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Tremonti: crisi europea, inutile accelerare le misure

di Mario Sensini

ROMA— Allineati e coperti. Al ministero dell’Economia, alla vigilia di un temibilissimo venerdì, si respira aria pesante. La speranza di arginare i mercati che attaccano Italia e Spagna e sfidano Belgio e Francia, puntando in realtà all’euro, riposta nella Bce, è andata delusa, almeno a giudicare dalla reazione delle Borse. E in queste condizioni, sul piano interno— continua a ripetere il ministro dell’Economia — c’è ben poco che il governo possa fare. Nessuno, al Tesoro, prende in seria considerazione l’ipotesi di anticipare o rafforzare la manovra di risanamento dei conti. C’è il rischio, si dice addirittura, che una simile mossa sia controproducente. Sul 2011 e sul 2012 pesa la manovra da 25 miliardi decisa l’anno scorso e caricare su questi due anni altri tagli di spesa pubblica, e quindi una manovra ancor più recessiva, rischia di bruciare le già debolissime prospettive di crescita dell’economia. Le indicazioni sono quelle di seguire e verificare con la massima cura possibile l’attuazione delle misure già previste. I risultati attesi devono essere blindati, ma all’orizzonte non ci sono altri interventi. Oltre che controproducenti, si fa intendere al Tesoro, rischiano di essere pure inutili, visto che gli 80 miliardi della maximanovra triennale sono stati macinati dai mercati nell’arco di appena due settimane. Nella speranza che non accada, a Via XX settembre ci si attrezza per fronteggiare il peggio. Tremonti ha avuto ieri nuovi contatti con i ministri delle Finanze di Francia e Germania, con il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, con il commissario Ue, Olli Rehn. Il ministro sollecita un sussulto dell’Europa, ma nonostante la preoccupazione di Roma e Madrid, e il crescente nervosismo dei francesi, che vedono il loro spread volare verso i 100 punti base, i tedeschi frenano e la Bce non asseconda. Così al Tesoro si lavora per assicurare almeno una rete di tenuta nazionale. Sarebbero state contattate le principali banche commerciali, tenendo sempre un canale aperto con la Banca d’Italia e il Quirinale. E si fanno i debiti scongiuri, sperando che oggi non debba esser ricordato come un altro venerdì nero.

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