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Tribunale che vai e attese che trovi: a Ferrara e Savona processi più rapidi

Otto mesi al Nord, 13 al Centro, quasi un anno e mezzo al Sud. La durata media dei procedimenti civili nei tribunali conferma la cronica spaccatura dell’Italia, con un Mezzogiorno in affanno non solo in termini di reddito, lavoro e disoccupazione ma anche di soddisfacimento della domanda di giustizia e tutela dei diritti delle persone. E il divario aumenta se dai tempi medi dell’area si passa a quelli dei singoli tribunali: il più rapido a chiudere i procedimenti è Ferrara, con 147 giorni, e il più lento è Vallo della Lucania, con 1.231 giorni.

A stabilire la durata dei procedimenti non è solo la geografia. I tempi variano molto anche in base al tipo di causa. Tanto che si passa dai 22 giorni necessari in media per un decreto ingiuntivo di lavoro ai 527 giorni per una controversia in materia di locazioni, fino ai tre anni per ottenere una decisione di primo grado quando l’oggetto della lite è un contratto bancario.

Sono questi gli elementi che emergono analizzando i flussi dei processi civili nel 2018 diffusi dal ministero della Giustizia ed elaborati dal Sole 24 del Lunedì con l’obiettivo di rispondere a una delle domande che più sovente i clienti fanno agli avvocati quando si prospetta l’inizio di una causa: quanto durerà?

Per farlo, sono stati “spacchettati” i numeri dei procedimenti che vertono su 17 materie e per ciascuno sono stati individuati i tempi medi nei tribunali (qui sotto). Per calcolare le durate medie nelle sedi (a sinistra) sono stati considerati i processi che seguono il rito ordinario, quelli sommari, di lavoro e le esecuzioni, escludendo i fallimenti e i procedimenti di volontaria giurisdizione (come tutele e amministrazioni di sostegno).

L’analisi aiuta a ricostruire il quadro – tutt’altro che uniforme – che si presenta alla vigilia dell’esame da parte del Consiglio dei ministri della riforma della giustizia civile elaborata dal ministro Alfonso Bonafede: il disegno di legge delega – che ha l’obiettivo principale proprio di ridurre i tempi dei processi – dovrebbe approdare a Palazzo Chigi questa settimana.

La situazione generale – va detto – è in miglioramento. Le riforme degli ultimi anni, a partire dal processo civile telematico e il focus dei giudici sullo smaltimento dell’arretrato più datato hanno prodotto risultati. Tanto che dal 2014 al primo semestre di quest’anno sono calati di circa il 40% (da più di 590mila a quasi 352mila, ma senza contare le esecuzioni) i procedimenti pendenti da più di tre anni in tribunale, quindi a rischio di risarcimento perché troppo lunghi. E anche la durata media è diminuita, passando dai 402 giorni del 2014 ai 389 del 2018. Nonostante questo, l’Italia continua a occupare gli ultimi posti in Europa, come attesta il Quadro di valutazione della giustizia 2019 della Commissione Ue.

Un Paese spaccato

In tutti i tribunali del Nord la durata dei processi è più bassa della media nazionale di 389 giorni. La sede settentrionale più lenta, Imperia, si ferma a 354 giorni. Al contrario, i tribunali dove si registrano le durate più alte sono tutti nel Mezzogiorno, con l’aggiunta di alcune sedi nel centro Italia. Basterebbe questo a dare la misura della spaccatura territoriale. Ma i dati sulla durata dei singoli procedimenti sono ancora più chiari. Nelle cause in materia di assistenza (relative, ad esempio, a invalidità o a prestazioni come quelle di maternità) a Vallo della Lucania un procedimento dura in media 13 anni contro i 91 giorni di Rovereto o i 110 giorni di Siena. A Vibo Valentia una causa di lavoro privato richiede quasi 12 anni, mentre a Bolzano 112 giorni e a Milano 187 giorni. Ma la durata media complessiva delle cause affrontate dalla sezione lavoro di Milano, afferma il presidente, Piero Martello, «è stata l’anno scorso di 125 giorni, più bassa della media europea di 168 giorni calcolata dalla Cepej».

Anche per i procedimenti non contenziosi al Sud i tempi sono più lunghi. A Catania per separarsi in modo consensuale una coppia impiega quasi 18 mesi, e per divorziare in modo non conflittuale 15 mesi. Tempi lunghissimi se paragonati ai 13 giorni necessari per separarsi senza litigare a Sulmona o ai 23 giorni di Torino. «È una situazione di grandissima sofferenza – riconosce il presidente del tribunale di Catania, Francesco Saverio Mannino – ma nel 2018-2019 sono stati assenti quattro dei nove giudici della sezione Famiglia (che segue anche i procedimenti di immigrazione), compreso il presidente. Ho tenuto personalmente udienze per evitare rinvii. Da gennaio 2020 l’organico sarà però completo. E per sopperire alle carenze delle cancellerie (scopertura media del 18% con punte del 30-35%) abbiamo stipulato accordi con dipartimenti universitari per avere stagisti».

Il tribunale di Roma, dove i tempi complessivi (358 giorni) sono inferiori alla media nazionale, ha il record negativo in tema di divorzio contenzioso: 1.245 giorni, oltre tre anni. «A giugno 2019 la durata media dei procedimenti trattati dalla sezione famiglia era di 326 giorni – precisa il presidente del tribunale, Francesco Monastero -. Per aumentare il raccordo fra le autorità giudiziarie, soprattutto in caso di abusi e violenza, a maggio scorso, abbiamo istituito un tavolo di consultazione fra tribunale ordinario, tribunale per i minorenni e rispettive procure. È fondamentale che il giudice civile che deve decidere sull’affidamento dei minori sappia se il giudice penale ha emesso un ordine di allontanamento».

I tipi di procedimento

Scendendo nel dettaglio dei procedimenti, a registrare i tempi più lunghi sono quelli che seguono il rito ordinario: le cause sui contratti bancari durano in media oltre mille giorni e più di 900 quelle che vertono su questioni di proprietà e possesso. Tempi lunghi, oltre i mille giorni, anche per le esecuzioni immobiliari che comportano il pignoramento e la vendita dei beni per sanare i debiti.

Nettamente più rapidi sono invece i procedimenti che seguono il rito sommario: in testa quelli per ingiunzione (che in media si chiudono in 39 giorni) e le convalide di sfratto ( 71 giorni).

E i processi di lavoro? Sono contenziosi che seguono un rito più celere di quello ordinario, ma che comunque non riesce ad abbattere i tempi in tutti i tribunali, tanto che le cause in materia di lavoro privato richiedono in media 542 giorni. Più rapide, con 230 giorni medi, le cause sui licenziamenti, che seguono il rito Fornero.

Da cosa dipendono le differenze

A causare il divario territoriale sono intanto le risorse a disposizione. Al Tribunale di Vallo della Lucania «la pianta organica prevede 12 magistrati ma quelli in servizio sono sei – afferma il presidente, Gaetano De Luca – e abbiamo un ricambio continuo: sono l’unico della zona, i colleghi dopo quattro anni chiedono il trasferimento». Ora il Csm ha individuato tre posti come sede disagiata, con incentivi economici. «Spero che questo aiuto sia decisivo», dice De Luca, il quale però ammette che ad allungare i tempi medi hanno contribuito altri fattori: storici, come il mancato funzionamento delle sezioni stralcio, istituite all’epoca della soppressione delle preture; e legati al numero di cause: «Nella circoscrizione del tribunale ricade un tratto di costa dove si litiga anche per un metro quadrato di terreno verso il mare».

Ma non tutto il Sud procede a rilento. Il tribunale di Marsala, con una durata media dei processi civili di 238 giorni, è il più rapido del Mezzogiorno. Soprattutto, «qui l’arretrato ultratriennale nel contenzioso civile è praticamente inesistente», rivela Alessandra Camassa, presidente del tribunale. Merito «dell’impegno dei colleghi», dice. E delle buone prassi adottate da anni: «Facciamo controlli mensili di rendimento quantitativo e qualitativo, concentrando le energie sui processi più vecchi. Inoltre, ci confrontiamo per uniformare la giurisprudenza e organizziamo incontri con gli avvocati per condividerla, di modo da aumentare la certezza del diritto ed evitare ricorsi che con ogni probabilità saranno respinti».

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