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Trimestre Rcs in profondo rosso

Rcs archivia un trimestre pesante, chiuso in rosso per 107,1 milioni (dai -27,3 dello stesso periodo 2012), mentre resta l’incertezza sull’aumento di capitale alla cui realizzazione è appeso anche il rifinanziamento bancario. Al consiglio presieduto da Angelo Provasoli – che ieri ha esaminato i conti, senza entrare nel merito delle condizioni dell’aumento – non hanno partecipato Paolo Merloni, Giuseppe Rotelli e Piergaetano Marchetti, mentre era presente Carlo Pesenti che era mancato invece alle ultime riunioni.
Il primo trimestre dell’anno, dunque, ha registrato ricavi consolidati in calo da 343,2 a 285,3 milioni, una flessione del 16,8% dovuta principalmente alle minori entrate pubblicitarie (da 142,1 a 108,1 milioni) e diffusionali (da 176,7 a 155,7 milioni). I ricavi digitali sono cresciuti dell’11% a 34 milioni (pari al 12% dei ricavi totali), non abbastanza però per compensare la caduta del business tradizionale. L’area Quotidiani Italia, in particolare, ha visto la raccolta pubblicitaria arretrare del 24,4% a 45,8 milioni, mentre i ricavi diffusionali flettono da 69,7 a 62 milioni, beneficiando comunque di un aumento del 26,2% dei ricavi editoriali digitali. Incluse le edizioni digitali restano sostanzialmente stabili le copie medie giornaliere di Corriere della Sera (516mila, -0,6%) e Gazzetta dello Sport (282mila).
L’Ebitda contabile di gruppo passa da -7 a -115 milioni. Pesano in particolare oneri di ristrutturazione e accantonamenti connessi, caricati anticipatamente sul trimestre, per 75,5 milioni, senza i quali l’Ebitda “normalizzato” sarebbe stato negativo di 39,5 milioni rispetto ai -5,5 milioni dello stesso periodo 2012. Nel primo scorcio dell’anno è finita in rosso anche l’area Quotidiani Italia, con l’Ebitda a -34,4 milioni da +12,7 milioni, e a -1,5 milioni pre oneri non ricorrenti.
Stesso trend per la Spagna, dove i ricavi sono scesi da 105,7 a 88,3 milioni e l’Ebitda è passato da -2,3 a -12,1 milioni. Risultati in calo anche per i Libri (-11,6% a 35,1 milioni i ricavi, in peggioramento di 7,3 milioni a -15,5 milioni l’Ebitda) e per i Periodici (da 43 a 32,4 milioni i ricavi, -35,3 milioni l’Ebitda che, esclusi gli oneri non ricorrenti, sarebbe stato comunque negativo per 8,8 miloni).
Per l’intero esercizio la società prevede ricavi in calo a singola cifra percentuale, Ebitda prima delle poste straordinarie positivo (sotto il 3% dei ricavi), e risultato netto «significativamente negativo».
L’indebitamento finanziario netto è nuovamente aumentato a 902,4 milioni dagli 845,8 milioni di fine dicembre, mentre la nota della società avverte che permangono «significative incertezze» in merito all’aumento di capitale e che il consorzio di garanzia potrà essere formalizzato solo in prossimità dell’avvio dell’offerta a giugno, mancando ancora qualche punto percentuale di capitale all’impegno minimo richiesto agli azionisti dalle banche. All’effettiva sottocrizione dell’aumento è condizionata l’erogazione del prestito da 575 milioni, nell’ambito dell’operazione di rifinanziamento che presenta un costo medio, commissioni incluse, del 6,3%, meno del costo per merito di credito comparabile che l’advisor Credit Suisse ha stimato nel 7,2%. Il consiglio ha dato conto anche della valutazione del piano industriale chiesta a una società di consulenza indipendente, la quale ha concluso che le ipotesi sottostanti «non sono irragionevoli», anche se gli obiettivi sono ambiziosi, il modello di business che si basa sull’integrazione tradizionale-digitale «deve ancora trovare riscontri di successo» e il taglio dei costi potrebbe subire scostamenti temporali rispetto alla tabella di marcia, pur esplicando effetti nell’arco del piano. Rcs conta comunque di riuscire a concludere la vendita della quota in Dada entro il terzo trimestre (il mandato è stato affidato a Mediobanca) e dell’immobile di via San Marco (via Solferino, sede del Corsera, esclusa) entro l’anno, con offerte vincolanti attese per fine giugno dall’advisor Banca Imi (gruppo Intesa-Sanpaolo).

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