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Tremonti: via agli eurobond Non ci sono alternative

di Paola Pica

CERNOBBIO — Passano alcuni interminabili minuti prima che il ministro dell'Economia porti il discorso sulle tribolazioni del presente. La comunità economica riunita al forum Ambrosetti attende con il fiato sospeso e decine di telecamere puntate sul relatore le parole di Giulio Tremonti che potrebbero fermare un nuovo attacco della speculazione e magari convincere la Bce a comprare ancora Btp. C'è un eccesso di aspettativa, ma è difficile ignorare l'allarme di Emma Marcegaglia: «Il Paese rischia molto, la politica si renda conto della gravità della situazione». La presidente di Confindustria evoca lo spettro del default che agita Cernobbio da molte ore.
Tremonti, un tempo matador della platea di imprenditori, è provato e a disagio. Pare che un gruppetto di convenuti meditasse di lasciare la sala in segno di protesta contro il governo e la manovra. Però poi nessuno infierisce. Lui la prende alla lontana, parte da Waterloo e dalle battaglie napoleoniche, per tornare a mettere sul piatto la ricetta dal sapore socialista indigesta ad Angela Merkel: ricorso agli eurobond. «Non è vero che è una trovata italiana, è un'idea grandiosa del passato oggi sostenuta anche nella City di Londra — dice —. E poi l'Europa non ha alternative: o gli eurobond o forti criticità».
Tremonti procede con una parziale autocritica sulla manovra: «Nel fare un provvedimento in quattro giorni puoi fare degli errori» come quello dell'accorpamento (poi cancellato) alle domeniche di feste come il primo maggio e il 25 aprile. Quindi replica a Marcegaglia sulle troppe tasse: «Nella manovra ci sono 14 miliardi di tagli e 6 di tasse. E non viceversa». Difende le scelte sulla lotta all'evasione «che copriranno appieno le entrate di 2,3 miliardi in due anni inizialmente previste dal contributo di solidarietà», sottolineando il cambio di strategia verso «un'azione civile e di equità e non di repressione selvaggia». È un invito a «pagare un po' di più». In Italia solo 796 contribuenti dichiarano oltre un milione di euro e sono 3.641 quelli che dichiarano più di 500 mila euro. In chiusura si concede uno sfogo e un'altra citazione, questa volta cinematografica, «Prove d'orchestra» di Fellini. Come nel film, «non c'è armonia, nessuno ha la bacchetta magica e in tanti bacchettano un po' troppo».
Tocca di nuovo a Marcegaglia che evita l'affondo ma nemmeno arretra. «La manovra deve avere saldi certi e manca completamente il tema della crescita». Si vedrà già da questa mattina come si comporteranno gli spread sui titoli di Stato, «la Bce non può comprare all'infinito». Sui sei punti indicati per le riforme (pensioni, privatizzazioni, infrastrutture, riduzione delle tasse sul lavoro, liberalizzazioni, taglio dei costi della politica) «non c'è la chiusura di Tremonti» ma certo «o il governo si muove o dovrà prendere atto della situazione…». Un nuovo governo, tutti ci sperano qui. Ma nessuno vuole dare pagelle. La cautela diplomatica suggerisce di far saltare persino, è la prima volta in tanti anni, il televoto sull'operato dell'esecutivo. Giuseppe Zadra, direttore dell'Abi in pensione, chiede se la politica percepisce la stessa angoscia da default che avverte lui. Nessuno risponde.

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