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Tremonti: sbagliate regole uguali per «big» e piccoli

di Sergio Bocconi

MILANO— Artigiani, piccole imprese, distretti, multinazionali tascabili, quarto capitalismo. L’economia italiana è soprattutto questo, poi ci sono alcune grandi aziende. E secondo il ministro Giulio Tremonti le nostre regole devono tener conto della realtà prevalentemente «mini» del made in Italy. Lo ha detto ieri nel corso del convegno «Il giurista, le regole e l’impresa» organizzato dall’Università Bocconi in onore (pur conservando il consueto understatement nel sottolinearlo) alla carriera di Piergaetano Marchetti, giurista e presidente di Rcs Mediagroup e oggi senior professor dell’ateneo milanese. «La nostra legislazione sulle società non tiene abbastanza conto della struttura materiale dell'economia e non tiene in alcuna considerazione la dimensione reale delle società» ha esordito il responsabile dell’Economia. Nella normativa italiana «credo sia arrivato il momento di partire da una selezione quantitativa» , «distinguendo fra dimensioni medio-grandi e piccole: mettere insieme tutte le società di capitali non è la via giusta per la normativa del futuro» . Una svolta che Tremonti indica come «paradigma interno» post crisi, mentre quello «esterno» lo individua nelle elaborazioni internazionali che, partendo dalle proposte italiane sui global legal standard, sono approdate nel documento sottoscritto nei giorni scorsi dai Paesi Ocse, «documento politico, soft law che può diventare hard law» . Per il resto, conclude Tremonti, dobbiamo «definire meglio» . E cita ancora Karl Marx, che negli articoli sui furti di legna avvertiva; «Se voi considerate delitto ciò che non lo è, la gente comincerà a non considerare delitto ciò che lo è» . Sull’opportunità di una legislazione su misura per imprese di diverse dimensioni, il moderatore Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera, si rivolge al presidente della Consob, Giuseppe Vegas. Che concorda con Tremonti ma avverte anche un rischio: ulteriori distinzioni possono rendere la vita ancora più difficile agli investitori esteri. «Nel nostro Paese ci sono imprese di vario tipo, come le medie che devono crescere: vanno sottoposte alle stesse regole delle grandi imprese? Potrebbe essere invece molto utile una differenziazione iniziale» , che favorisca cioè la prima fase dello sviluppo perché avere «le stesse regole per grandi e piccoli forse non è una buona idea» . Tuttavia da noi ci sono «venti legislazioni diverse per ogni regione» e un’ulteriore proliferazione di regole potrebbe spingere «l’investitore internazionale ad andare da un’altra parte» . Certo l’Italia non è un Paese caratterizzato da carenza di regole. Semmai, ha sottolineato Luigi Arturo Bianchi, ordinario di diritto commerciale, nell’introdurre i lavori, sul «buon governo» societario nel nostro paese c’è molto da fare sul lato delle sanzioni, sulla carta numerose e severe, poco efficaci sul lato dell’enforcement, cioè della loro applicazione effettiva. E fra le proposte per rendere più efficiente l’apparato sanzionatorio, Bianchi indica «ripensare la creazione di sezioni giudiziarie specializzate nelle controversie d’impresa, con l’apporto stabile di esperti non togati assunti per concorso» . Sanzioni e loro applicazione, dunque, a tutela del mercato. Ed è Edmondo Bruti Liberati, procuratore capo di Milano, a dire che «l’intervento penale deve essere considerato come l’extrema ratio» , ma una «struttura giudiziaria ben funzionante rafforzerebbe l’enforcement» . Tuttavia, ha ricordato che in Italia, dove la sanzione reputazionale non rappresenta certo un punto di forza, incombe la prescrizione e ci sono reati, come quello di false comunicazioni sociali, che sono stati sostanzialmente depenalizzati. La prescrizione incombe sui reati, anche quelli finanziari, sia perché ormai gli organici del tribunale (magistrati e personale amministrativo) sono inadeguati, sia perché i termini sono sempre più ridotti. «Per Parmalat l'ipotesi di aggiotaggio è faticosamente arrivata al giudicato seppure ai limiti della prescrizione; per Antonveneta sono state definite ben 64 posizioni con i riti speciali, si è arrivati alla sentenza di primo grado con la prescrizione che incombe; per la scalata alla Bnl la sentenza è prevista nei prossimi mesi e anche qui la prescrizione incombe» . Bruti Liberati conclude dunque con una provocazione: «Qui a Milano ci stiamo dando da fare, ci stiamo rimboccando le maniche, se proprio ci fosse bisogno di trasferire qualche ministero al Nord, forse sarebbe quello della Giustizia» .

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