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Tributi locali, prescrizione in 5 anni

In tema di riscossione di tributi locali, si applica il termine di prescrizione quinquennale, a decorrere dalla data di notifica della cartella di pagamento, divenuta definitiva per mancata impugnazione. Non può invocarsi, dunque, l’applicazione della prescrizione decennale, in via analogica rispetto a quanto avviene nel caso in cui la pretesa erariale si fondi su una sentenza passata in giudicato. Dunque, contro una intimazione di pagamento per tributi locali, che si riferisca a una cartella notificata oltre cinque anni addietro, è possibile proporre ricorso dinanzi al giudice tributario e ottenerne l’annullamento.

Sono le conclusioni a cui giunge la Ctp di Salerno, nella sentenza n. 3603/10/15. Un contribuente della provincia campana impugnava un’intimazione di pagamento notificata da Equitalia Sud nell’anno 2014, riferita a una precedente cartella di pagamento per tributi locali, notificata nell’anno 2005 e mai contestata. Il ricorrente eccepiva la prescrizione, essendo trascorsi più di 5 anni tra la notifica della cartella e quella della successiva intimazione. L’Agente della riscossione, invece, sosteneva l’applicazione della prescrizione decennale, chiedendo l’applicazione, in via analogica, dell’articolo 2953 del codice civile, secondo cui: «I diritti per i quali la legge stabilisce una prescrizione più breve di dieci anni, quando riguardo a essi è intervenuta sentenza di condanna passata in giudicato, si prescrivono con il decorso di dieci anni». Secondo il resistente, infatti, la definitività del titolo paragiudiziale (nella specie, la cartella di pagamento), verificatasi per la mancata impugnazione, produce degli effetti del tutto equiparabili al passaggio in giudicato della sentenza, ancorando la prescrizione della pretesa a dieci anni anziché al termine breve. La Ctp ha respinto tale impostazione difensiva dell’Agente della riscossione, accogliendo il ricorso del contribuente. L’effetto giuridico previsto dall’art. 2953 c.c., spiega il collegio, consegue esclusivamente al passaggio in giudicato di una sentenza e non può essere esteso, in via analogica, ad altre situazioni. Il citato articolo 2953, infatti, è norma speciale che non può essere suscettibile di applicazione analogica. Per cui, dopo la notifica della cartella e la sua definitività per mancata impugnazione, il termine di prescrizione non subisce alcun allungamento, rimanendo quello originariamente previsto in ragione della tipologia di credito assunto in riscossione. Trascorsi più di cinque anni senza la notifica di atti interruttivi, la pretesa cade in prescrizione ed è possibile eccepire dinanzi al giudice tributario tale vizio, impugnando la relativa intimazione di pagamento.

[omissis] Il ricorso può essere accolto.

In sostanza merita attenzione l’eccezione di prescrizione sollevata da parte ricorrente sul presupposto che la cartella di pagamento afferente l’intimazione opposta e relativa ai tributi locali anni 1998/19999, è stata notificata in data 18/2/2005 come riportato nella stessa intimazione.

Sul punto parte resistente ha dedotto che, anche per i tributi locali, il termine da applicare è quello decennale in forza della teoria dei c.d. titoli paragiudiziali che diventano definitivi in mancanza di tempestiva opposizione.

Secondo tale impostazione, dal c.d. passaggio in giudicato della cartella esattoriale, discenderebbe la trasformazione della prescrizione propria dei crediti in quella ordinaria, indipendentemente dalla natura degli stessi sicché, ancorché il credito si prescriva in un termine più breve, quest’ultimo si trasformerebbe in decennale per applicazione analogica della norma.

Orbene, al riguardo la Commissione osserva che l’effetto giuridico previsto dall’art. 2953 cod. civ, secondo il quale i diritti che si prescrivono in un termine inferiore ai dieci anni, quando è intervenuta sentenza di passato in giudicato si prescrivono con il decorso di dieci anni, consegue esclusivamente al passaggio in giudicato di una sentenza e non può essere esteso in via analogica ad altri atti.

In merito la giurisprudenza della S.C. è abbastanza uniforme nel ritenere che gli effetti dell’art. 2953 cc non possono e non devono essere applicati in via analogica, trattandosi di norma speciale e che solo quando la pretesa erariale si fondi su una sentenza passata in giudicato, la relativa cartella esattoriale, avendo a oggetto un credito definitivamente accertato a seguito di contenzioso e come tale avente diritto nella sentenza, va emessa entro il termine decennale di prescrizione (cfr Cass. sez. 5, n. 19077/2014).Tanto premesso nel caso di specie, il termine prescrizionale applicabile è quello quinquennale e, di conseguenza, l’eccezione di parte ricorrente è fondata poiché dalla notifica della cartella, avvenuta in data 18/2/2005, alla successiva notifica dell’intimazione del 28/11/2014, sono decorsi più di cinque anni.

Le spese, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La commissione accoglie il ricorso.

Condanna la resistente Equitalia Sud SpA al pagamento delle spese di lite che liquida in complessivi euro 330,00 di cui 30,00 per spese, oltre accessori se dovuti.

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