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Tripadvisor, il duello sulle recensioni cancellate

MILANO «È tutto alla luce del sole». Alla richiesta di spiegazioni del meccanismo, il nostro uomo, esperto di cancellazione (a pagamento) di recensioni negative su Tripadvisor risponde: «Novanta euro ogni recensione cancellata, pagamento anticipato e pacchetto minimo da dieci recensioni».
Benvenuti nel business delle «società di ottimizzazione». Così le ha chiamate l’amministratore delegato di Tripadvisor Steve Kaufer nella lettera che ha inviato in questi giorni a tutte le aziende presenti sulla community dei viaggi arrivata a contare 375 milioni di visitatori mensili, 84 milioni di membri, 52 siti in 28 lingue e 250 milioni di opinioni. Recensioni che influenzano spesso le scelte dei consumatori e sono state oggetto di grandi polemiche che hanno portato, nel dicembre del 2014, a una multa Antitrust per pratica commerciale scorretta. L’indagine partì proprio dalle segnalazioni delle associazioni dei consumatori (e da Federalberghi) che accusarono il portale di pubblicare recensioni fasulle. Qualche mese fa la sanzione da 500 mila euro è stata annullata dal Tar del Lazio: impossibile il controllo capillare dei commenti. Sentenza già impugnata da Federalberghi al Consiglio di Stato. Nel frattempo intorno a Tripadvisor si sta sviluppando un’economia parallela fatta (anche) di servizi di «consulenza». Che stavolta arrivano ad offrire persino la possibilità di cancellare eventuali recensioni negative. È il caso di una realtà, con sede a Rimini e segnalata dal quotidiano online «Italia a tavola» chiamata «Reputation Web by Mediafashion»: «Lavoriamo con un ufficio legale negli Stati Uniti — spiega uno dei consulenti —. Tripadvisor dispone di uno statuto interno di 34 articoli che disciplina la loro politica. L’importante è dimostrare che la recensione negativa da cancellare viola uno degli articoli». Il consulente garantisce «una ragionevole certezza» del risultato grazie alle maglie larghe del regolamento delle recensioni dove ad esempio si legge che Tripadvisor «non accetta testi che contengono tag HTML, un numero eccessivo di parole scritte in lettere maiuscole, espressioni dialettali, problemi di formattazione, testo ripetuto più volte». Oppure «contenuti ritenuti non appropriati alla nostra community». Con un margine di discrezionalità che rischia di essere piuttosto ampio.
La società quotata al Nasdaq sostiene di aver già inviato una lettera di diffida alla «Reputation Web» e nel 2015 ha già identificato e fatto cessare l’attività di oltre 30 siti web simili, piazzando circa 300 persone a vigilare sui contenuti del portale. Il business dell’economia parallela però continua, da qui la lettera del Ceo Kaufer che ha invitato le aziende a collaborare. Basterà?

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