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Tribunali delle imprese al via tra aspettative e timori

Tribunali delle imprese, si parte. Gli studi legali d’affari sono tutti d’accordo sulle buone intenzioni delle nuove sezioni specializzate in materia societaria al lavoro a pieno regime dallo scorso 20 settembre. Sono invece un po’ più tiepidi su quelle che potranno essere le effettive conseguenze pratiche di questa innovazione in campo giudiziario.

Per ragionare su queste bisognerà aspettare di vederli all’opera sul «campo», soprattutto per la competenza territoriale e per l’effettivo carico dei giudici.

La novità in tema di giustizia societaria, cioè le sezioni specializzate in materia di impresa, istituite dal cosiddetto decreto Liberalizzazioni (decreto legge n. 1 convertito con legge n. 27/2012) sono partite senza avere cause pendenti, nel senso che sono di loro competenza solo le nuove controversie societarie. Le sedi si trovano all’interno di ogni Tribunale e Corte d’appello dei capoluoghi regionali (con le eccezioni della Val d’Aosta che rientrerà sotto l’orbita di Torino e degli uffici in surplus di Catania e Brescia) ed erediteranno la giurisdizione precedentemente in capo alla tutela della proprietà intellettuale e industriale, cui si sommano, tra le altre, le controversie in materia di antitrust, il trasferimento di partecipazioni, e i ricorsi contro gli appalti pubblici di importanza comunitaria.

Ma fu vera rivoluzione?

Una piccola rivoluzione, quella fortemente voluta dal ministro della giustizia Paola Severino, su cui AvvocatiOggi ha voluto fare il punto a poche settimane dalla partenza, sentendo alcuni professionisti esperti in materia di contenzioso societario, per cercare di capire se davvero l’introduzione delle nuove sezioni specializzate per le imprese porterà un vento di cambiamento in questo settore della giustizia italiana.

Ottimistico, seppure con qualche riserva, il commento di Augusta Ciminelli, partner dello studio legale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners. «Questa iniziativa ha certamente un valore positivo», spiega la Ciminelli. «In linea teorica, l’introduzione del Tribunale delle imprese potrebbe costituire un utile strumento per conferire efficienza e competitività non solo al sistema giudiziario, ma anche al sistema economico italiano.

Sarebbe auspicabile tuttavia un intervento del legislatore di più ampio respiro, che incida direttamente non solo sulle specifiche competenze dell’organo giudicante, ma anche sulle norme del codice di rito, facendo tesoro delle precedenti esperienze. Mi riferisco in particolare al c.d. processo societario, abrogato dopo poco più di cinque anni dall’entrata in vigore, che ha mostrato sin da subito limiti evidenti (ad esempio nei procedimenti multi-parti)».

Secondo Vincenzo Giangiacomo, partner di Cms Adonnino Ascoli & Cavasola Scamoni: «L’attenzione rivolta alle necessità delle imprese è senz’altro indice di un diverso e più moderno approccio alla questione giustizia in Italia, e questo è un ottimo segnale.

Se poi gli effetti sperati si realizzeranno davvero è solo il tempo a poterlo dire. Certo le precedenti esperienze di sezioni specializzate non hanno dato notevoli frutti, come dimostra la stessa cancellazione delle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale, sulle cui ceneri sono oggi sorti i nuovi Tribunali delle imprese».

L’esperienza milanese ha funzionato

Cauto nel dare un giudizio sui risvolti concreti dei nuovi organismi anche Alessandro Villani, partner di Linklaters: «A mio avviso è ancora presto per dire se le sezioni specializzate riusciranno a migliorare il servizio dei tribunali verso le imprese. La normativa è entrata in vigore solo da pochi giorni e bisognerà attendere almeno due-tre anni per avere i primi risultati e per capire se l’introduzione delle sezioni specializzate abbia effettivamente portato un miglioramento (quantomeno sotto il profilo qualitativo) del servizio giurisdizionale alle imprese. Ci sono tribunali, come quello di Milano, dove già esistono sezioni specializzate, per esempio proprio in materia societaria, quindi è ragionevole pensare che, quantomeno in questi casi, il cambiamento non sarà particolarmente rilevante».

Sull’esempio della ottava sezione del Tribunale di Milano ha insistito anche Salvatore Nolasco socio di Carnelutti: «Sull’introduzione dei Tribunali delle imprese sono d’accordo con molti miei colleghi, sarà un decisivo miglioramento, in quanto assicurerà che le cause vengano affidate a magistrati dotati di una competenza specifica in diritto societario o comunque collegata alla vita delle imprese. Non bisogna dimenticare che la giustizia è un servizio e che la possibilità di usufruire di magistrati competenti, come lo sono quelli dell’ottava sezione del Tribunale civile di Milano (sulla quale confluiranno le controversie societarie di tutta la Lombardia, tranne quelle di Brescia che ne avrà uno ad hoc), è sicuramente una garanzia di avere una controparte competente ed efficace».

Che nei Tribunali di Roma e Milano si parta già da un ottimo livello di preparazione ne è convinta anche Augusta Ciminelli: «In queste due città, già da tempo, vi sono sezioni “dedicate” alle questioni societarie. In altri tribunali invece, un giudice si trova a dover decidere su controversie un giorno di diritto commerciale ed il giorno successivo di diritto successorio. Questo non è necessariamente un aspetto che incide sulla qualità delle decisioni, ma una maggiore razionalizzazione certamente gioverà».

Molto del successo dipenderà dalla competenza dei giudici

Per quanto riguarda la riduzione dei tempi di risoluzione delle controversie societarie Andrea de Santis, partner di Macchi di Cellere Gangemi, ha sottolineato: «Le prime controversie societarie instaurate a seguito di tale riforma beneficeranno molto probabilmente di tempi di definizione più rapidi; questo specialmente in considerazione del fatto che le nuove sezioni specializzate partiranno senza avere cause pendenti. Per quanto riguarda il futuro, la riduzione dei tempi dipenderà in gran parte dal numero e dall’effettiva specializzazione dei giudici appartenenti alle sezioni specializzate nonché dall’efficienza delle strutture a supporto della macchina giudiziaria (cancellerie, disponibilità di aule, supporti informatici ecc.). Saranno, tuttavia, certamente penalizzati i contenziosi non toccati dalla riforma che, contando su meno giudici (pare di capire che la riforma, almeno nelle intenzioni del legislatore, debba essere a costo zero) dureranno presumibilmente di più.

C’è un rischio allungamento dei tempi processuali

Alcune perplessità, specialmente sul lungo periodo, sono state invece espresse da Alessandro Villani: «Credo che in prima battuta i tempi potrebbero addirittura allungarsi. Per il momento, infatti, non è previsto il reclutamento di nuovi giudici, mentre il carico di lavoro per i magistrati dei Tribunali dei capoluoghi di Provincia, dove le nuove sezioni specializzate sono state istituite, è destinato a crescere proprio in ragione dell’ampia competenza che la normativa ha attribuito alle nuove sezioni specializzate. Infine, le sezioni specializzate verranno istituite presso i tribunali capoluogo. Di conseguenza alle sedi di medie dimensioni, come Bologna, Torino, Venezia, confluiranno molte controversie dai vari tribunali di provincia, aumentando ulteriormente il numero delle cause assegnate alle nuove sezioni».

Sul fatto che la creazione di un nucleo di alta specializzazione sarà, o meno, in grado di emettere decisioni di qualità superiore rispetto all’attuale, Vincenzo Giangiacomo è fiducioso. «Di sicuro il nuovo sistema porterà a un’uniformità maggiore nella giurisprudenza, data la concentrazione dei soggetti decidenti, ed è senz’altro positivo. Ciò infatti garantisce agli operatori e agli utenti del sistema giustizia un maggior grado di prevedibilità degli esiti e quindi fungerà di fatto da «deterrente naturale» (insieme all’incremento dei costi per la giustizia in tali materie) per liti dall’esito legato a orientamenti giurisprudenziali eterogenei», dice Giangiacomo. «Quanto alla qualità delle decisioni, i giudici che compongono le nuove sezioni specializzate devono essere scelti tra i magistrati dotati di specifiche competenze, dunque è legittimo attendersi che il livello sia alto. Se poi esso sarà superiore all’attuale non è facile dirlo, certo l’eterogeneità delle competenze attribuite alle nuove sezioni, che spazia dal diritto societario in senso stretto, al diritto d’autore, alla concorrenza sleale fino al diritto antitrust lascia spazio a qualche dubbio sul grado di specializzazione che potrà essere raggiunto nelle singole materie».

I professionisti hanno mostrato molta prudenza nel commentare riguardo possibili problematiche e potenziali migliorie applicabili a questi nuovi organismi. «Sinceramente, credo che le norme siano state redatte in maniera corretta», dice Nolasco, «l’esito poi dipenderà da come in concreto verranno portate avanti e applicate in primis negli uffici e dagli avvocati che devono metterci del loro per aiutare i giudici in maniera costruttiva. L’impostazione che è stata data è buona, dipenderà poi da come sarà applicata».

Ancora più cauto de Santis: «Al momento, tutto dipende dal numero dei procedimenti che interesseranno i nuovi Tribunali. Certo è che, con una competenza così allargata, se non verrà aumentato il personale dei tribunali in questione potrebbero sorgere grosse difficoltà nella definizione delle controversie. Sarebbe, inoltre, opportuno prevedere percorsi formativi e/o di aggiornamento per i giudici che entreranno a far parte di tali sezioni specializzate».

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