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Tremonti ora aspetta l’aumento

di Stefano Righi

L’ inverno delle banche italiane durerà ancora a lungo. Se il grande freddo è alle spalle e le giornate più lunghe lasciano sperare in una primavera imminente, chi si occupa di credito in Italia deve ancora faticare molto per scaldarsi l’anima e riempire il portafoglio. Il 2011 forse sarà l’anno della svolta, intanto si manda in archivio un 2010 di diffuse difficoltà. All’estero, Ubs è tornata all’utile dopo tre esercizi in rosso (contemporaneamente a una robusta sforbiciata ai bonus dei manager). In Italia i numeri ancora non ci sono, ma le indiscrezioni trapelate la settimana scorsa su Unicredit, primo istituto italiano, che sul territorio domestico ha chiuso un bilancio in rosso per 50 milioni di euro, sono la fotografia più emblematica di come sia difficile, oggi, fare banca in Italia. Crisi economica, business schiacciati dalla concorrenza internazionale e tassi di interesse pressoché azzerati rendono difficile il clima per ogni operatore. I nodi Alle difficoltà congiunturali vanno affiancate quelle strutturali. Le norme previste da Basilea 3, per quanto non immediate nel tempo, sono destinate a cambiare il volto e la struttura del patrimonio di tutte le banche europee, non solo delle italiane. Gli aumenti di capitale, vigente Basilea 3, saranno all’ordine del giorno. Non ora. Neppure per quelle banche che attualmente sembrano dover mettere mano al portafoglio. È il caso dell’Mps che tra tutte le banche italiane è quella che ha emesso la quota maggiore di Tremonti-bond: 1,9 miliardi. Una emissione che ha permesso a Mps di continuare a fare credito alle imprese, ma che va «riacquistata» entro giugno 2013, ventotto mesi da oggi. Altrimenti lo Stato italiano diverrà azionista della banca senese. Ma, come fare? Riorganizzazione Il Monte ha messo in atto una delle più poderose opere di riorganizzazione interna e di contenimento dei costi attuate dalla banche italiane, elevando grazie al proprio impegno il livello del tier 1 ratio di circa 200 punti base. Ha dismesso più di cento filiali. Tagliato consigli di amministrazione e collegi sindacali, eliminando 193 poltrone. Ceduto partecipate. Ottenuto da Banca d’Italia l’adozione dei modelli Advance nella valutazione del capitale ex norme di Basilea 1. Nessuno ha fatto di più in questi anni tra i grandi gruppi italiani. Ma non basta. Dall’estero viene l’esempio che dei bond governativi conviene disfarsene il più presto possibile. In Francia, Bnp-Paribas, che in Italia controlla Bnl, come gli altri istituti transalpini è stata di fatto «costretta» a sottoscrivere bond onerosi. In questo caso per 5 miliardi di euro, che sono stati restituiti in 7 mesi. In Italia, il Banco Popolare ha appena concluso con successo una aumento di capitale da 2 miliardi di euro proprio per chiudere la partita con lo stato. Tagli in profondità Il lavoro del presidente Giuseppe Mussari e del direttore generale Antonio Vigni sta lasciando il segno. Ma la congiuntura non aiuta. Il titolo in Borsa non riesce a raggiungere il valore di 1 euro dal 29 ottobre 2010. Così, basta una frase mal interpretata del presidente della Fondazione Montepaschi, Gabriello Mancini, per far scivolare il corso dell’azione attualizzando scenari prematuri. Il Monte per ora assicura che non farà aumenti: conta di sfruttare al meglio i prossimi 28 mesi e di continuare sulla via delle dismissioni e delle razionalizzazioni. Inoltre, dicono a Rocca Salimbeni, le banche italiane soffrono di una prospettiva sbagliata. Nel computo degli interessi solo 30 basis points sono fiscalmente deducibili. Se le prospettive macro cambieranno i conti beneficeranno di un effetto leva. Alleggerita la struttura, il Monte potrebbe ora dare un futuro diverso a Consum. it , la società che si occupa di credito al consumo. L’idea è quella di una alleanza strategica: è già stato dato mandato a Jp Morgan di individuare il partner. Per il resto a Siena tengono duro e si consolano con i report. Centrobanca fissa il target price a 1,18 euro. Citi a 0,95 euro, ma con indice di redditività del capitale proprio (Roe) al 6,3%quest’anno contro il 3,5%nel 2010. Hsbc fissa l’obiettivo di prezzo a 1,1 euro e sintetizza con un overweight il suo ottimismo sul titolo.

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