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Tribunalini, partita ancora aperta

Sul taglio dei tribunalini si sta giocando una partita a scacchi. Le ultime ad aver mosso sono le nove Regioni che hanno promosso un referendum per abrogare la riforma della geografia giudiziaria partita il 13 settembre scorso e che ha soppresso 279 uffici giudiziari tra tribunali, procure e sezioni distaccate. I quesiti referendari hanno ricevuto il via libera della Cassazione e ora dovranno affrontare il vaglio della Corte costituzionale. Prima aveva mosso il ministero della Giustizia, che ha messo a punto in tempo record un primo decreto correttivo delle misure che hanno debuttato due mesi fa. Provvedimento che ora è all’esame del Parlamento per il parere.
Sullo sfondo continuano le manovre preparatorie di altre mosse. Alle Camere non c’è settimana in cui non venga presentata un’interrogazione sulla soppressione di un determinato ufficio giudiziario e nei Comuni privati di sede giudiziaria proseguono le proteste.
Intanto, però, la riorganizzazione, seppure tra tanti problemi, prosegue. Il caso più emblematico è quello del tribunale di Napoli nord, istituito dalla riforma e che dunque si è trovato a dover iniziare dal principio. Come spiega il presidente Rodolfo Daniele (anche lui applicato al nuovo ufficio per tre mesi, in attesa che il Csm scelga il titolare, selezione a cui Daniele parteciperà) «le difficoltà ci sono, ma si sta andando avanti e quanto fatto finora ha ricevuto nei giorni scorsi l’apprezzamento del vicepresidente del Csm, Michele Vietti. Ora si tratta di completare l’opera. A iniziare dal personale». Il tribunale sarebbe, infatti, dovuto partire con 26 magistrati, ma finora ne sono stati reclutati 21 (3 applicati e 18 trasferiti) anche se la maggior parte non ha ancora preso servizio. L’obiettivo è arrivare a coprire buona parte degli 80 posti in organico. Stesso discorso per gli amministrativi: dovranno essere 146, ma al momento ne risultano 53, di cui 34 continuano a lavorare come applicati presso gli uffici giudiziari soppressi che, però, hanno ricevuto la deroga per proseguire l’attività ancora per un certo periodo.
Nel frattempo i fascicoli iniziano ad accumularsi. «Abbiamo ricevuto – spiega Daniele – 455 ricorsi per decreti ingiuntivi, 1.688 in materia di lavoro e previdenziale, 656 esecuzioni e fallimenti, 2.046 affari civili. Nel penale è più difficile quantificare le cause, perché si deve, per esempio, aspettare la chiusura delle indagini preliminari, ma anche lì il lavoro non manca».
Un po’ di sollievo lo porterà – Daniele ne è certo – il decreto correttivo, che individua in Aversa la sede del Comune a cui il nuovo tribunale farà riferimento (consentendo, così, anche la prosecuzione del lavoro dell’attuale ufficio del giudice di pace, che ora passa sotto Napoli nord) e dà al Csm la possibilità di bandire i concorsi per i trasferimenti dei magistrati derogando alla regola dei tre anni di servizio nel posto di provenienza.
Intanto, avvocati ed enti locali stanno puntando l’attenzione sui costi della nuova geografia giudiziaria. Infatti, come spiegano dal Consiglio nazionale forense, «dal monitoraggio avviato presso gli Ordini sta emergendo un aggravio di costi per i Comuni e per l’amministrazione statale, che non è stato previsto nella fase di progettazione». Il Cnf il 14 novembre ha incontrato l’Anci per rinnovare l’impegno a lavorare su alcuni snodi essenziali: il gruppo di lavoro congiunto analizzerà i dati relativi sia all’attività giurisdizionale che alle entrate e alle uscite del sistema giustizia per proporre le linee guida di un piano di intervento per una migliore allocazione delle risorse, economiche e organizzative. «L’obiettivo – chiariscono dal Cnf – è quello di avvicinare la giustizia ai cittadini, anche con misure innovative e la partecipazione dell’Avvocatura, non allontanarli da essa».

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