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Trichet: i governi rispettino i patti

di Marika de Feo

FRANCOFORTE — Dopo il rigore l'Italia pensi alla crescita. Per questo Jean-Claude Trichet incoraggia «ogni azione diretta ad attuare riforme strutturali in grado di stimolare di più la crescita e aumentarne il potenziale. Perché il potenziale dell'Italia è immenso. Mentre la crescita non è in linea con le capacità complessive del Paese». All'indomani dei vertici di Washington, e a un mese dalla scadenza del suo mandato, il presidente della Banca centrale europea esorta la Grecia ad adeguarsi. E i governi europei a rispettare gli impegni presi ed essere credibili. Perché la crisi rientra anche nelle loro responsabilità. Invece, gli europei dovrebbero «unificarsi» per affrontare insieme «tempi così difficili».

Signor presidente, è tornato soddisfatto da Washington?
«Siamo al quarto anno di una crisi globale molto difficile, il cui epicentro si trova in Europa. Per questo la Bce esorta le autorità europee ad essere all'altezza delle sfide attuali molto impegnative. E di indicare la via da seguire. Poi ho detto ai colleghi banchieri centrali del mondo che avevamo bisogno del loro sostegno per le questioni europee. Ma non abbiamo bisogno di lezioni pubbliche».

Al G20 giovedì scorso ha esortato a prendere «tutte le azioni necessarie» per mantenere la stabilità delle banche e dei mercati. Quali azioni forti suggerisce?
«Per quanto riguarda l'Europa è necessaria l'attuazione completa e urgente delle decisioni sottoscritte dai 17 Paesi dell'euro il 21 di luglio scorso (riguardo al potenziamento del fondo di stabilità, l'allargamento dell'Efsf e sul secondo pacchetto di aiuti alla Grecia, ndr). In secondo luogo il Cers (nuova autorità di vigilanza, Comitato europeo per il rischio sistemico) ha invitato a coordinare gli sforzi per rafforzare il capitale delle banche. Inoltre, le autorità devono essere pronte a fronteggiare nuove sfide che possono emergere in ogni momento, mantenendo alta la guardia».

Giudica i governi responsabili per la crisi?
«Sottolineo fin dalla creazione dell'euro che la solidità dei conti pubblici è essenziale. E che, in assenza di un bilancio federale, il Patto di stabilità e di crescita, è fondamentale per l'area dell'euro, quanto lo è il controllo degli indicatori di competitività da parte degli altri Stati. E nelle circostanze molto difficili nelle quali ci troviamo attualmente, quello che conta è che tutte le autorità siano all'altezza delle loro responsabilità. Questo è il momento di agire in modo efficace, mantenendo una disciplina verbale».

Bisogna rafforzare il Fondo salva Stati Efsf?
«Ribadisco. È fondamentale attuare velocemente le decisioni prese il 21 di luglio scorso ed essere pronti a fronteggiare nuove sfide in un periodo molto difficile».

La crescita sembra deteriorarsi velocemente. È possibile un ritocco dei tassi di interesse?
«In questi tempi molto turbolenti, il fatto che la Bce rappresenti una solida àncora di stabilità e di fiducia è un contributo fondamentale alla congiuntura e alla creazione di posti di lavoro. E la nostra politica monetaria è credibile perché manteniamo stabili le aspettative di inflazione, proteggendoci dai rischi di inflazione e da quelli di deflazione. Ma non ci impegniamo mai in anticipo e i nostri tassi di interesse sono sempre calcolati per mantenere la stabilità dei prezzi in linea con la nostra definizione di inflazione».

La Bce estenderà le operazioni di liquidità alle aste a un anno, come suggerito a Washington?
«Non bisogna dimenticare che attualmente stiamo rifinanziando tutte le banche con liquidità illimitata a tasso fisso nelle aste a una settimana, un mese e tre mesi. Le aste sono il provvedimento non standard, introdotto per migliorare la trasmissione della politica monetaria. E le misure sono calibrate in base al malfunzionamento dei mercati».

È giustificato il declassamento del rating dell'Italia?
«Gli investitori e i risparmiatori sanno che quello che conta è il loro giudizio personale. Contano i fondamentali e l'efficacia delle misure governative per consolidare la fiducia».

Ed è soddisfatto delle decisioni prese finora?
«Abbiamo inviato all'Italia messaggi, ai quali sono seguite decisioni da parte del governo, che, dopo alcune esitazioni, sono state confermate rapidamente dal Parlamento. Naturalmente, questa è una situazione in divenire: tutte queste decisioni devono essere applicate il più presto possibile e ci sono altri provvedimenti sui quali stanno riflettendo le autorità. E noi approviamo tutte le azioni volte a liberare le forze produttive italiane».

Quali altre potenzialità vede nell'Italia?
«Uno dei punti di forza maggiori è costituito dallo spirito imprenditoriale. Ed alla capacità individuale e delle famiglie a fondare un'impresa, ad assumere dei rischi. Inoltre trovo eccezionale anche la devozione alla vita di impresa».

Che cosa si dovrebbe fare per aumentare la crescita?
«Si potrebbero introdurre molte misure. Fra le quali, in particolare, la liberalizzazione delle professioni, migliorare la flessibilità del mercato del lavoro, l'istruzione e il training, per arrivare a catalizzare l'innovazione».

Come valuta il fatto che l'Italia avrà un avanzo primario positivo a partire dal prossimo anno?
«È un fatto importante, e forse non sufficientemente noto. E incoraggiamo l'Italia a continuare su questa linea e di fare tutto il possibile per consolidare l'avanzo primario e per raggiungere l'obiettivo di un pareggio di bilancio entro il 2013».

Pensa che questo obiettivo possa essere raggiunto con i provvedimenti presi finora?
«Quello che conta è l'obiettivo finale. E le decisioni prese recentemente (dal governo italiano, ndr) permettono di avanzare in modo significativo in quella direzione. Ma non si sa ancora se saranno necessarie altre misure, perché questo dipende dall'evoluzione dell'economia reale e dalla situazione in generale. Ma l'obiettivo è stato definito. E questo è molto importante».

Sarebbe stato meglio pubblicare la lettera inviata all'Italia?
«È noto che abbiamo mandato messaggi (all'Italia, ndr), e ne indirizziamo altri, continuamente, a singoli governi, senza per questo renderli pubblici. Inoltre invitiamo tutti i governi, senza eccezione, a introdurre politiche fiscali e economiche sane. Anche attraverso le riunioni mensili dell'Eurogruppo e dell'Ecofin. Non si tratta quindi di qualche cosa di straordinario».

Quanto durerà il programma «Smp» di acquisto di bond sovrani?
«Stiamo applicando il piano dei provvedimenti non standard per migliorare la trasmissione della politica monetaria, perché alcuni segmenti di mercato non funzionano perfettamente. E questo perché alcuni governi devono ancora ripristinare la loro credibilità nei mercati. Mentre il controllo reciproco previsto nel Patto di stabilità e crescita, non è stato esercitato in modo corretto. E la Bce ha deciso di attivare queste misure, in base al futuro intervento del Fondo salva Stati (nell'acquisto di bond, ndr) nel mercato secondario».

Molti si aspettano che la Grecia fallisca. Cosa ne pensa?
«Ci sono decisioni prese e firmate il 21 luglio (per nuovi aiuti alla Grecia, ndr) dai 17 paesi dell'euro. Incluso il fatto che la chiave di tutto è nelle mani del governo greco, il quale deve adeguarsi ai provvedimenti in modo determinato, nell'interesse del popolo greco».

Taluni sostengono che l'Unione monetaria è a un bivio, fra il crollo dell'euro e una governance più stretta.
«Dal 9 di agosto del 2007 stiamo attraversando la peggiore crisi dalla Seconda Guerra. Una crisi di dimensioni globali che mette a dura prova tutte le strategie delle economie di mercato avanzate, il Giappone, gli Stati Uniti e l'Europa. E per quanto riguarda l'Europa è assolutamente indispensabile distinguere fra la moneta in sé e le tensioni che abbiamo osservato in alcuni paesi. L'euro ha mantenuto il suo valore in modo ammirevole nell'arco di 13 anni e i mercati lo valutano solido e stabile per i prossimi dieci anni».

Mentre nei singoli Paesi?
«Le finanze pubbliche dell'area dell'euro, nel loro complesso, sono più sane di quelle degli Usa o del Giappone, con un disavanzo medio pari al 4,5%, contro il 10% degli altri due paesi. A parte questo, è fuori di dubbio che alcuni Paesi debbano correggere le loro politiche. E vengono esortati a rafforzare le loro finanze pubbliche e ad attuare le riforme strutturali. Per questo dobbiamo fare un salto qualitativo nella governance dei 17 membri dell'euro».

Esiste ancora una visione dell'Europa unita?
«Sono profondamente convinto che le popolazioni europee sentono che avere un'Europa unita in tempi così difficili è più importante che mai. L'affermarsi dei grandi Paesi emergenti, i cambiamenti strutturali a livello globale e i rapidi progressi della scienza e della tecnologia sono come un'esortazione agli europei a unificarsi, con una governance profondamente migliorata».

Quante ore lavora ogni giorno, per quanti giorni alla settimana? Ha ancora spazio per seguire i suoi interessi e per la famiglia?
«Direi che lavoro fra le 10 e le 11 ore al giorno, per una media di 6 o 6,5 giorni alla settimana, a seconda se ho impegni europei o internazionali durante i fine settimana. È un ritmo molto impegnativo in tempi di turbolenze dei mercati. E sono profondamente riconoscente a mia moglie e alla mia famiglia per la loro comprensione».

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