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Trevi, la battaglia tra gli azionisti La famiglia Trevisani contro le banche

Divergenze sul piano di ristrutturazione. Il rischio che la società finisca in concordato

È il più recente caso di conflitto tra la famiglia-azionista e le banche esposte con la società. Solo che stavolta la battaglia rischia di mandare in concordato, o peggio in amministrazione straordinaria, una delle prime tre aziende al mondo nelle fondazioni per opere industriali e commerciali: un gioiellino del made in Italy come Trevi. Il conflitto sta coinvolgendo anche un investitore istituzionale come Cassa Depositi che ha sempre creduto nelle potenzialità di un gruppo forte anche nelle perforazioni.Ginepraio salvataggio. Con la famiglia Trevisani, prima azionista al 33% di Trevi — indebitata con le banche anche con la sua holding a monte della catena di controllo — che si sta mettendo di traverso al piano di ristrutturazione già elaborato da Sergio Iasi su indicazione del consiglio di amministrazione. Il board ha raggiunto l’accordo con gli istituti di credito esposti con Trevi per circa 700 milioni. E con i due soci istituzionali, Cdp (Cassa depositi e prestiti) e il fondo di private equity Polaris. Un’intesa che prevederebbe un aumento di capitale da 130 milioni sottoscritto per circa 80 milioni da Cdp e Polaris e per i restanti 50 milioni coperto dagli istituti in caso di mancata sottoscrizione da parte del mercato, essendo Trevi quotata a Piazza Affari. Un accordo che prevederebbe anche la conversione di crediti in azioni da parte delle banche fino a 310 milioni, che prevede per le stesse uno stralcio dei crediti per circa 240 milioni. E la vendita della divisione Oil&Gas per 130 milioni agli indiani di Meil per rimborsare in parte le banche. La famiglia Trevisani, essendo a corto di liquidità, ha cercato invano di trovare finanziatori sul mercato per partecipare all’aumento di capitale pro-quota. Appoggiando in una prima fase la ristrutturazione di Iasi salvo ora fare marcia indietro. Vorrebbe il riconoscimento da parte delle banche di circa 20 milioni, adducendo il suo valore di Borsa.

È cominciata così la battaglia legale che tracimerà nella prossima assemblea in cui la famiglia spera di convincere i fondi a bocciare il piano e a rinnovare il consiglio di amministrazione per ora diviso a metà, con 5 componenti della famiglia da un lato e 5 indipendenti dall’altro. Il tentativo è di non far fallire la capogruppo, la Trevifin, e di non essere estromessi dalla gestione come richiesto dai soci istituzionali. Ma se Trevi finisse in amministrazione straordinaria il conto sarebbe salato per tutti.

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