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Tregua sui listini, ma il BTp soffre in asta

Dopo due giornate di altissima tensione su Borsa e titoli di Stato arriva il tanto atteso rimbalzo. Piazza Affari, reduce da un tonfo del 13% registrato nelle ultime tre settimane, ieri ha recuperato il 2,09% mentre i rendimenti dei titoli di Stato sono crollati rispetto ai picchi toccati venerdì. Il tasso del BTp a due anni, che martedì aveva sfondato la soglia del 2,70% è sceso all’1,75 per cento. Il rendimento dei BTp a 10 anni, che martedì aveva toccato un picco massimo al 3,4%, ieri è sceso sotto la soglia critica del 3% chiudendo gli scambi al 2,9 per cento. Lo spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi che martedì era volato a quota 320 ieri è sceso a 254 punti base.
Asta BTp in chiaroscuro
Difficile dire quanto a lungo potrà durare la tregua in un contesto politico che resta di massima incertezza. L’impatto delle tensioni di questi giorni intanto inizia a farsi sentire sul costo di rifinanziamento del debito pubblico italiano. Ieri era in programma l’asta più importante di titoli a lunga scadenza. Un collocamento che è andato in porto ma con rendimenti in netto rialzo rispetto all’analoga asta di aprile, sulla scia dell’impennata che si è vista sui mercati secondari, e con un ammontare al di sotto del massimo preventivato. Ad aprile i BTp decennali erano stati collocati a un rendimento dell’1,7% ieri il Tesoro ha dovuto concedere il 3% ai sottoscrittori. Un rendimento che, benché molto elevato rispetto alla media delle ultime aste, non è stato sufficiente ad attrarre le sottoscrizioni di tutti i partecipanti all’asta costringendo così il Tesoro a piazzarne per un ammontare inferiore al massimo previsto alla vigilia. La forchetta oscillava tra un minimo di 1,5 miliardi e 2,250 ma alla fine ne sono stati piazzati per un controvalore di 1,821.
Meglio è andata per il BTp a 5 anni per cui è stato piazzato il massimo ammontare previsto: 1,75 miliardi di euro. Il rendimento anche in questo caso ha riflesso le tensioni di questi giorni. Un mese fa per collocare il titolo a cinque anni il Tesoro dovette offrire lo 0,56% ieri il tasso è stato del 2,32 per cento. Il più alto da febbraio 2014. Stesso copione si è visto sul CcTeu con scadenza settembre 2015: ne sono stati assegnati per per 2 miliardi a un tasso del 2% (+1,77% rispetto all’asta precedente). Rispetto ad aprile è stimabile un extra costo in termini di spesa per interessi di 65 milioni di euro sulle aste di ieri. Da quando è ripartita la speculazione sul rischio Italia lo Stato ha già messo in conto una maggior spesa per interessi sul debito di 236,6 milioni di euro.
Il rischio Italexit
Nonostante Salvini e Di Maio in questi giorni abbiano più volte smentito l’esistenza di un piano per far uscire il Paese dall’euro i mercati continuano a scontare questo rischio col pretesto dei tanti segnali su questo tema mandati all’esterno dalla coalizione sovranista: dai contenuti delle varie versioni del contratto di governo (cancellazione del debito, miniBoT e procedura per un ritorno alla sovranità monetaria su tutti) per arrivare al nome dell’economista euroscettico Paolo Savona per la casella chiave del ministero dell’economia. Mossa quest’ultima che ha portato allo scontro con il Quirinale.
Faro Moody’s sulle banche
Con la situazione politica che resta al massimo dell’incertezza e la prospettiva di una lunga campagna elettorale gli investitori iniziano a farsi delle domande sul rischio contagio derivante da una possibile prolungata speculazione contro l’Italia. In questo contesto gli osservati speciali sono gli istituti di credito in quanto principali sottoscrittori del nostro debito pubblico. Ieri Moody’s ha annunciato di aver messo sotto osservazione per un possibile declassamento il rating di 12 banche (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banca Imi, Cdp, Mediobanca, Bnl, Fca Bank, Credito Emiliano, Credit Agricole-Cariparma, Cassa Centrale Raiffeisen, Invitalia e Banca del Mezzogiorno), sei utilities (Cdp Reti, Compagnia Valdostana Acque, Hera, Italgas e Terna) oltre ad Eni, Poste e Rai in conseguenza della decisione analoga presa nei giorni scorsi sul rating dell’Italia. Fra gli assicurativi sotto osservazione Allianz, mentre Generali mantiene l’outlook stabile.
Non tutti in ogni caso vedono nero. C’è chi anzi invita ad approfittare del crollo per comprare a prezzi di sconto le azioni delle banche italiane come David Herro, capo investimenti per l’azionario internazionale di Harris Associates: «Quando guardiamo alle banche europee questo è il “ground zero” della distruzione dei prezzi e questa distruzione dei prezzi non corrisponde a una distruzione di valore» ha dichiarato il gestore a Bloomberg Tv.

Andrea Franceschi

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