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Tribunale delle imprese competente sui «cartelli»

di Barbara Baarsma, Massimo Moretto e Martin Poelman

Una nuovo strumento contro i cartelli è il neonato Tribunale delle imprese. Le società che partecipano a un cartello possono essere sanzionate dalla Commissione europea o dall'Agcm, l'autorità antitrust italiana, e condannate al risarcimento dei danni. Ancora oggi, tuttavia, questa possibilità è poco utilizzata. Ma è possibile che grazie all'istituzione del tribunale delle imprese, introdotto con il decreto liberalizzazioni, Dl 1/2012, ci sarà in Italia la possibilità di denunciare i cartelli senza dover più aspettare i tempi lunghi della giustizia civile. Fino ad oggi, infatti, la competenza era ripartita tra Tribunali e Corti d'appello sulla base di un criterio (l'applicabilità delle norme antitrust comunitarie, per i primi, e di quelle nazionali, per le seconde) che ha generato notevoli incertezze.
Per essere davvero efficace la lotta contro i cartelli esige che i privati (imprese e consumatori) che hanno subito danni a causa di un cartello si rivolgano al giudice civile per ottenere il risarcimento. Così facendo, i soggetti danneggiati non perseguono solo la tutela di un proprio diritto, ma migliorano anche la competitività dell'economia nel suo insieme.
Gli accordi per la fissazione dei prezzi e la ripartizione dei mercati sono severamente vietati. L'impresa che viene condannata per aver partecipato a un cartello paga delle sanzioni pecuniarie molto elevate, che possono raggiungere il 10% del fatturato globale realizzato nel l'ultimo esercizio. Queste sanzioni esercitano un effetto deterrente. Eppure, i cartelli continuano a esistere, anche tra operatori già sanzionati.
Il caso del latte
L'esempio più significativo in Italia è quello del latte per l'infanzia. Nel marzo del 2000 l'autorità antitrust aveva inflitto ai maggiori produttori operanti sul mercato sanzioni per circa tre milioni di euro per aver concordato il mantenimento in Italia di un livello di prezzi molto più elevato rispetto a quello praticato negli altri Paesi europei. Nonostante le sanzioni, i produttori interessati hanno ritenuto conveniente continuare ad applicare il cartello anche nel periodo successivo e, nel 2005, l'autorità antitrust è stata costretta a intervenire nuovamente, comminando ulteriori ammende per un importo complessivo pari a 10 milioni.
Sanzioni e danni
Un ulteriore limite del controllo svolto dalle autorità antitrust risiede nel fatto che l'importo delle sanzioni non è correlato all'entità del danno arrecato alle vittime del cartello. Per di più l'ammenda finisce nelle casse dello Stato e non nelle tasche dei danneggiati. La via del diritto pubblico non conduce, quindi, alla riparazione del pregiudizio subito dai privati.
La quantificazione del danno antitrust è un esercizio complesso, che comporta in genere un notevole dispendio di tempo e di risorse. Una volta ottenuta la sentenza di condanna, e sempre che nel frattempo non sia stato possibile trovare un accordo sull'importo del risarcimento dovuto, quest'ultimo potrà essere più agevolmente quantificato in un separato procedimento. Ed è oggi disponibile un'ampia gamma di modelli economici che consentono di stimare tale danno con un buon margine di approssimazione. Tuttavia, imprese e consumatori possono rivolgersi al giudice civile e ottenere il risarcimento dei danni che le imprese coinvolte nel cartello hanno loro arrecato. L'iniziativa può far seguito alla decisione con cui un'autorità antitrust ha sanzionato il cartello, ma può in via di principio essere assunta anche a prescindere. Il problema è che la via offerta dal diritto privato è ancora del tutto sotto-utilizzata sia in Italia che negli altri Paesi europei.Intanto la Commissione europea ha recentemente annunciato l'adozione entro l'estate di una serie di misure volte ad agevolare le domande di risarcimento danni da parte delle vittime di illeciti antitrust.
I sistemi di difesa
Sono enormi i danni che i cartelli arrecano all'economia: prezzi elevati, bassa qualità, ostacolano l'innovazione e, di conseguenza, la riduzione dei costi e il miglioramento della qualità che l'innovazione può portare in futuro.
Alcuni Paesi europei sono dotati di sistemi giudiziari preparati a trattare e definire in tempi ragionevoli le peculiari questioni che il risarcimento del danno antitrust solleva. Va detto, peraltro, che anche in Italia esistono facilitazioni sostanzialmente analoghe a quelle appena citate. Fino a ora nel nostro Paese il maggior ostacolo all'introduzione di domande di risarcimento danni causati da cartelli è stato rappresentato soprattutto dalla eccessiva durata dei procedimenti civili. Problema che il tribunale delle imprese potrebbe risolvere.
Una chance per l'Italia
Una vittoria dell'autorità antitrust che ha proposto a Governo e Parlamento di concentrare nelle Sezioni specializzate in materia di proprietà industriale ed intellettuale esistenti presso alcuni Tribunali e Corti d'appello la competenza a pronunciarsi su tutte le azioni di risarcimento del danno antitrust, a prescindere dal fatto che questo sia stato causato dalla violazione della normativa nazionale o comunitaria. Il decreto legge sulle liberalizzazioni, Dl 1/2012, ha quindi previsto l'istituzione presso i Tribunali e le Corti d'appello aventi sede nel capoluogo di ogni regione, di Sezioni specializzate in materia d'impresa con competenza a pronunciarsi, tra l'altro, sulle controversie relative alla violazione della normativa antitrust nazionale e dell'Unione europea.
Se le Sezioni specializzate in materia di impresa saranno dotate delle risorse organiche e materiali necessarie per trattare in tempi ragionevoli le domande di risarcimento del danno antitrust presentate dai privati, verrebbero eliminati i maggiori ostacoli che si frappongo attualmente a una tutela giurisdizionale effettiva delle vittime di illeciti anticoncorrenziali. Anche in Italia imprese e consumatori sarebbero maggiormente indotti ad agire in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni subiti, contribuendo in tal modo non solo a rafforzare la difficile ma irrinunciabile lotta contro i cartelli, ma anche a migliorare la competitivià del l'economia italiana.

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