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Triplo esame europeo per il sostegno pubblico alle due banche venete

Il sostegno pubblico alle banche italiane avverrà nei confini del decreto «salva-risparmio» di Natale e quindi con meccanismi «che siano completamente compatibili con le regole dell’architettura finanziaria europea». È quest’ultima, casomai, ad aver bisogno di verifiche e aggiustamenti ora che «l’Unione bancaria è alle fasi iniziali e sta sperimentando sul campo come gestire le situazioni di fragilità».
Impegnato insieme al ministro degli Esteri Angelino Alfano e al sindaco di Milano Giuseppe Sala nel roadshow londinese sulla strategia italiana post-Brexit di attrazione degli investimenti, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan torna sui nodi bancari italiani e sulle incognite che circondano Mps e soprattutto l’accoppiata di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Due i concetti chiave rilanciati ieri dal titolare dell’Economia nel forum alla sede inglese di Bloomberg. Roma non è «a rischio di violare alcuna regola» Ue, perché la costruzione del decreto prima e le prove sul campo ora per passare alla fase operativa delle ricapitalizzazioni precauzionali si sviluppano in un confronto quotidiano con Bruxelles; in Europa, aggiunge Padoan, si continua a discutere anche sull’efficacia delle regole sulla condivisione di rischi e responsabilità, ma senza «parlare di alcuna forma di reintroduzione del bail-out», cioè delle possibilità di salvataggio a tutto campo con i soldi dei contribuenti.
La linea, insomma, rimane quella tracciata con la comunicazione della Bce sul settore bancario del 2013 e con la direttiva Brrd dell’anno successivo, come ribadito nelle stesse ore a Roma dalla risposta fornita dalla ministra dei Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro in sostituzione proprio di Padoan. Nel question time, dall’interrogazione presentata da un gruppo di deputati Cinque Stelle per chiedere di indicare le iniziative in campo per «tutelare i risparmiatori» di Mps e delle due banche Venete, il governo ha spiegato che «non ci sono spazi di discrezionalità nazionale per escludere il burden sharing» a meno di «rinunciare all’applicazione della misura di supporto pubblico o di dare corso a una misura di aiuto illegale». Il sostegno pubblico, insomma, esclude il bail-in per azionisti e correntisti con più di 100mila euro in deposito, ma non può non passare attraverso la «condivisione dei costi» a carico degli obbligazionisti subordinati accompagnata, come previsto per Siena, da forme di compensazione in caso di «distorsioni diffuse» nella vendita dei prodotti finanziari.
Se il quadro è lo stesso, a differenziare la situazione da Siena al Veneto è il fatto che lo stato dei lavori nel confronto con la Ue è «avanzato» per il Monte, mentre resta «alle battute iniziali» per Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Per i due istituti, separati o nella prospettiva della fusione citata lunedì anche dalla responsabile della Vigilanza Bce, Danièle Nouy, resta da affrontare un triplo esame europeo (si veda Il Sole 24 Ore del 28 marzo), richiamato ieri dalla Finocchiaro a Montecitorio.
Il primo si tiene a Francoforte e riguarda il patrimonio di vigilanza la patrimonializzazione, che non può scendere sotto i minimi regolamentari; il secondo guarda a Bruxelles, si concentra invece sulle perdite, realizzate o prevedibili, che in base alle regole europee non possono essere coperte con i soldi dei contribuenti. Sempre alla commissione, poi, spetta il riconoscimento del carattere «sistemico» delle due banche, cioè del fatto che una loro risoluzione sarebbe in grado di produrre una «grave perturbazione» all’economia italiana.

Gianni Trovati

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