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Tregua sul credito, per gli istituti «rimbalzo» corale

Banche, banche, banche. Nel bene e nel male. Sono loro, non solo in Italia ma in tutta Europa, le protagoniste di Borsa in questo avvio d’anno mai così tumultuoso. Dopo le violente e intensissime cadute delle settimane scorse, da venerdì scorso, qualcosa è cambiato. Due sedute, compresa quella di oggi, in cui le banche un po’ ovunque sono risalite con vigore. L’indice Stoxx bancario europeo è salito lunedì del 3,46% coinvolgendo pressochè tutti i componenti del paniere. Solo i due big tedeschi Deutsche Bank e Commerzbank sono rimasti a guardare con chiusure per entrambe in territorio lievemente negativo. Tra gli exploit positivi di ieri spicca senza dubbio il sonoro +10% della Popolare dell’Emilia Romagna che bissa il rialzo di venerdì portando il saldo in sole due sedute a +22,8%. Ed è volato anche il Banco Popolare (+7,3% ieri e +19,6% con venerdì compreso) così come la Popolare di Milano (+14,5% in due sedute). Del resto le due banche da quando sono promesse spose hanno andamenti che viaggiano in parallelo.
Ma forse per dare l’idea di come il rimbalzo sia davvero corale c’è la performance di Mps che con il suo +9,2% dice che, per ora, sembra scattata una tregua dell’ondata ribassista sull’intero comparto. A maggior ragione della tesi, per la quale si tratta verosimilmente di un potente rimbalzo tecnico per le banche dopo la sfuriata ribassista ci sono le performance di due banche greche. Ieri protagoniste di un violento strappo all’insù sono state Eurobank e Alpha Bank. Le due banche elleniche sono state i migliori titoli dello Stoxx 600 con un rialzo rispettivamente del 30 e del 21% nella seduta. Peccato che nulla sia cambiato nei fondamentali agonizzanti delle due banche che infatti pur con il rimbalzone di ieri valgono oltre il 90% in meno di quello che valevano un anno fa. Rialzo collettivo quindi senza troppi distinguo che ha più il sapore di forti ricoperture di venditori allo scoperto che per intere settimane hanno inondato di carta bancaria le borse di tutta Europa, che di una ritrovata verve sui bancari. È davvero prematura a questo punto la bussola di due sole sedute di riscatto per capire se davvero il vento per le banche in Borsa sia cambiato profondamente, rispetto al clima cupo di inizio anno. Certo hanno rassicurato ieri le parole di Draghi sulla ferma volontà della Bce di agire a marzo qualora necessario. Il presidente dell’Eurotower ha anche sottolineato come la situazione delle banche sia ora ben diversa rispetto agli anni peggiori della crisi e ha precisato che non vi è stato alcun contatto con le autorità italiane per quanto riguarda i non-performing loans, cioè i crediti deteriorati in pancia alle banche italiane che valgono a livello lordo 350 miliardi di euro, il 17% degli impieghi dell’intero sistema. Per le banche italiane la questione delle sofferenze continua a essere il fattore fondamentale di destabilizzazione, anche se pare, con i rimbalzi di queste sedute, che il tema si sia ridimensionato. Certo resta un problema oggettivo di fondo: lo smaltimento delle sofferenze terrà compressa la redditività del sistema bancario italiano per lungo tempo. Non solo in termini di continui accantonamenti e rettifiche, ma anche in termini di future minusvalenze legate ai prezzi di cessione dei crediti malati agli operatori specializzati. Il mercato tende a non vedere che il forte impatto delle rettifiche e delle perdite sui crediti malati si è ammorbidito l’anno scorso. Pressochè tutte le banche (con l’eccezione di Vicenza e di Veneto Banca) hanno chiuso in utile il 2015 con un dato aggregato di circa 5 miliardi di profitti contro i 50 miliardi di perdite dei 4 anni consecutivi precedenti. Non solo, ma il tasso di cumulo delle sofferenze si sta riducendo. Fattori positivi che potranno sostenere i recuperi sul listino quando la sfuriata ribassista avrà abbassato i toni.

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