cinesi al prezzo di 15 euro offerto oggi. Ma se la put non verrà esercitata in parte allora scatterà il diritto alla call da parte dei cinesi.
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