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In tribunale da mercoledì finisce l’emergenza Covid

Dalle misure sul carcere alla giustizia civile e penale da remoto, dal nuovo rinvio della riforma delle intercettazioni alla disciplina della app Immuni, il decreto legge approvato ieri in via definitiva alla Camera grazie al voto di fiducia (non esattamente un buon viatico per future e più ambiziose riforme nel segno della condivisione), rappresenta un contenitore che ha incamerato una buona parte delle norme emergenziali di queste ultime settimane.

Nel dettaglio, la novità in assoluto più significativa introdotta nel passaggio di conversione è senza dubbio rappresentata dalla decisione di mettere fine, con un mese di anticipo, alla fase di amministrazione della giustizia caratterizzata da un sostanziale blocco con rinvio delle udienze e, comunque, da un accentuato utilizzo delle modalità digitali sia nel civile sia, per quanto possibile, nel penale.

Da mercoledì prossimo, il 1° luglio 2020, i tribunali dovrebbero tornare alla normalità, anche se si tratta di una normalità che già scontenta gli avvocati, alle prese con continui slittamenti che di fatto fanno ritenere possibile una vera ripartenza non prima dell’autunno.

Inoltre già si profila un altro fronte, perché è intenzione del ministero della Giustizia provare a conservare sino alla fine dell’anno una parte almeno dell’esperienza di queste settimane, soprattutto sul fronte dell’amministrazione “da remoto”, permettendo, per esempio, lo svolgimento dell’udienza civile che non richiede la presenza di soggetti diversi dai difensori attraverso il deposito telematico di note scritte oppure la partecipazione da remoto alle udienze civili sia dei difensori, sia delle parti su loro richiesta.

Nel penale, lo svolgimento, con il consenso delle parti, delle udienze con l’uso di soli collegamenti audiovisivi.

In questo senso già è stato presentato un emendamento al decreto Rilancio.

Nel testo del provvedimento approvato ieri trova posto anche lo slittamento al 1° settembre dell’entrata in vigore della nuova disciplina delle intercettazioni, con un più diretto controllo del pubblico ministero sulla trascrizione di contenuti irrilevanti per lo svolgimento delle indagini.

Via libera anche al pacchetto di modifiche della procedura per la concessione di alcune misure alternative al carcere, prevedendo, tra l’altro, che quando è in discussione il riconoscimento di permessi premio e detenzione domiciliare a categorie di detenuti per alcune categorie di reati, soprattutto di criminalità organizzata, vengano coinvolte anche le strutture antimafia, locali o nazionale.

Collocate nel decreto anche le possibilità di revoca, da parte della magistratura di sorveglianza, già oggetto peraltro di alcune questioni di legittimità costituzionale, dell’uscita dal carcere di detenuti soprattutto per mafia motivata da ragioni sanitarie legate all’emergenza Covid.

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