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Treu: Cassa integrazione, sì al modello unico Meno sprechi e disparità

«Penso che l’intera materia degli ammortizzatori sociali abbia bisogno di una revisione. Abbiamo una strumentazione che riesce nella difficile impresa di sommare sprechi e ingiustizie ed è abbastanza evidente che non possiamo permetterci né di buttar soldi né di alimentare ulteriori disuguaglianze». Tiziano Treu, presidente del Cnel, sta seguendo con attenzione le vicende legate all’esplosione dell’utilizzo della Cassa integrazione legata all’emergenza Covid e crede che sia arrivato il momento per mettere da parte le pigrizie e riformare il sistema delle tutele.

Il vice-presidente della Confindustria Stirpe ha proposto nei giorni di creare una Cassa integrazione Covid che entri in vigore dopo la fine del blocco dei licenziamenti e duri per due anni. Che ne pensa?

«Sono d’accordo con lo spirito della proposta. La strada giusta è unificare tutto e far nascere una sola Cassa semplificata che duri fino al termine dell’emergenza, differenziando la scadenza a seconda dei settori. Riassorbiremmo una pletora di procedure che generano ritardi e iniquità. Naturalmente una scelta di questo tipo deve essere accompagnata da un rafforzamento dei controlli»

Non prevede nessuna eccezione?

«Solo una. Possono esistere esigenze non legate al Covid ma ad eventi aziendali come fusioni o ristrutturazione degli impianti che potrebbero essere coperti da una Cassa adatta a queste specifiche situazioni. Quelle che andrebbero superate sono le mille deroghe che in molti casi, da Alitalia a Telecom fino a realtà minori in ambito regionale, hanno tenuto in vita rapporti aziendali ormai logorati. E ingessato il mercato del lavoro.

Come potrebbero essere introdotte queste novità?

Sono d’accordo con lo spirito della proposta avanzata da Confindu-stria

«In sede di legge di bilancio. Nel frattempo però dovremmo valorizzare l’articolo 88 del Decreto Rilancio che prevede l’avvio di corsi di formazione per il personale in Cassa per utilizzare i tempi morti e creare le professionalità del mercato del lavoro di domani».

Finora siamo rimasti sul lato sprechi e su quello delle disuguaglianze?

«Penso che vada garantita ai lavoratori precari e stagionali una Cassa minima finanziata dalla fiscalità generale laddove i contributi versati non fossero sufficienti. E’ una misura che va nella stessa direzione dei progetti che parlano di pensione di garanzia. Esiste già in molti Paesi e va costruita in maniera da non scoraggiare il pagamento dei contributi».

Se non sbaglio il vostro gruppo di lavoro vuole anche limitare i compiti dell’Inps?

«Gli ammortizzatori sociali sono altra cosa dalle pensioni e andrebbero gestiti da un’agenzia ad hoc con poteri gestionali. Chi paga e chi controlla deve essere la stessa mano per evitare abusi e sprechi e far osservare la condizionalità di accettare l’offerta di lavoro, cosa mai accaduta in Italia. E’ chiaro che su questa strada incontriamo i poteri delle Regioni. Ma un mercato del lavoro vestito come Arlecchino non giova a nessuno, dovremmo convincercene. E’ evidente che scelte di questo tipo hanno bisogno di un dibattito ampio e di strumenti legislativi ad hoc».

Ammortizzatori

Gli ammortizzatori sociali andrebbero gestiti da un’agenzia ad hoc

Accanto alla revisione della Cassa c’è un altro dossier che scotta: il rinnovo dei principali contratti di lavoro e il rischio di un conflitto verticale tra Confindustria e sindacati.

«Ne sono cosciente e preoccupato. Ho apprezzato che in questa tornata il contratto dei meccanici venga discusso al Cnel e quindi seguo con attenzione la partita. Per evitare la logica del muro contro muro partirei dal dato che ci ha fornito Ignazio Visco: l’aumento dell’1% di produttività genererebbe un incremento dell’1,5% del Pil. Ecco partiamo da lì, da un recupero di efficienza e poi facciamo in modo che i suoi effetti si spalmino».

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