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Il trionfo di Big Tech bilanci da record anche dopo i lockdown

«A più di un anno dall’inizio della pandemia le curve di conversione al digitale non rallentano, anzi accelerano». La diagnosi è di Satya Nadella, chief executive di Microsoft. In sintesi è la migliore spiegazione del trionfo di Big Tech, che continua anche dopo che i lockdown sono un ricordo lontano, almeno negli Stati Uniti. Il ritorno alla normalità non sta togliendo nulla ai successi dei giganti tecnologici americani. Le relazioni trimestrali sui bilanci, che coprono il periodo dal primo gennaio al 31 marzo, sono fuochi d’artificio. Apple ha visto aumentare il suo fatturato del 54% a 89,53 miliardi di dollari con l’utile salito a 23,6 miliardi. A trainare questi risultati sono in particolare le vendite dei nuovi modelli di iPhone abilitati per il 5G e dei computer portatili, più tutti gli altri accessori indispensabili per lo smart working. Prima di Apple c’era stata la trimestrale di Alphabet- Google, altrettanto gioiosa: +162% i profitti, a quota 18 miliardi. Google ha superato il proprio record storico di fatturato grazie soprattutto all’aumento degli investimenti pubblicitari: è leader mondiale nella raccolta di pubblicità digitale, un business che è stato esaltato dalla pandemia. Risplende anche la stella di Microsoft, che in termini di capitalizzazione di Borsa dopo un rialzo del 50% in un anno è seconda solo ad Apple e agguanta la soglia simbolica dei due trilioni (duemila miliardi) di dollari. I risultati (+19% di fatturato) sono dovuti in buona parte a un business “secondario” come i videogames, ma anche all’attività che Nadella ha saputo esaltare, cioè il cloud, servizio di gestione dati che tutte le app e tutti i siti Internet del mondo affittano a pagamento dai grandi fornitori. Microsoft continua ad essere una delle protagoniste anche nel mercato delle acquisizioni: 33 miliardi di dollari li ha investiti negli ultimi quattro anni per comprare altre aziende (tra cui LinkedIn) e ora ne spenderà altri 20 per Nuance, specializzata nel riconoscimento della voce. Nonostante queste operazioni, e i 64 miliardi investiti in ricerca, Microsoft siede su un tesoro di 130 miliardi che può mobilitare nelle campagne acquisti.
La pandemia non solo ha giovato enormemente ai conti di Big Tech, che vive il periodo più florido della sua storia già assai felice. Ha anche esaltato il suo ruolo politico. Almeno in Occidente. La storia dell’ultima elezione americana ha visto un crescendo d’interventi censori di Facebook, Twitter, Amazon e YouTube (filiale di Google), culminati nella cancellazione di Donald Trump e di molti dei suoi seguaci. Perfino il senatore socialista Bernie Sanders, avversario di Trump, ha espresso preoccupazione per una censura politica gestita dai chief executive miliardari di quattro o cinque colossi oligopolistici. La patria del Primo Emendamento vive in uno stato di sospensione della libertà di espressione, poco dibattuta solo perché le vittime della censura sono la parte politica perdente e ostracizzata dai principali media. Ai trionfi finanziari di Big Tech si accompagna il suo consolidamento come nuovo establishment in grado di dettare le regole della competizione politica.
Al tempo stesso però lo smisurato aumento di ricchezza delle aziende digitali rafforza la pressione per tassarli di più e ridurre le aree di elusione fiscale. Joe Biden e la sua segretaria al Tesoro Janet Yellen hanno annunciato una svolta, con il loro sì ai progetti di global minimum tax e digital tax. Un accordo internazionale che riunisce almeno i paesi ricchi del Nordamerica e dell’Europa potrebbe essere vicino almeno sul minimo comune denominatore di una global tax sugli utili societari con soglia minima al 12,5%. L’incognita sarà l’accoglienza al Congresso, dove l’aumento delle tasse ha molti nemici. Poi ci sono i tanti dossier aperti sul fronte dell’antitrust. Dove la vera novità è l’emergere di un nuovo protagonista a Pechino: il giro di vite del governo cinese contro l’impero digitale Alibaba-Ant di Jack Ma viene seguito con insolita attenzione dai governi occidentali.
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