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Tribunale delle imprese avanti piano

Per ora accolgono un numero contenuto di cause, ma si progetta di ampliare il loro raggio d’azione. Secondo il ministero della Giustizia, hanno «dato buona prova di sé in termini di efficienza e specializzazione», ma devono esaminare materie piuttosto eterogenee. E restano da risolvere problemi interpretativi e disparità di trattamento sulla loro competenza. A quasi due anni dal loro debutto, i tribunali delle imprese che il Governo Renzi vuole rafforzare non sono usciti dalla fase di assestamento.
Operative dal settembre del 2012 (in base al Dl 1/2012, che ha modificato il Dlgs 168/2003), le «sezioni specializzate in materia di impresa» sono state create presso i tribunali e le Corti d’appello dei capoluoghi di regione (oltre che a Catania, Brescia e Bolzano e con l’esclusione di Aosta, per cui è competente Torino) per accentrare l’esame di una serie di cause che coinvolgono, appunto, le imprese e affidarle a giudici specializzati, con l’obiettivo di accelerare i processi. In particolare, le nuove sezioni hanno ereditato le controversie in tema di proprietà industriale e di diritto d’autore dalle sezioni specializzate che hanno sostituito. A queste, si sono aggiunte, tra l’altro, le cause relative alle società di capitali (come Spa e Srl) e alle cooperative e quelle che riguardano appalti pubblici di rilevanza comunitaria che coinvolgono queste stesse imprese. Si tratta di materie diverse, tanto che i tribunali di Roma e Milano le hanno attribuite a due sezioni (e quindi a giudici differenti), che operano entrambe come tribunale delle imprese.
I “paletti” messi dalla legge alla competenza del tribunale delle imprese lasciano però spazio a problemi interpretativi che finiscono per complicare l’operatività. Alcuni nodi dovrebbero essere sciolti dal Governo, che sta valutando di estendere la competenza anche ad altre cause che riguardano le imprese, come quelle in materia di concorrenza sleale, pubblicità ingannevole e azioni di classe a tutela dei consumatori (si veda anche «Il Sole 24 Ore» del 5 luglio). Ma questo non esaurirà i dubbi. Intanto, «le controversie che coinvolgono le società di persone – spiega Francesco Mannino, presidente della terza sezione civile-tribunale delle imprese del tribunale di Roma – restano fuori dalla competenza delle sezioni specializzate: sarebbe opportuno includerle per evitare problemi interpretativi e soprattutto disparità di trattamento tra diverse forme societarie». Non solo. Ad esempio, prosegue Mannino «il Dl 1/2012 ha attribuito alle sezioni specializzate i “negozi” relativi alle partecipazioni sociali. Così da noi possono arrivare donazioni o successioni che riguardano quote societarie». La questione impatta sui cittadini e sui loro difensori, perché se una causa deve essere decisa dal tribunale delle imprese occorre spostarsi (in genere) nel capoluogo della regione e pagare un contributo unificato doppio.
Nei fatti, il numero di cause che si è concentrato nei tribunali delle imprese non è elevato. In base ai dati raccolti nel nuovo sistema Data warehouse del ministero della Giustizia e riferiti ai principali tribunali, sono stati 5.216 i procedimenti iscritti nel 2013 presso le sezioni specializzate (mentre sono stati 1.455 nell’ultima parte del 2012 e 1.161 nei primi tre mesi di quest’anno). La maggior parte si concentra a Milano (1.510 cause iscritte nel 2013), a Roma (960) e a Napoli (813). Il totale delle cause avviate potrebbe arrivare a sette-ottomila, includendo anche le altre sedi (non monitorate perché non registrano separatamente queste liti). È comunque una piccola porzione rispetto agli oltre 2,6 milioni di nuovi procedimenti avviati in tribunale nel 2012.
Si tratta, in generale, di cause complesse, che spesso richiedono accertamenti e consulenze tecniche, anche perché coinvolgono notevoli interessi economici. I tempi, quindi, possono anche essere lunghi. Ma, secondo i dati diffusi dal ministero della Giustizia venerdì scorso, nei primi due anni, sono stati definiti in totale 149 procedimenti con sentenza e 3.407 con altre modalità.
Secondo Elena Riva Crugnola, presidente della sezione B specializzata in materia di impresa del tribunale di Milano, «da noi la maggiore effettività dipende soprattutto dall’organizzazione che si è dato il tribunale, aumentando i giudici della sezione A per le imprese e togliendo alla sezione B la competenza in materia bancaria, più che dall’attribuzione a sezioni specializzate delle controversie in tema di proprietà industriale e società, che già in passato erano concentrate presso due sezioni».

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