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«Tribunalini, avanti con i tagli»

«Imparzialità come costume da acquisire interiormente quasi al pari di una seconda natura». I 343 giovani magistrati in tirocinio arrivati ieri al Palazzo del Quirinale ascoltavano Giorgio Napolitano declinare il senso di un mestiere che oggi è più esposto che mai sotto il profilo politico e istituzionale. Non serve ricordare come vicende giudiziarie e politiche si intreccino e siano centrali anche nelle dinamiche del Governo. Tensioni che il capo dello Stato ha bene in mente e che servono per dare un utile consiglio ai 343 tirocinanti: «Indipendenza, imparzialità ed equilibrio nell’amministrare giustizia sono più che mai indispensabili in un contesto di persistenti tensioni e difficili equilibri sul piano sia politico sia istituzionale». Attraverso queste tensioni Napolitano è passato nel suo primo mandato al Quirinale e continuerà a passare anche sui temi della giustizia in senso più stretto come il taglio dei tribunali. «Scandaloso»: con questo aggettivo bolla i tentativi di rinvio che arrivano dal Parlamento impegnato in un braccio di ferro con il Governo. «Sarebbe inammissibile e scandaloso rimettere in discussione, per ciechi particolarismi anche politici, la riforma della geografia delle circoscrizioni giudiziarie».
Li chiama «ciechi particolarismi» facendo riferimento a quel balletto di veti incrociati tra partiti che è andato ancora in onda ieri in commissione Giustizia al Senato dove si sta preparando un testo per chiedere al ministro Cancellieri una correzione ai tagli previsti per i piccoli tribunali. «Le riforme sono necessarie anche nel campo della giustizia», ha insistito il capo dello Stato che non ammette colpi di freno sul provvedimento e ha dato pieno sostegno, stima e fiducia al Guardasigilli. E la Cancellieri ammette: «Le parole di Napolitano non possono che essere di grande supporto alla battaglia forte che stiamo sostenendo». Dunque di battaglia si tratta.
Ma all’incontro con i tirocinanti – presenti la Cancellieri, il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, il presidente della Corte di Cassazione, Giorgio Santacroce, il procuratore generale della Corte di Cassazione, Gianfranco Ciani, il presidente della Scuola superiore della magistratura, Valerio Onida e Csm – si è toccato un altro tasto delicato nel rapporto tra magistratura e politica. Ed è stato il tema della Consulta – che il 19 giugno si pronuncerà su uno dei processi a Silvio Berlusconi – l’altro passaggio che tutti hanno ascoltato con attenzione. «Il Paese ha oggi grande bisogno di punti di solido riferimento nella capacità di vigilanza e di intervento della magistratura in nome e a tutela della legalità, così come nel rapporto corretto tra i poteri dello Stato. E questo vale pensando all’indispensabile, effettivo e conseguente riconoscimento del ruolo del giudice delle leggi, di quella Corte costituzionale che è anche chiamata ad arbitrare i conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato». Ultimo tasto, ma non per importanza, quello che riserva al Csm, anche qui chiedendo atteggiamenti non corporativi e di apertura alle riforme. «Il Csm non sia solo un organo di mera difesa, ma di autogoverno della magistratura, e si ponga in condizioni di concorrere a quelle riforme che servono al Paese». Ed è a questo punto che “attacca” le resistenze ai tagli dei tribunali. Così come prepara il terreno per contrastare le resistenze sulle riforme istituzionali che, per ora, hanno preso solo avvio. Napolitano ricorda ai giovani magistrati come la Carta debba essere un punto di riferimento ma ne ammette il cambiamento. «Mi piace pensare che io possa aver dato qualche esempio in tal senso, nell’esercizio, già per 7 anni, delle funzioni di Presidente della Repubblica quali sono state concepite nella Carta costituzionale: a quella Carta ci dobbiamo richiamare anche oggi, nel momento in cui si avvia un ineludibile processo riformatore per rivederne assetti e norme della seconda parte».

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