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Trichet: bene le misure italiane

di Alessandro Merli

Il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha definito ieri «di estrema importanza» l'attuazione della manovra di aggiustamento dei conti pubblici in via di approvazione in Italia. Nella riunione di ieri, il consiglio della Bce, pur lasciando invariati i tassi d'interesse, ha preso atto del rallentamento della crescita nell'Eurozona e ha messo l'accento sulla situazione di forte incertezza, creata dalle tensioni sui mercati e dalla crisi del debito sovrano, e sulla intensificazione dei rischi al ribasso per le prospettive economiche. Di fatto, archiviando il ciclo di rialzi dei tassi d'interesse avviato negli ultimi cinque mesi e anzi aprendo la porta a possibili ribassi, anche a tempi brevi. Secondo qualche ipotesi, già a ottobre.
 
All'Italia, ha detto Trichet, non abbiamo imposto niente, non abbiamo negoziato con il Governo, abbiamo «mandato dei messaggi» sull'obiettivo di ristabilire la credibilità e il merito di credito. Il Governo ha preso degli impegni e «dopo qualche esitazione, vediamo ora decisioni che li confermano, anche nei risultati». Il presidente della Bce ha ricordato la lettera inviata al Governo insieme al governatore della Banca d'Italia e suo successore designato, Mario Draghi, e un recente dialogo con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Adesso, ha sottolineato, le decisioni prese vanno attuate.
 
Riferendosi all'intera zona euro, Trichet ha sostenuto che i Governi devono esser pronti ad altre misure di risanamento, soprattutto con tagli alla spesa pubblica, se dovessero esserci rischi di scostamento dagli obiettivi.
 
Trichet non ha voluto commentare direttamente la possibilità che continuino gli acquisti di sostegno al debito italiano a spagnolo realizzati nei mesi scorsi per arginare la caduta dei mercati. Continuazione che Draghi aveva definito nei giorni scorsi «non scontata». Il presidente dell'istituto di Francoforte si è limitato a osservare che tutte le misure non convenzionali adottate durante la crisi dalla banca, incluso l'acquisto di titoli, sono «per loro natura temporanee» e ha sollecitato le autorità europee all'approvazione rapida del nuovo mandato del fondo salva-Stati Efsf, che dovrebbe subentrare alla Bce negli interventi sul mercato secondario, senza i quali il debito italiano stava subendo all'inizio di agosto un brusco ribasso. Per il momento, tuttavia, la Bce, anche se Trichet ha rifiutato ancora il ruolo di supplenza ai Governi, che devono fare la propria parte, resta in campo. Ben consapevole tra l'altro che i prossimi due mesi saranno cruciali per il mercato del debito italiano dato il pesante programma di emissioni di titoli. «Abbiamo pochi dubbi – sostiene Dirk Schumacher, di Goldman Sachs – che l'impegno a mantenere le promesse di risanamento di bilancio sia un elemento cruciale» nella valutazione del consiglio sulla continuazione degli acquisti di titoli.
 
Nella sua dichiarazione iniziale, Trichet ha insistito anche sulla necessità di coniugare l'aggiustamento dei conti con le riforme strutturali che favoriscano la crescita e la creazione di occupazione. Pur senza citare direttamente l'Italia, ha toccato vari punti che sono stati oggetto di discussione fra le misure da includere nella manovra, diversi dei quali hanno poi finito per non essere adottati. Il presidente della Bce ha menzionato le riforme del mercato del lavoro per la rimozione delle rigidità e l'aumento della flessibilità dei salari e il rafforzamento della contrattazione a livello aziendale, oltre alle riforme nei servizi, compresa la liberalizzazione delle professioni, e la privatizzazione dei servizi pubblici.
 
Sul fronte europeo, pur osservando che l'inflazione resta sopra il suo obiettivo del 2% e vi resterà fino all'anno prossimo e che la politica monetaria resta accomodante, la Bce fa oggi un'analisi dell'economia che vede forte incertezza e intensificazione dei rischi di rallentamento. La crescita, secondo il punto centrale delle nuove previsioni, si attesterà all'1,6% quest'anno (contro l'1,9 indicato a giugno) e all'1,3 il prossimo. Entrambe le fasce sono state riviste al ribasso. I rischi per l'inflazione vengono definiti ora «in equilibrio», mentre nel giugno scorso erano al rialzo. «La Bce – sostiene Julian Callow, di Barclays Capital – ha avviato una preparazione graduale a un possibile taglio dei tassi, se i rischi per la crescita o per l'inflazione dovessero peggiorare ulteriormente al ribasso». Diversi osservatori di mercato cominciano a ipotizzare un taglio dei tassi fra novembre e dicembre, qualcuno già a ottobre. Secondo altri, la Bce non è ancora pronta ad abbassare i tassi, a meno di una recessione, e la prima mossa potrebbero essere altre misure non convenzionali.
 

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