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Tribunali intasati dai ricorsi dei migranti

L’onda lunga degli sbarchi delle carrette del mare percorre lo Stivale e fa impennare il numero delle richieste di asilo politico. Più della metà viene respinta ma i ricorsi intasano i già ingolfati palazzi di giustizia. Corrono ai ripari i capi delle Procure che tra Milano, Torino e Catania organizzano gruppi di lavoro e dipartimenti per fronteggiare quella che sembra avere tutti i caratteri di un’emergenza. 
In media solo il 40 per cento di coloro che dichiarano di non potere rientrare nel proprio Paese perché rischiano di essere perseguitati per motivi di razza, religione, etnici o per le opinioni ottengono l’asilo politico dalle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale. Questo si traduce in un permesso di soggiorno che consente di rimanere sul territorio italiano per cinque anni. Gli altri possono sempre e comunque ottenere la «protezione sussidiaria», che dura tre anni ed è riservata a chi rischia una condanna a morte oppure di essere trattato in modo «inumano o degradante». Infine, c’è la protezione «umanitaria», che dura un anno, quando ci sono, appunto, motivi di carattere umanitario, come le catastrofi naturali o ambientali.
Gli esclusi dovrebbero essere rimpatriati ma quasi sempre fanno ricorso, e per almeno due buoni motivi. Il primo è che il ricorso non di rado viene accolto; il secondo è che generalmente blocca la procedura di espulsione garantendo un buon periodo di permanenza in Italia grazie a una lunga teoria di procedimenti giudiziari. Si parte dal Tribunale e, nel caso che anche questo bocci la richiesta, si può andare in Corte d’appello e poi fino in Cassazione usufruendo in questo viaggio giudiziario anche del «gratuito patrocinio», l’assistenza legale garantita da avvocati pagati dall’erario. Da una ventina al mese che erano nel 2013, questi ricorsi a Milano sono decollati a 632 nel 2014 per arrivare ai 42 di gennaio scorso, ai 70 a febbraio fino ai 100 di marzo. E aumentano ancora: la previsione è che nel 2015 saranno 3.000 in Lombardia, duemila a Milano, il resto a Brescia. Nell’ufficio guidato da Edmondo Bruti Liberati, ad esaminarli è il settore affari civili affidato al pm Nicola Cerrato, che non di rado ha ribadito il «no» all’asilo. Per affrontare la situazione si è deciso di ricorrere ai Viceprocuratori onorari che, come in tutta Italia, anche a Milano smaltiscono centinaia e centinaia di cause ogni anno permettendo alla giustizia di andare avanti senza essere travolta definitivamente dai processi. Dopo aver partecipato a un corso di specializzazione organizzato alla Prefettura sulla normativa, i Vpo smaltiranno le pratiche per la miseria di 7/8 euro ciascuna.
Da quando è cominciata la guerra in Siria, a Catania sbarcano i due terzi dei migranti che attraversano il Mediterraneo. «Abbiamo circa 3 mila procedimenti in carico che arrivano a una media di 800 ricorsi l’anno. Le udienze vengono fissate al 2016» spiega il procuratore della Repubblica Giovanni Salvi che ha organizzato un gruppo di lavoro in cui ruoteranno 6 sostituti guidati da un procuratore aggiunto. Stesso modello a Torino dove il procuratore Armando Spataro ha costituito un pool composto da due sostituti e da un procuratore aggiunto. «È una materia molto sensibile e impegnativa perché bisogna esaminare le ragioni dei richiedenti alla luce delle leggi e della giurisprudenza», spiega Spataro. Spesso ci si trova di fronte a domande simili l’una all’altra addirittura nei fatti, che vengono raccontati con gli stessi particolari, firmate da persone che arrivavano dalla stessa area di un Paese dove non ci sono particolari problemi. Il sospetto è che dietro tutto questo si nascondano organizzazioni internazionali che, approfittando delle tragedie che coinvolgono migliaia di persone perseguitate, forniscono una sorta di assistenza «chiavi in mano» che va dal viaggio alle pratiche per fare ottenere il permesso in Italia anche a chi non ne ha diritto.

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