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«Tribunali, scandaloso rinviare la riforma»

Le parole di Giorgio Napolitano scuotono la politica e la magistratura. Il Presidente parla di «scandalo» di fronte a chi vorrebbe rimettere in discussione la riforma dei tribunali. Ed è un monito per la commissione Giustizia del Senato che intende rivedere il progetto. Ma, rivolgendosi ai giovani magistrati tirocinanti ricevuti al Quirinale, Napolitano è altrettanto severo sul loro lavoro: «Indipendenza, imparzialità ed equilibrio nell’amministrare la giustizia sono più che mai indispensabili in un contesto di persistenti tensioni e difficili equilibri sul piano sia politico sia istituzionale». Auspicando poi che il Csm «non sia solo un organo di mera difesa, ma di autogoverno». Come dire, dal Colle è arrivato un altro richiamo alle toghe e al plenum di Palazzo dei Marescialli, di cui il capo dello Stato è presidente. Nella stessa cornice poi l’attenzione si è spostata sulla Consulta: «Il Paese ha oggi grande bisogno di punti di solido riferimento nella capacità di vigilanza e di intervento della magistratura… ciò vale anche pensando all’indispensabile, effettivo e conseguente riconoscimento del ruolo del giudice delle leggi, di quella Corte costituzionale che è anche chiamata ad arbitrare i conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato».
Poi il capo dello Stato ha rivolto la sua attenzione al Parlamento: «Sarebbe inammissibile e scandaloso voler rimettere in qualsiasi modo in questione per ciechi particolarismi anche politici la già deliberata revisione delle circoscrizioni giudiziarie».
Parole che hanno innescato reazioni di segno opposto. Sulla riforma che taglia decine di tribunali e centinaia di uffici del giudice di pace, e che andrà a regime a settembre, la commissione Giustizia del Senato ha risposto rilanciando una nuova proposta al governo: «Se il ministro Cancellieri è favorevole a varare un decreto legislativo correttivo, che contenga anche un rinvio di 3 o 4 mesi dell’entrata in vigore della riforma, la nostra proposta di legge sulla proroga di un anno può essere accantonata», ha detto Giacomo Caliendo (Pdl). Sono sulla stessa linea la Lega, il socialista Enrico Buemi, Felice Casson del Pd e Mario Giarrusso del M5S: così oggi, all’unanimità, la commissione potrebbe varare una mozione per impegnare il governo a «correggere e ritardare la messa a regime» della riforma. La Guardasigilli Anna Maria Cancellieri, che ieri ha incontrato Napolitano, ha convocato per il 18 giugno i capigruppo della maggioranza ma da via Arenula fanno già sapere che «i margini di manovra sono stretti».
Sulle riforme — che Napolitano ieri ha definito «ineludibili» — invece governo e Parlamento ora corrono. Il ministro Dario Franceschini ha stimato che entro luglio il ddl costituzionale del governo dovrebbe esser approvato in prima lettura, sia alla Camera sia al Senato. Qui il provvedimento (numero 813, relatore Anna Finocchiaro) inizia il suo iter in commissione già domani. E anche il ministro Gaetano Quagliariello fissa un nuovo timing per il Pdl: «Quattro mesi per fare le riforme altrimenti ce ne andiamo».

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