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Trieste, i nodi delle partecipazioni

Con la presentazione del piano Generali, Mediobanca ha un primo tassello su cui costruire il suo piano industriale, che probabilmente il management guidato da Alberto Nagel sarà in grado di presentare entro l’estate. Le strategie illustrate ieri a Londra dal ceo del Leone Mario Greco non piovono out of the blue per l’azionariato della compagnia con le quali sono state condivise. Condivise in particolare da Mediobanca, dal momento che il primo a far il nome di Greco per la governance di Generali, già nella tarda primavera dell’anno scorso, era stato proprio Nagel.
Il profilo del management proveniente da Zurich era stato individuato come idoneo a rispondere all’esigenza di un cambio di marcia nella gestione di Generali, sollecitato anche dagli altri soci della compagnia, con l’idea di favorire un approccio al business più allineato agli standard internazionali del settore. Di qui la prevista focalizzazione sul core business assicurativo e la rivistazione dell’organizzazione della compagnia in chiave meno “federale”.
Per quanto riguarda Mediobanca, il piano Generali contiene in particolare due profili rilevanti. Un primo elemento, di natura quantitativa, è l’obiettivo di 5 miliardi per il risultato operativo che dovrà essere tradotto in stime di contribuito alla formazione degli utili di Mediobanca, in dipendenza anche delle ipotesi che portanno essere fatte sulla partecipazione nella compagnia relative alle regole di Basilea 3 per i conglomerati finanziari, regole che potrebbero essere definite tra questo mese e il prossimo.
Un secondo elemento è invece di natura più “politica”. Un anno fa il consiglio di Generali aveva approvato una delibera per cui il rinnovo della partecipazione a patti di sindacato avrebbe dovuto passare al vaglio del comitato esecutivo ed essere deciso in ottica non “relazionale” ma di interesse per la compagnia. Greco ha rafforzato il concetto: «Non abbiamo partecipazioni strategiche». Vale a dire che nessuna partecipazione è intoccabile e si deciderà di conseguenza sulla base delle convenienze e le prospettive economiche. Una linea che si sposa con l’ottica di riduzione dell’esposizione all’equity che Mediobanca ha già anticipato come parte fondante delle sue strategie future.
Nella pratica, la prima applicazione del principio è il caso Pirelli. Generali ha deciso di rinnovare l’impegno a fronte della durata limitata a un anno e poi si vedrà: la partecipazione va bene e non necessariamente l’uscita dal patto della Bicocca avrebbe significato la sua dismissione. Il dossier Gemina dovrebbe risolversi invece con l’offerta di Atlantia che consentirà agli azionisti della holding di Adr di valorizzare l’investimento.
Più complesse paiono invece due altre partite, destinate a tener banco nei prossimi mesi: Rcs e Telecom. Che l’editoria non sia mestiere da assicuratore l’aveva detto anche il precedente ceo Giovanni Perissinotto. La partecipazione nel gruppo che edita il Corriere della Sera è poco rilevante sotto il profilo economico, ma il gruppo deve affrontare una ricapitalizzazione pesante in un anno in cui, a settembre, si dovrà decidere se inoltrare disdetta al patto. Più rilevante, economicamente, invece la partecipazione in Telco, che controlla il 22,4% di Telecom. È chiaro che in presenza di un’offerta adeguata la compagine riunita nella holding (Telefonica, Generali, Mediobanca e Intesa-Sanpaolo) risulterebbe venditrice. In mancanza, entro settembre – dal 1° al 28 settembre è prevista una finestra d’uscita dal vincolo – gli azionisti dovranno decidere se sciogliere Telco, rilevando la quota parte delle azioni Telecom ma anche la quota parte del debito, o proseguire nell’impegno per un completare il triennio. Se le quotazioni Telecom si risollevassero sarebbe possibile considerare la prima opzione, in caso contrario ritirare le azioni significherebbe vanificare il premio di maggioranza relativa – che oggi consente di mantenere in carico i titoli a 1,5 euro, il doppio rispetto al prezzo di mercato – portanodsi a casa il debito per intero. Quanto al patto Mediobanca, è forse l’unico “salotto buono” al quale Generali ha ancora interesse a partecipare e non sono attese novità in merito.

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