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Tribunali, caos da rottamazione

Tribunali nuovi di zecca rottamati prima ancora di essere inaugurati, accorpamenti in sedi «fantasma» o in regioni differenti, spese per notifiche e ufficiali giudiziari aumentate fino all’800%. Sono solo alcuni degli effetti della riforma della geografia giudiziaria (dlgs n. 156/2012), che entrerà in vigore il 13 settembre prossimo, che ha provocato un terremoto sul sistema giustizia in generale e sugli avvocati in particolare, che hanno intrapreso una dura battaglia contro questo provvedimento.

Sì, perché la normativa che sopprime in un colpo solo 31 tribunali minori, 31 procure, 220 sezioni distaccate di tribunale e 667 uffici dei giudici di pace, sta riscontrando diverse problematiche in fase operativa.

Per fare qualche esempio: saranno chiuse sedi appena costruite come i tribunali di Chiavari e Bassano del Grappa, costate rispettivamente 14 e 12 milioni di euro; il Tribunale di Napoli Nord sarà accorpato a Giugliano di Napoli, che però esiste solo sulla carta; Sala Consilina, in provincia di Salerno, sarà trasferito invece nella sede di Lagonegro, che è in un’altra Corte d’appello, quella di Potenza, e addirittura in un’altra regione, la Basilicata, con tutte le spese per le indennità dei dipendenti correlate al trasferimento.

Ancora, è stato stimato che nel Tribunale di Lecce aumenteranno dell’800% i costi per notifiche e pignoramenti, che sono calcolati in base alla distanza chilometrica effettuata. È questo, a cinque mesi dall’avvio della rivisitazione della geografia giudiziaria, il quadro che emerge dalle testimonianze raccolte da ItaliaOggi Sette dagli avvocati sul territorio che stanno lottando contro la chiusura dei circa mille uffici giudiziari.

Per di più, i risparmi sbandierati dal ministero della giustizia si ripercuoteranno sui conti già disastrati dei comuni, chiamati ad accollarsi le spese per le nuove strutture che dovranno ospitare i dipendenti degli uffici soppressi, e tutti gli oneri delle sedi dei giudici di pace che decideranno di salvare dalla chiusura.

Ma vediamo nel dettaglio tutte le «anomalie» della riforma della geografia giudiziaria denunciate dall’avvocatura, che tra l’altro, attraverso l’Oua, ha proclamato due giornate di sciopero e una manifestazione nazionale a maggio, oltre ai ricorsi rinviati alla Corte costituzionale, che si pronuncerà l’8 ottobre prossimo.

Tribunali nuovi da chiudere

Il nuovo Palazzo di giustizia di Chiavari è costato 14 milioni di euro. Buttati. Perché il Tribunale del Tigullio, in fase di ultimazione, è stato accorpato a quello di Genova. Chiavari ha un bacino di utenza di 150 mila persone, e la struttura di Genova, a seguito della fusione, dovrebbe trovare circa otto mila metri quadrati di spazi disponibili in più per il solo trasferimento degli uffici.

Tra l’altro, nell’anno 2010/2011 sono sopravvenuti nel circondario di Chiavari 9.385 nuovi procedimenti, dei quali 6.027 definiti nel settore civile e 3.248 nel settore penale, con una media di circa 843 procedimenti definiti per ciascun magistrato, a fronte di una media di soli 622 procedimenti definiti nel vicino Circondario di Genova.

Anche a Bassano del Grappa il palazzo di giustizia, costato altri 12 milioni di euro, è in fase di ultimazione ed è stato inserito all’interno della cittadella della giustizia, programmata dal comune una decina di anni fa, dove sono presenti anche il tribunale e l’ufficio della procura. «Quello di Bassano è un tribunale che serve un territorio di circa 200 mila abitanti», spiega Roberto Pozzobon, avvocato di Bassano del Grappa impegnato nella battaglia contro la chiusura del tribunale, «con alte caratteristiche turistiche e notevoli sbalzi di presenze e abitanti. Senza contare la parte produttiva, con tutte le aziende che gravitano sul territorio. Tra l’altro il Veneto è la regione che ha il rapporto tra popolazione e magistrati meno alto, ma con l’accorpamento di Bassano il Tribunale di Vicenza avrà ora un carico di lavoro notevole».

Il caso Napoli Nord

Altro caso denunciato dall’avvocatura è quello del Tribunale di Napoli Nord, che dovrebbe confluire nella sede di Giugliano, che però attualmente non esiste. «Quello di Giugliano è un tribunale istituito solo sulla carta», afferma Marcello Luparella, coordinatore della commissione geografia giudiziaria dell’Oua, «non esiste nessuna struttura. Così, dal 13 settembre un avvocato della zona che dovrà iscrivere una causa a ruolo non saprà dove andare, e soprattutto una sede che ha un bacino di utenza di un milione di abitanti di fatto non esiste».

A Lecce spese su dell’800%

Altro problema denunciato dagli avvocati è l’aumento dei costi per le notifiche e i pignoramenti, calcolati in base alla distanza chilometrica.

Nel territorio di Lecce, l’Oua ha stimato che le spese per gli atti e gli ufficiali giudiziari aumenteranno dell’800%.

La riforma ha infatti soppresso tutte e sette le sezioni distaccate presenti nel leccese e i dieci uffici del giudice di pace. «Lecce ha un bacino di 850 mila abitanti», spiega Giuseppe Bonsegna, avvocato delegato Oua che esercita sul territorio, «non ha la possibilità nei palazzi già carichi di fascicoli di ospitare tutte le sezioni che dovrebbero essere chiuse. Emblematico l’esempio del tribunale di Maglie, che rientrava nei parametri per bacino di utenza ma non ha superato il numero di processi gestiti per poco più di 20 procedimenti. Inoltre, la sede di Nardò è stata inaugurata nel 2008, con una spesa di otto milioni di euro. È stato valutato quindi l’accorpamento con Gallipoli per superare i requisiti richiesti dal ministero ma non è servito a nulla».

Giudici di pace a spese dei comuni

Il mantenimento delle sedi degli uffici soppressi dalla riforma della geografia giudiziaria è in mano ai già disastrati comuni. Che, se vorranno evitarne la chiusura, hanno tempo fino al 29 aprile prossimo per fare istanza al ministero della giustizia impegnandosi al sostenimento delle spese. In pratica, secondo le linee guida diramate da via Arenula, gli enti locali, nella richiesta di mantenimento degli uffici del giudice di pace, dovranno esplicitamente assumere gli impegni relativi alle spese, al personale amministrativo e all’erogazione del servizio giustizia. Un impegno che, con la scure del patto di stabilità sulla testa, ben pochi comuni riusciranno ad assumersi.

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