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Trichet: gli aiuti Bce non siano un alibi

di Beda Romano

La Banca centrale europea ha avvertito ieri i Governi della zona euro che i controversi acquisti di obbligazioni pubbliche sul mercato non devono diventare un alibi per evitare le misure politiche necessarie per rimettere in sesto l'unione monetaria. Il richiamo, che molti hanno visto rivolto anche all'Italia, è giunto mentre la Bce è sembrata meno preoccupata di prima dalle prospettive di inflazione.

«L'applicazione totale e nei tempi delle decisioni prese durante il vertice del 21 luglio è essenziale» ha avvertito il presidente dell'istituto monetario Jean-Claude Trichet, parlando davanti al Parlamento europeo. Al di là del caso greco «la determinazione degli altri Governi della zona euro» a rafforzare la loro solvibilità «è un elemento chiave per risanare i conti pubblici e ritornare a condizioni di mercato stabili».

A fine luglio il consiglio europeo ha annunciato di voler rafforzare il fondo di stabilità Efsf, dandogli il compito di acquistare titoli di stato sul mercato. L'accordo è oggi in forse dopo che in alcuni Paesi la classe politica rumoreggia, come in Finlandia e in Germania. C'è di più: in Italia la manovra di riduzione del deficit pubblico annunciata all'inizio di agosto è oggetto di incerti negoziati politici.

La Bce ha deciso di rilanciare gli acquisti di obbligazioni – annunciati per la prima volta nel maggio 2010 – perché le turbolenze di mercato di inizio estate richiedevano misure rapide. Ieri Trichet ha voluto ricordare ai Governi della zona euro che la decisione dell'istituto monetario non può che essere temporanea e che il compito di risolvere la crisi debitoria è del potere politico.

Proprio ieri la Bce ha annunciato che nella settimana terminata mercoledì scorso la banca ha acquistato titoli di stato per 6,6 miliardi di euro, in calo rispetto ai 14,3 miliardi della settimana precedente. Dal maggio 2010 l'istituto ha acquistato obbligazioni per 115,5 miliardi. Ministri e governatori potranno fare il punto delle ratifiche nazionali del recente accordo europeo a metà settembre in Polonia.

Dal canto suo, il consiglio direttivo della Bce discuterà del momento economico nella sua consueta riunione di inizio mese. Su questo fronte Trichet ha fatto capire che la sua posizione sta cambiando: «I rischi a medio termine relativi all'inflazione sono argomento di studio nell'ambito delle nuove proiezioni attese in settembre». Qualche settimana fa il banchiere aveva parlato di «rischi al rialzo» per i prezzi.

L'istituto monetario ha aumentato il costo del denaro due volte, in aprile e in luglio, portando il tasso di riferimento all'1,5 per cento. Fino a poco tempo fa gli economisti si aspettavano un nuovo aumento in autunno, ma è chiaro che il riacutizzarsi della crisi debitoria e il rallentamento del l'economia mondiale indurranno la Bce a essere più cauta nell'agire nuovamente sulla leva monetaria.

Sempre ieri a Bruxelles il commissario agli Affari monetari Olli Rehn ha ammesso che le autorità comunitarie rivedranno al ribasso le loro stime di crescita (che in maggio erano dell'1,6% nel 2011 e dell'1,8% nel 2012). Sul mercato alcuni economisti si aspettano addirittura una politica monetaria più accomodante. Per ora i segnali che giungono da Francoforte indicano più che altro una pausa nel processo di rialzo dei tassi.

 

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