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Tribunale che vai, Pct che trovi

Tribunale che vai, processo civile telematico che trovi. A Torino, Padova e Pavia sono esclusi gli atti improduttivi, a Vercelli è ammesso il formato Pdf testo ma non immagine, altrove il contrario; a Milano, dove due mesi fa è stata condannata a una multa di 5 mila euro la parte assistita da un avvocato che non ha depositato la copia di cortesia in formato cartaceo, il sovraccarico di linea ha lasciato in sospeso ben 14 mila buste.

Aldilà dei casi specifici, inoltre, alcuni uffici non accettano più i cartacei, altri chiedono i depositi con le modalità tradizionali, per i depositi di decreti ingiuntivi, tra la consegna e l’accettazione decorre anche un mese, mentre i documenti e gli atti depositati online avanti il tribunale non vengono acquisiti dalle Corte di appello.

È quanto denunciato, tra l’altro, dall’Associazione nazionale avvocati italiani (Anai), che chiede di uniformare le regole del processo civile telematico su tutto il territorio nazionale. Perché così, l’universo normativo è a puzzle. Secondo il presidente, Maurizio de Tilla, infatti, «vi sono gravi inconvenienti per la difettosa informatizzazione dell’apparato giudiziario e per la discordanza di prassi territoriali. Si incrementano notifiche, comunicazioni, depositi, restano quasi ovunque da depositare le copie cartacee degli atti».

Tra i disservizi rilevati dall’Anai: «alcuni uffici rifiutano gli atti cartacei, altri richiedono depositi con modalità tradizionali, magari accompagnati da supporti, come dischi o chiavette, sui quali caricare il materiale». «Sussistono inoltre», continua de Tilla, «disparità di decisioni sulla portata ed estensione del processo telematico. Alcuni giudici infatti ritengono che sia possibile depositare in via telematica anche gli atti introduttivi della lite». In questo senso, però, restano dubbi su cosa succeda se in alcuni uffici mancassero gli strumenti informatici per riceverli: «è da considerare nullo l’atto depositato in un formato diverso da quello previsto? È possibile una rimessione in termini?», si chiede de Tilla.

Oltretutto, l’attuazione del processo civile telematico, secondo il presidente Anai, è resa ancora più complessa dalle «specifiche tecniche che impongono che l’atto da depositare debba essere un file Pdf “nativo digitale” ottenuto trasformando, tramite la funzionalità del pc, un documento peritale».

In questo caso, però, denuncia Anai, «le decisioni dei giudici, in modo quasi unanime, hanno stabilito la nullità degli atti in formati diversi, anche se la normativa sul pct non prevede la sanzione della nullità per il mancato rispetto dei formati».

Per questo, sottolinea de Tilla, «l’avvocatura ha chiesto protocolli armonizzati o un unico provvedimento nazionale». Inoltre, in alcuni tribunali il pct non funziona del tutto, in altri sussistono difficoltà di collegamento al sistema giustizia in determinati orari e spesso vi è ritardo nell’accettazione dell’atto da parte del personale di cancelleria.

Per i depositi di dicerti ingiuntivi, rileva ancora Anai, fra la consegna e l’accettazione a volte decorre anche un mese e l’aggiornamento software dei tribunali preclude, nel giorno previsto per tale attività, l’invio e il conseguente deposito degli atti. In caso di sospensione del sistema, non esiste però il registro storico degli invii. Altra anomalia, secondo l’Associazione, il fatto che il decreto ingiuntivo si presenti in via telematica, ma l’opposizione sia cartacea.

La citazione, la comparsa di costituzione sono inoltre cartacee, le memorie istruttorie e finali sono invece telematiche.

«Siamo in presenza di un universo normativo a puzzle, spesso indecifrabile, contraddittorio, di difficile apprensione e consultazione», conclude de Tilla, «occorre stoppare tutte queste anomalie, fermiamo il caos del processo civile telematico e uniformiamo le regole su tutto il territorio nazionale».

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