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Tremonti all’Europa: deroghe per crescere

di Enrico Marro

ROMA — La partita tra l’Italia e l’Europa sulla modifica del Patto di stabilità è aperta e il governo è deciso a far valere le sue ragioni: nessuna manovra per ridurre il debito ci verrà imposta da Bruxelles, quindi. Lo ha detto ieri il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, intervenendo alla scuola di politica del Pd, invitato da Walter Veltroni, in occasione della presentazione del libro di Innocenzo Cipolletta «Banchieri, politici e militari» . Innanzitutto Tremonti ha sottolineato che per modificare il Patto ci vuole l’unanimità, cioè il voto favorevole di tutti i Paesi Ue. Poi che qualsiasi cambiamento scatterà dal 2015. Infine, che l’Italia «non può accettare la lezione di chi ha grandi problemi con le banche ma vuole spostare l’attenzione sui Paesi col debito pubblico alto» . Tremonti ha ripetuto quello che ha già detto ai colleghi nelle riunioni informali dell’Eurogruppo: «La crisi è stata causata dalla finanza privata e quindi occorre vigiliare su questa. Poi siamo per una rigorosa disciplina della finanza pubblica, ma considerando anche il contesto, per esempio la struttura del risparmio privato» , che in Italia è molto elevato. L’Italia rivendica anche parità di trattamento con la Germania, la cui crescita economica è stata aiutata da «una enorme quantità di deroghe» alle normative sulla concorrenza. Bene: l’Italia «che è l’unico Paese in Europa con una economia duale» chiederà analoghe deroghe per spingere la crescita del Mezzogiorno. Il solo Nord, dice Tremonti, «per Pil e per patrimonio, è l’area più ricca del mondo e insieme con il Centro è un’area ricca quanto la Francia» . Il problema è il Sud e «siccome non vogliamo che il Paese sia diviso, è nostro interesse che la questione meridionale sia una questione nazionale» . La ricetta del ministro per il Mezzogiorno prevede un maggior ruolo del governo centrale perché «le Regioni del Sud non ragionano come quelle del Nord in termini di sistema» , ma inseguono i loro piccoli interessi. Ci vogliono le deroghe perché, per esempio, «non si può fare la Salerno-Reggio Calabria coi bandi europei, gli appalti e i subappalti e poi arriva la criminalità organizzata. Pensare che il mercato possa funzionare in Calabria è un’ipotesi da ridimensionare. Lì ci vuole lo Stato» . Un’impostazione che non è in contraddizione col federalismo, che «al Sud deve seguire un criterio diverso dal Nord, quello della regia dello Stato con le Regioni» . Di tutto questo, in mattinata, il ministro aveva parlato anche con alcuni colleghi ministri (Lavoro, Infrastrutture, Sviluppo) per impostare il Patto per la crescita che presenterà a Bruxelles in aprile. 

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