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A Trento nessuna fretta su Carige Ipotesi 2021 per esercitare la call

L’emergenza Coronavirus cambia i piani della Vigilanza Bce e dell’Autorità bancaria europea. E, a cascata, a cambiare è anche il calendario delle banche. In particolare nel mondo delle Bcc, le quali da mesi si stavano preparando all’appuntamento con l’analisi della qualità degli attivi (Aqr) e degli stress test sui bilanci, il cosiddetto Comprehensive assessment. Una tappa di rilievo, nel percorso di accompagnamento di Cassa Centrale Banca nel novero delle grandi banche europee sottoposte al controllo del Single Supervisory Mechanism.

L’emergenza sanitaria in atto, tuttavia, ha spinto i regolatori a sospendere il processo di verifica che era di fatto già partito in febbraio. Dopo che nelle scorse settimane Francoforte aveva inviato i primi template, a metà marzo era scattata la credit review, ovvero l’analisi dei crediti e della relativa adeguetezza degli accantonamenti rispetto ai rischi. L’esplosione dell’emergenza sanitaria, tuttavia, ha costretto la Vigilanza a fermare le macchine di colpo per dare ai maxi-gruppi cooperativi tutto l’ossigeno per dedicarsi interamente alla gestione operativa della fase turbolenta. E anche gli stress test, che in teoria dovevano partire solo in una seconda fase, sono al momento in stand-by. Del resto proprio su questo tema si è espressa nei giorni scorsi l’Eba, che ha deciso di rinviare l’esercizio di stress test in tutta l’Ue al 2021. L’Authority guidata da José Manuel Campa per il 2020 in verità svolgerà un esercizio di trasparenza a livello dell’Ue «al fine di fornire informazioni aggiornate sulle esposizioni delle banche e sulla qualità delle attività ai partecipanti al mercato». Si vedrà se le Bcc saranno coinvolte.

Resta da capire ora in che misura l’esplosione dell’emergenza sanitaria, e gli effetti a catena sul tessuto economico, impatteranno sull’agenda del gruppo trentino. La banca, va detto, parte da condizioni di elevata solidità, grazie a un Cet 1 al 19,5% a fine dicembre, un Npe ratio lordo al 9,5% e coperture 55%. E questo lascia buoni margini per assorbire l’onda d’urto, assicurando così anche alle banche affiliate un’importante àncora di salvataggio. D’altra parte è ovvio che il Coronavirus costringerà a rimodulare alcuni target che la banca si era data (tra cui un Npe ratio al 5-6% al 2022) nell’ambito del piano industriale triennale. Un piano che doveva essere varato proprio entro fine marzo, e su cui ora dovrà essere rimessa mano, quando le cose saranno più chiare. Nell’agenda del gruppo c’è poi anche il tema di Carige, su cui la banca ha avviato un cantiere operativo: il tutto in vista dell’esercizio dell’opzione call con il Fitd che dà facoltà di rilevare la totalità delle azioni della banca ligure entro il 2021. Esclusa l’ipotesi dell’esercizio a giugno 2020, rimaneva la finestra di dicembre 2020. Chiaro però che anche questo timing, vista la situazione in atto, rischia di rivelarsi troppo ravvicinato.

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