Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Tregua di un anno nelle fabbriche Electrolux

MILANO — È la mossa che rende agibile il campo. La partita, però, resta tutta giocare. Così può essere visto l’accordo concluso ieri a Mestre che proroga i contratti di solidarietà per un anno negli stabilimenti Electrolux di Susegana (Treviso), Solaro (Milano) e Porcia (Pordenone). In tutto 3.079 i lavoratori coinvolti. Pronti a continuare a lavorare in media sei ore al giorno al posto di otto. Electrolux approfitta così del decreto legge 34 appena varato dal governo. Quello che, oltre a facilitare contratti a termine e apprendistato, taglia i contributi per le aziende che scelgono la strada dei contratti di solidarietà. L’agevolazione sarà condizionata ad alcuni vincoli. Quali? Per conoscerli sarà necessario aspettare un decreto ministeriale ad hoc. Che ragionevolmente dovrebbe rimandare alla presenza di un accordo azienda-sindacati. L’intesa di ieri apre la strada all’incontro dell’8 aprile prossimo a Roma (data fissata da tempo, anche se ieri i sindacati, in particolare la Fiom, hanno chiesto di anticipare). L’appuntamento è cruciale. Electrolux, infatti, continua a voler chiudere la partita entro la fine di aprile. Se si vuole rispettare questa tabella di marcia di tempo ne resta poco. Cuore del confronto il piano industriale dell’azienda. Che già lo scorso febbraio aveva scoperto le carte con il sindacato: in tutto investimenti per 150 milioni. Al tavolo saranno presenti anche le quattro regioni coinvolte nella vertenza (Friuli, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto) e i ministeri dello Sviluppo e del Lavoro. Il punto è che a oggi tra azienda e sindacati non c’è accordo nemmeno sulla stima del numero degli esuberi. Secondo il sindacato si parla di 1.100 tute blu e un centinaio di impiegati su un totale di circa 5.000 addetti in Italia del settore elettrodomestici. Per il gruppo sono almeno un quarto in meno. Come è possibile? «Noi consideriamo 40 ore lavorate per ogni dipendente. Per l’azienda ogni dipendente lavora 30 ore. In pratica fanno i conti come se chi resta in azienda avesse sempre un regime di solidarietà al 25%: tre ore lavorate su quattro dell’0rario pieno», spiega Gianluca Ficco, coordinatore per la Uilm del settore elettrodomestici. Esempio: a Porcia, lo stabilimento più colpito dalla crisi, gli esuberi sono 316 per l’azienda, 450 secondo il sindacato. «Per quanto ci riguarda — continua Ficco — è arrivato il momento di andare oltre le schermaglie. Chiediamo un miglioramento del piano industriale, in particolare a Porcia e Susegana, alla luce delle nuove possibilità offerte dal governo con la decontribuzione dei contratti di solidarietà». Non trascurabile, per finire, il contributo che le regioni possono dare alla trattativa. Il Friuli Venezia Giulia è pronto a mobilitare 100 milioni. D’altra parte in un territorio con 1,2 milioni di abitanti duemila posti di lavoro pesano tanto. Ma anche le altre Regioni si stanno muovendo. A una condizione: che allo stanziamento di fondi dei contribuenti corrisponda un progetto industriale credibile.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non deve essere stato facile occupare la poltrona più alta della Bce nell’anno della peggiore pes...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Prelios Innovations e Ibl Banca (società attiva nel settore dei finanziamenti tramite cessione del ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La pandemia ha spinto le famiglie italiane a risparmiare di più. E questo perchè il lockdown e le ...

Oggi sulla stampa