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Tregua, Unicredit torna a correre

di Paola Pica

MILANO — Macché russi e cinesi, i primi a muovere su Unicredit sarebbero stati a sorpresa gli europei: investitori della vicina Germania, ma anche della Francia e poi fondi targati Uk, in manovra dalla City di Londra. I dati diranno nei prossimi giorni se quanto segnalato nelle sale operative ieri ha un riscontro, di certo c'è che nel secondo giorno della ricapitalizzazione più impegnativa nella storia di Piazza Affari gli scambi su Unicredit sono letteralmente esplosi. Il rialzo del 6% (2,42 euro), relativamente modesto considerato il tracollo del 50% accumulato dalle azioni ordinarie nelle ultime quattro sedute, è stato accompagnato da scambi mai visti e pari al 12% del capitale sociale della banca. Il doppio rispetto a quanto passato di mano nella nerissima seduta di venerdì scorso, quasi il 50% dalla vigilia quando pure, nonostante l'ennesimo tonfo dei prezzi, si è iniziato a ipotizzare il rastrellamento.
Un'eventualità, quella della scalata, resa «abbastanza remota» dal limite statutario del 5% al possesso, ricorda il direttore generale dell'istituto di Piazza Cordusio Roberto Nicastro e tuttavia sufficientemente ragionevole ai prezzi di saldo raggiunti da un gruppo che con una capitalizzazione-paradosso di sei miliardi circa non esprime il valore delle sue principali controllate: Mediobanca, la polacca Bank Pekao e la turca Yapi Credi. Certo, tanta intensità di volumi sul circuito telematico si spiega prima di tutto con gli arbitraggi, tanto che i veri protagonisti della giornata borsistica di ieri sono stati i diritti legati alla ricapitalizzazione. Dopo il tonfo del 65% è arrivato per le opzioni il turbo rialzo dell'80% (a 0,85 euro). Durerà? Nella comunità finanziaria, come al vertice della banca, prevale la prudenza e si parla «di un primo passo positivo nella giusta direzione». Si vedrà nei prossimi giorni, anche dalle comunicazioni alla Consob sulle partecipazioni rilevanti, quanto solide sono le posizioni dei non meglio precisati investitori europei (la suddivisione dovrebbe essere al 50% tra Francia e Germania da una parte, Gran Bretagna per il resto).
Si dice che il direttore finanziario Marina Natale, ex braccio destro di Alessandro Profumo che ha firmato anche questa ricapitalizzazione come tutte le principali operazioni di finanza degli ultimi anni, sia ora sulla graticola. Lei non rompe il proverbiale riserbo, limitandosi a rendere noto l'esercizio dei diritti di opzione in suo possesso: controvalore di 21.392 euro. Pesanti sono le critiche che investono l'amministratore delegato Federico Ghizzoni, l'uomo chiamato dai soci alla guida del gruppo al posto di Profumo appena 13 mesi fa. Per il Financial Times, il banchiere piacentino «sa fin troppo bene di aver fatto un grosso errore quando ha resistito alla richiesta di aumentare il capitale a inizio 2011» allora avanzata da Bankitalia e dal ministero dell'Economia. Un testimone più pesante Ghizzoni non poteva raccoglierlo e per lui i pochi mesi che separano l'aumento di capitale dal rinnovo delle cariche, in calendario in aprile, saranno cruciali.
Anche se sarà qualche big della finanza a modificare in modo significativo gli equilibri, una delle novità emerse in queste ore è la tenuta dei «piccoli». C'è voluto tempo, per decifrare un'operazione di tale portata e di non proprio immediata comprensione, però il risparmio privato — sollecitato da una campagna a tappeto — è in campo nella partita per la seconda banca italiana. Non da ieri, se è vero che negli ultimi dodici mesi la presenza del «retail» nel capitale è balzata dal 16 al 22%. Una quota che già oggi supera di slancio quella che fa capo ai soci stabili italiani più Allianz (previsti al12-13% post aumento) e che avvicina l'assetto azionario di Unicredit di altri gruppi europei del credito, da Santander all'Agricole a Bnp.
E mentre le associazioni dei risparmiatori minacciano rappresaglia sulla disastrosa caduta del titolo, la Consob procede con i suoi accertamenti. Un'indagine allargata all'operatività dei soci strategici, mentre sotto la lente ci sono già le variazioni delle partecipazioni rilevanti.
 

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