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Tridico “Entro venerdì la cassa integrazione sarà liquidata a tutti”

La prima notizia è una promessa.
«Lo scriva: entro venerdì 12 giugno pagheremo tutte le 419 mila domande di cassa integrazione giacenti». La seconda è una speranza: «Stiamo notando un fortissimo calo delle richieste di Cig, stimiamo un meno 50 per cento. Un dato che mi dice che il Paese è ripartito. Finalmente».
Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, è come l’ammiraglio greco Temistocle alla vigilia della battaglia di Salamina: sa che deve confrontarsi con un avversario dai numeri impressionanti – centinaia di migliaia di lavoratori che ancora aspettano il bonifico dal suo Istituto – ma è convinto di poter capovolgere il finale a suo favore.
Intanto chiariamoci sui numeri: sul sito dell’Inps calcolate 419 mila e 360 lavoratori che ancora stanno aspettando di essere pagati, mentre la differenza tra i 7,6 milioni di dipendenti pagati sugli 8,4 milioni di beneficiari potenziali fa 800 mila persone che non hanno avuto la Cig. Ve ne siete persi la metà per strada?
«È statisticamente scorretto sottrarre dai beneficiari potenziali, che sono mele, gli assegni effettivamente pagati, che sono pere. Non si può fare e lo capisce chi conosce i meccanismi complessi della Cig. Quando un’azienda a inizio del mese inoltra la domanda di Cig viene conteggiata come potenziale richiedente. Ma quella è solo una prenotazione di risorse. Soltanto a fine mese il titolare dell’impresa conosce il numero delle domande effettivamente da presentare, con il numero di ore lavorate».
Sta dicendo che tra domanda potenziale e richieste effettivamente presentate c’è uno scarto così grande? È possibile?
«È possibile. Nelle crisi più gravi in epoca pre-Covid la Cig ha avuto un “tiraggio” tra il 30 e il 60% rispetto alla domanda potenziale. La stessa cosa probabilmente sta accadendo oggi. L’unica cosa che conta è il numero dei modelli SR41 che ci arrivano: sulla base di quei moduli io posso finalmente emettere l’ordine di pagamento, perché c’è scritto l’Iban del lavoratore e il numero di ore lavorate. Ma l’imprenditore ha tempo fino al 31 agosto per presentare questa domanda. Il numero delle domande potenziali lo diamo noi stessi, per una questione di trasparenza, ma sono le richieste effettive quelle che contano».
Restiamo allora alle domande effettive non liquidate: se anche fosse, le sembra poco un arretrato di quasi 420 mila persone ancora senza assegno?
«A lei sembrano tanti, e capisco che sia un grande problema per i lavoratori, ma noi abbiamo ricevuto gli SR41 corrispondenti nell’ultima settimana di maggio».
Allora ci dica una data. “Io, Pasquale Tridico, mi impegno solennemente…”.
«Mi impegno a pagare l’arretrato in settimana. Entro venerdì 12 giugno. All’Inps ci sono lavoratori straordinari che si stanno facendo in quattro per dare una risposta a tutti. Come quelli della Sanità hanno garantito la protezione dal virus, noi abbiamo garantito la protezione sociale. I nostri hanno lavorato a Pasqua, il 25 aprile, il primo maggio, hanno subito minacce, insulti. Non è giusto, l’Italia deve essere orgogliosa di loro. Anche perché la Cig, al 90 per cento, è stata pagata».
Ritardi ce ne sono stati, lo ha ammesso anche Conte, e ce ne sono ancora. Si è pentito di aver detto: stiamo riempiendo di soldi gli italiani?
«Io quella frase non l’ho mai detta, è stata solo un titolo forzato. Certo, ci sono stati ritardi, il modello della Cig è molto complicato. Ma è uno strumento pensato per tempi normali, qua ci siamo trovati di fronte a un’Apocalisse. Pensi che in tutto il 2009 (l’anno della crisi) abbiamo pagato 1,2 miliardi di ore, mentre nel solo mese di aprile 2020 ne abbiamo fatte un miliardo e quattrocento milioni. Ci rendiamo conto? In un mese soltanto abbiamo fatto più Cig che in tutto l’anno peggiore della crisi precedente. Anche le Regioni sono state costrette a fronteggiare una cosa enorme…enorme».
Dai dati in vostro possesso, qual è la temperatura dell’economia italiana?
«Posso dare un numero in positivo. La richiesta di cassa integrazione è circa il 50% in meno rispetto al mese precedente. Un dato in fortissimo calo che ci dice che il Paese è finalmente ripartito.
Abbiamo avuto un infarto ma l’Italia è ancora in piedi. E dobbiamo dire grazie al nostro Stato sociale se il Paese, nonostante tutto, è rimasto coeso. Dobbiamo dire grazie alla Cig, ai bonus, al Reddito di cittadinanza».
Forse un ricorso così abnorme alla Cig era inevitabile nell’emergenza, ma non vede il rischio che si leghino all’infinito i lavoratori ad aziende che magari sono già uscite dal mercato. Un po’ come l’ambra, che ha fossilizzato dentro di sé i resti di un’altra era…
«Certo, il rischio c’è. È chiaro che stiamo sovvenzionando anche aziende che, altrimenti, chiuderebbero e licenzierebbero.
Così come stiamo sovvenzionando con la Cig anche aziende che potrebbero ripartire, magari al 50 per cento, e grazie agli aiuti di Stato preferiscono non farlo».
E perché non ripartono?
«Per pigrizia, per opportunismo, magari sperando che passi la piena e il mercato riparta come prima. In alcuni settori ci possono anche essere imprenditori che non affrontano le difficoltà della riapertura “tanto c’è lo Stato” che paga l’80 per cento della busta paga. Adesso basta scrivere Covid e noi paghiamo, senza controlli, senza burocrazia, senza sindacati».
Sta dicendo che c’è chi se ne approfitta?
«Dico che, dal mio punto di osservazione, vedo un Paese con molte zone grigie. C’è ancora tanto lavoro in nero, c’è moltissimo lavoro in “grigio”. Una situazione che il lavoratore scopre a sue spese solo quando è il momento di presentare una domanda di aiuto.
Allora viene fuori che i contributi non sono stati pagati, o lo sono stati solo in parte. E giustamente il lavoratore si arrabbia, ma dovrebbe prendersela con chi l’ha sfruttato, non con noi».
Il 17 agosto possono ripartire i licenziamenti, mentre la Cig copre solo fino a fine ottobre. Sembra l’innesco perfetto per un autunno caldissimo…
«L’estensione della Cig e lo sblocco dei licenziamenti vanno allineati.
Se intervengono i fondi Sure dell’Ue sarà un passo avanti enorme che consentirà al governo di aumentare la copertura degli ammortizzatori fino alla fine dell’anno. Se possibile inserendo qualche condizionalità e soprattutto un grande piano di formazione per la riqualificazione dei lavoratori in cassa integrazione».

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