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Tribunali delle imprese rafforzati

Il ministero della Giustizia stringe i tempi sul tribunale delle imprese e fa il punto sul filtro in appello. Sono stati questi i due temi di discussione nell’incontro che il ministro Paola Severino ha tenuto ieri pomeriggio con i presidenti delle Corti d’appello. Del resto, da domani, le sezioni specializzate in diritto d’impresa saranno pienamente operative e si avvieranno a diventare un punto di riferimento importante per una serie di controversie cruciali per la vita delle società. Severino che molto ha puntato sulla novità, annunciata da anni e solo ora realizzata, ne ha fatto oggetto di un personalissimo road show negli Stati Uniti e ieri ha constatato che le premesse per una buona riuscita sembrano esserci.
Frutto, tra l’altro, della collaborazione instaurata con il Csm sin da maggio. Data ad allora la richiesta di parere con la quale si investiva il Consiglio per individuare possibili modalità operative in grado, nel rispetto delle disposizioni in materia tabellare, di assicurare la (eventuale) dotazione organica aggiuntiva. Il Csm ha così prima fissato in almeno sei unità il numero dei magistrati che dovranno essere presenti in ciascuna delle 19 sezioni e poi ha avviato gli interpelli, in scadenza il prossimo 3 ottobre, per la copertura dei posti. Alla fine, il Csm, con delibera del luglio scorso, nell’ambito della mobilità interna, ha proceduto alla pubblicazione dei posti vacanti di primo grado giudicanti, prevedendo la destinazione di 26 magistrati presso gli uffici giudiziari sedi di tribunali delle imprese.
Una volta concluso l’interpello, poi, Severino ha impartito pochi giorni fa una direttiva al Dog (Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria) con l’obiettivo di garantire l’anticipato possesso delle funzioni da parte dei magistrati trasferiti. Per il ministro a questo punto la palla passa nel campo dei responsabili degli uffici che dovranno garantire la piena operatività dell’iniziativa «nel rispetto – ha tenuto a sottolineare Severino – della centralità dell’autogoverno degli uffici nelle decisioni attuative della riforma». La Guardasigilli spiega di voler arrivare a una drastica riduzione dei tempi di definizione delle controversie in cui è parte una società, attraverso la creazione di un polo di alta specializzazione in grado di emettere decisioni di qualità.
Una strada, quella della specializzazione, che potrebbe anche essere replicata a breve se si creassero le condizioni per la partenza del tribunale della famiglia, anche questo più volte annunciato e mai però arrivato al traguardo.
L’incontro di ieri ha permesso inoltre di fare il punto, a meno di una settimana dal debutto, su una delle principali novità, forse la più significativa, introdotta nel processo civile dal decreto sviluppo: il filtro in appello. Al di là degli obiettivi, ormai noti, del ministero, arrivare al taglio di almeno 50-60mila impugnazioni, adesso i nodi da sciogliere sono sia di natura organizzativa sia di uniformità della giurisprudenza.
Se sulla seconda naturalmente da parte del ministero poco si può fare e, comunque, bisognerà verificare nei prossimi mesi l’andamento delle decisioni che preciseranno il giuridicamente scivoloso concetto della probabilità di accoglimento del ricorso, la riunione a via Arenula si è concentrata sull’assetto da dare agli uffici. E soprattutto sui tempi da rispettare. Per Severino «è importante un lavoro di formazione e di approfondimento scientifico su questo tema così decisivo per la giustizia civile».
Così si è riflettuto sulla definizione di un modello organizzativo diffuso tra gli uffici almeno sui temi di fissazione della trattazione dell’impugnazione, tenuto conto che l’ordinanza che conclude questo passaggio potrebbe essere di inammissibilità. Poco tollerabili allora, ma soprattutto poco coerenti con le intenzioni del Governo, sono termini di fissazione della trattazione in anni (da 1 a 4), come spesso avviene nei tribunali. La valutazione deve essere anticipata. In questo, è la valutazione di Severino, soccorrerebbe un’architettura organizzativa, da precisare sia con i capi degli uffici sia con il Csm, che, pur rispettosa dell’autonomia, consentisse un’applicazione estesa sul territorio. In caso contrario potrebbero anche rendersi opportune modifiche normative che il ministro non ha escluso.

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